Seleziona una pagina

Keyword Density

Cos'è e come funziona la densità della parola chiave

 

Keyword density cos'è

Cos’è la keyword density? È possibile calcolarla? Esiste una percentuale ottimale di keyword density? È importante ai fini dell’ottimizzazione di una pagina web? E se sì, quanto?

Se ti stai ponendo queste domande probabilmente stai cercando informazioni sulla SEO e su come ottimizzare le pagine web sui motori di ricerca. In questa pagina cercherò di chiarire il concetto di keyword density e in particolare:

  • cos’è e come si calcola,
  • perché è importante la densità della parola chiave,
  • come si è evoluto il “fattore” keyword density all’interno dell’algoritmo di Google,
  • cos’è il keyword stuffing,
  • l’utilità della densità e la sua percentuale ottimale,
  • i keyword density checker tool online per verificare il valore della densità.

Vuoi maggiori informazioni sulla keyword density? Scopri la formazione SEO di Digital Coach®!

 

Cos’è la Keyword Density e come si calcola

 

La keyword density, o densità della parola chiave, rappresenta il numero di volte in cui una parola chiave compare nel testo di una pagina di un sito web. Potrebbe essere una parola chiave esatta oppure semantica, a seconda di come il motore di ricerca interpreta la query dell’utente.

Il calcolo della sua densità è quello di una semplice percentuale: basta dividere il numero di volte in cui la parola chiave appare all’interno del testo da analizzare per il numero totale delle parole e poi moltiplicare per 100.

La formula per il calcolo della keyword density è: 

keyword density formula

 

È importante la densità di una parola chiave?

 

Per il posizionamento organico la keyword density è un concetto fondamentale. La sua importanza deriva dal fatto che può impattare sul ranking dei contenuti di un sito web sulla SERP e di conseguenza sulla visibilità organica delle pagine online. Nel corso degli anni tuttavia la considerazione della densità della keyword in ottica ranking è stata rivista attraverso il susseguirsi dei diversi aggiornamenti degli algoritmi ed è quindi utile capire l’impatto della densità della keyword a seguito di queste novità.

Quasi per tutte le domande cerchiamo risposta nel web e a risponderci è un motore di ricerca. Nel mondo questa categoria è rappresentata largamente da Google, che nel 2019 ha processato circa l’81% di richieste da parte degli utenti nel mondo (fonte: NetMarketShare). Le risposte vengono restituite dopo aver interrogato il sistema attraverso alcune parole chiave. I risultati così ottenuti vengono elencati nella cosiddetta SERP (Search Engine Result Page) secondo un ordine, a partire da quello più pertinente rispetto alle intenzioni di ricerca dell’utente. Google quindi ha il compito di individuare ed organizzare le informazioni attraverso la creazione di indici personalizzati per ciascuna keyword o keyphrase, secondo le abitudini di navigazione e la geolocalizzazione dell’utente che l’ha interrogato.

 

 

L’importanza della keyword density deriva proprio dal fatto che è uno dei fattori fondamentali per determinare la pertinenza di una pagina web alla query dell’utente ed il suo conseguente posizionamento sulla pagina dei risultati.

Densità della parola chiavePer capire dove entra in gioco la densità delle parole chiave bisogna quindi comprendere il processo alla base della restituzione dei risultati. Dato che il web è in continua espansione, per monitorare i nuovi elementi Google e gli altri motori di ricerca scansionano le pagine attraverso dei software che analizzano i contenuti della rete in modo ininterrotto e automatizzato, i c.d. crawler o spider.

Per determinare l’argomento delle pagine web questi bot si concentrano su alcuni elementi ad esempio il tag title, la meta decription e gli alt text nelle immagini, individuando le parole chiave ricorrenti contenute all’interno di questi elementi. 

Una volta compreso il contenuto archiviano le informazioni trovate in un indice. Nel momento in cui un utente effettua la ricerca di una keyword o keyphrase, Google avrà quindi già a disposizione nel sui archivio le pagine da visualizzare, ma le presenterà ordinate in una classifica (ranking) visibile nella SERP restituita secondo la loro rilevanza rispetto alla richiesta dell’utente. Per stabilire la pertinenza Google e gli altri motori di ricerca utilizzano un algoritmo che determina i fattori da prendere in considerazione. Di fatto nessuno conosce la “ricetta magica” contenuta negli algoritmi di posizionamento: per quanto siano più o meno noti fattori e metriche, è più difficile individuare la correlazione tra di loro.

Va da sé che migliore sarà il posizionamento tra i risultati di ricerca, migliore sarà la visibilità del brand o del contenuto pubblicato. Per un’azienda questo può tradursi ad esempio in una più facile generazione di lead e contatti da convertire in clienti. L’ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO, Search Engine Optimization) si occupa proprio di questo: far arrivare i contenuti nelle prime posizioni dei risultati di ricerca anche, ma non solo, attraverso una densità ottimale della keyword.

 

Test SEO Specialist

 

L’evoluzione del “fattore” keyword density nell’algoritmo di Google

 

Dunque la keyword density ha da sempre rappresentato un elemento fondamentale per l’individuazione da parte del motore di ricerca dell’argomento del contenuto online, la sua pertinenza alla query dell’utente ed il conseguente ranking. Tuttavia nel corso del tempo il meccanismo originario dell’algoritmo di posizionamento di Google ha consentito il proliferare di tecniche SEO che riuscivano ad alterare il posizionamento sulla SERP: queste pratiche vengono comunemente chiamate in gergo black hat (cappello nero) dalla classica rappresentazione dei “cattivi” nei film western che erano sempre rappresentati con il cappello scuro in contrapposizione ai “buoni” con il cappello bianco.

Ciò ha portato Google, a partire dal 2011, a limitare queste pratiche rilasciando un aggiornamento all’algoritmo di ranking chiamato Panda Update per eliminare dalle SERP i siti di scarso valore qualitativo che avevano il solo obiettivo di generare traffico per fini commerciali e di posizionamento. Come afferma Google nel Webmaster Central Blog per meglio specificare le evoluzioni apportate da Panda:

“Negli ultimi mesi ci siamo concentrati in particolare sull’aiutare le persone a trovare siti di alta qualità nei risultati di ricerca di Google. […] I nostri algoritmi di qualità del sito hanno lo scopo di aiutare le persone a trovare siti “di alta qualità” riducendo la classifica dei contenuti di bassa qualità. […] Di seguito sono riportate alcune domande che è possibile utilizzare per valutare la “qualità” di una pagina o di un articolo. […] Un altro consiglio specifico che abbiamo offerto è che i contenuti di bassa qualità in alcune parti di un sito Web possono influire sul posizionamento dell’intero sito, dunque, rimuovendo le pagine di bassa qualità, unendo o migliorando il contenuto delle singole pagine superficiali in pagine più utili, o spostando pagine di bassa qualità in un dominio diverso, potrebbe eventualmente aiutare a classificare i tuoi contenuti di qualità superiore.”

L’aggiornamento Panda ha colpito, tra gli altri, siti con troppa pubblicità e poco contenuto, contenuti duplicati, siti lenti e pagine sovraottimizzate, create cioè appositamente per forzare il loro posizionamento in SERP attraverso una ridondanza della parola principale. Ha penalizzato quindi una pratica che si era diffusa tra i webmaster che consisteva proprio nella ripetizione esagerata della keyword all’interno del testo della pagina web da risultare innaturale in fase di lettura: il keyword stuffing.

 

Keyword stuffing: l’ambiguità della keyword density

 

Keyword stuffing significa letteralmente “ripieno di parola chiave” e consiste proprio nel sovraccaricare il contenuto web di parole chiave nel tentativo di forzare il posizionamento di un sito nella SERP. Dopo l’avvento dell’aggiornamento Panda di Google lo stuffing rappresenta però uno degli espedienti che rischia di compromettere seriamente l’esperienza di lettura dell’utente e di conseguenza pure il fine ultimo di ogni motore di ricerca che è quello di rispondere alle richieste dell’utente nel modo più rapido e pertinente possibile. Insomma oggi una densità eccessiva della parola chiave potrebbe rivelarsi una tecnica controproducente.

 

Esiste una densità ottimale delle parole chiave?

 

Non esistono regole chiaramente definite per identificare una keyword density ottimale. Non ci sono studi o statistiche specifiche su cui fare affidamento per individuare una densità ottimale della keyword. Neanche Google fornisce delle linee guida che dicano esattamente quante parole chiave dovrebbe contenere una pagina web. Tuttavia, a seguito dell’aggiornamento Panda i webmaster di Google hanno fornito alcune delucidazioni sul relativo canale YouTube.

“Se utilizzi una keyword una o due volte in una determinata pagina, la aiuterai ad essere presa in considerazione per i posizionamenti corrispondenti. Tuttavia, usarla sette o otto volte non porterà alcun effetto positivo. […] Rifletti sulla keyword per la quale desideri posizionarti e cerca d’integrarla nel testo in modo naturale. […] Accertati di utilizzare la keyword giusta e che il testo appaia naturale, e sarai già sulla strada giusta.”

In sintesi non esiste una percentuale ottimale. Ci sono tuttavia delle regole di “buon senso” che possono aiutare ad ottenere un buon posizionamento. È sicuramente da evitare la ridondanza di keyword (stuffing) ed è sicuramente importante inserire le parole chiave nei posti giusti quali: tag title, meglio se all’inizio del titolo, heading (H1, H2, H3, …), URL, meta description, attributi ALT per le immagini, contenuto testuale, meglio se nella parte alta della pagina o dell’articolo. 

Sarebbe infine utile seguire questi suggerimenti per la redazione di contenuti web: utilizzare correttamente la teoria di long tail, cioè utilizzare parole chiave generiche ad alto contenuto di ricerca ai fini del posizionamento e parole chiave a catena lunga ai fini della conversione, non focalizzarci sulla ripetizione della keyword, dare priorità all’intenzione dell’utente piuttosto che alla densità creando testi piacevoli e scorrevoli alla lettura, scegliere titoli forti per aumentare il CTR (Click Through Rate, cioè il numero di clic in rapporto al numero di impression), creare contenuti interessanti per aumentare il tempo di permanenza sulla pagina.

 

Keyword density tool online

 

Sebbene la densità della parola chiave sia solo uno tra i più di duecento fattori determinanti per il ranking nella SERP e non ne esista una percentuale ottimale, è buona norma utilizzare degli strumenti per controllare la frequenza di utilizzo delle parole chiave, anche per evitare di incorrere nello stuffing. A tal proposito possiamo trovare tool checker online e keyword density generator gratuiti per la verifica delle keyword. Il loro funzionamento è più o meno simile e solitamente permettono l’analisi di pagine web sia attraverso l’inserimento dell’URL, se si tratta di pagine già pubblicate online, sia di porzioni di testo.

A titolo esemplificativo possiamo indicare:

  • il text analyzer di Online-Utility.org che fornisce informazioni sul numero di caratteri, parole, sillabe e frasi, la densità lessicale, la frequenza delle frasi composte da 8 parole fino ad arrivare alle parole singole e il calcolo della densità di ciascuna opzione elaborata,
  • il keyword density checker di Small SEO Tools che consente di indicare le parole chiave da analizzare e di includere nella ricerca meta tag, title e alt title. Tra i risultati otterremo un tag cloud, un box contenente le parole chiave da lui individuate con la relativa frequenza, e l’elenco delle keyword composte da una, due, tre e quattro parole con la relativa densità.

RICHIEDI MAGGIORI INFORMAZIONI

SCOPRI I CORSI SEO

Valutazione Digital Coach su Google