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GOOGLE PENGUIN

Cos'è e come funziona

Parlare di Google Penguin negli anni è diventata un abitudine quando si tratta di regole sul web. Internet permette l’accesso a tutti e chiunque può operarci sopra, ciò non significa che non ci siano delle indicazioni da seguire. È qui che entra in scena una delle funzioni dell’algoritmo di Google.

Riuscite ad immaginare un pinguino come una delle maggiori minacce che possano aggirarsi sulla rete? Una scena a dir poco comica, vero? Eppure è difficile scherzare se si pensa che questo simpatico animale è uno degli strumenti più importanti di Google per sanzionare e penalizzare i milioni di siti presenti nel web.

Sono anni ormai che Google elabora diversi algoritmi per varie finalità: migliorare l’esperienza dell’utente (Google Panda), geolocalizzare le ricerche (Google Pigeon) o addirittura rielaborare le parole di una ricerca effettuata (Google Hummingbird). Proprio per conoscere questi aspetti di Google, che gestiscono milioni di contenuti sul web, sempre più aziende e professionisti si formano e si aggiornano anche attraverso corsi per SEO Specialist.

E il nostro pinguino? Quale compito spetta a lui? Come detto poche righe prima, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio “vigile” della rete, addetto ad individuare ogni infrazione possibile.

Com’è possibile però tutto ciò? In questa pagina vedremo cos’è Google Penguin, come funziona e quali elementi dei siti web vengono penalizzati da questo algoritmo tanto temuto nel mondo SEO.

Penguin Google

 

Google Penguin cos’è

Nato nel 2012, Google Penguin è un aggiornamento dell’algoritmo generale di Google. L’obiettivo di questo aggiornamento è individuare i siti non in linea con le politiche del motore di ricerca. Se consideriamo l’importanza di essere posizionati nei primi risultati della SERP di Google, è facile anche immaginare quante persone non si facciano problemi ad utilizzare ogni mezzo a loro disposizione per ottenere questo privilegio.

Quante volte vi è capitato di trovare siti che appaiono come una risposta soddisfacente alla nostra ricerca, ma che una volta aperti risultano poveri di contenuti o totalmente distaccati dall’argomento da noi cercato? Ecco, la loro “autorevolezza” non è frutto di un valido riconoscimento da parte di Google riguardo i loro contenuti.

Quando troviamo un sito posizionato così bene, nonostante abbia dei contenuti scarsi o irrilevanti, vuol dire che al suo interno sono presenti dei “black hat“. Con questo termine ci si riferisce a tutti quegli elementi inseriti in un sito capaci di ingannare Google, il quale lo favorirà senza un motivo davvero valido per la ricerca dell’utente. Penguin ha il compito, quindi, di individuare queste tecniche scorrette e, ad esempio, penalizzare i siti che usano link non spontanei.

Piccola curiosità: il “black hat” (cappello nero) era l’elemento che contraddistingueva i cattivi nei film western. Questa figura fu poi ripresa nel mondo di internet, associandola alle pratiche scorrette applicate in rete.

 

Google Penguin come funziona

Scopriamo i meccanismi che si celano dietro l’efficienza di Google Penguin.

Black HatQuesto aggiornamento è stato programmato in maniera tale da individuare i black hat presenti in un sito, penalizzandolo e ostacolandone il posizionamento nei risultati di ricerca.

Non è un caso se il nome originale di questo aggiornamento era “Web Spam Algorithm Update”, poiché la stessa Google iniziava a rendersi conto di come scalare i risultati nella SERP stava diventando sempre più facile, grazie a tecniche di link building e altre strategie SEO indirizzate a “gonfiare” i contenuti delle pagine oltremodo.

Questi sono i motivi che hanno convinto i programmatori di Big G ad intervenire, creando uno strumento capace di rilevare la qualità falsa o scadente delle pagine presenti online.

Qui di seguito vediamo gli elementi sui quali l’algoritmo agisce da “checker” (controllore, in inglese), ovvero il link spam e il keyword stuffing.

 

Checker Link Spam

Questa tecnica è legata al mondo della link building. Si aumenta l’autorevolezza di un sito attraverso l’inserimento di varie tipologie di backlink, dal guest posting all’article marketing, per ricevere ulteriore traffico. Fino a qui tutto normale, una strategia SEO molto utilizzata per l’ottimizzazione di pagine e blog, nulla di nuovo.

Quand’è che il link building si trasforma in link spam e attira l’attenzione di Google Penguin? L’algoritmo interviene quando i backlink appartengono a siti non ottimi o già penalizzati. Ci si troverà di fronte a link collegati a dei contenuti poveri o che non c’entrano nulla con la ricerca in questione.

 

Checker Keyword Stuffing

Il keyword stuffing consiste nella costante ed esagerata ripetizione di una keyword o long tail keyword, strategia che costringerà il Google Penguin Algorithm a favorirne la posizione nei risultati in SERP.

Questo black hat è facilmente riscontrabile anche nei professionisti SEO alle prime armi, anche se in maniera del tutto involontaria. Creare i contenuti non è sempre facile, soprattutto quando si tratta di farli risultare pertinenti con l’argomento e soddisfacenti per il motore di ricerca allo stesso tempo.

Da questa considerazione segue che una buona preparazione non solo nel SEO Copywriting, ma sul mondo SEO in generale, è doverosa se si vogliono evitare spiacevoli inconvenienti legati alle penalizzazioni.

 

Se ti interessa approfondire l’argomento ecco qui un e-book gratuito:

 

 

Penguin Penalty

Google Penguin Penalty cosa comporta

Abbiamo visto le cause per le quali Google Penguin interviene a sanzionare un sito web. Ora è il turno degli effetti provocati da tale sanzione. Essere penalizzati comporta una serie di conseguenze rilevanti non solo per il posizionamento di una pagina, ma anche per il traffico organico e la struttura della pagina stessa.

Vediamo quindi cosa si perde in ottica SEO e, eventualmente, come poter rimediare.

 

Penalizzazione nella SEO

Un professionista SEO teme gli effetti di Google Penguin poiché vanno ad incidere sulla qualità del proprio sito. Quest’ultimo, oltre essere de-indicizzato dal motore di ricerca, subisce una perdita anche a livello di traffico organico. Ciò comporta meno visibilità nei risultati di ricerca e una scomparsa, a livello di efficacia, di svariate parole chiavi.

Questi provvedimenti rappresentano la funzione anti-spam che Penguin ha sulla rete, prendendo di mira tutti quei siti non adatti e slegati dai contenuti davvero utili per gli utenti e le loro ricerche.

A volte queste sanzioni arrivano anche per una scarsa attenzione a dei particolari minimi, ma che Google considera “indigesti”. Oltre i già citati keyword stuffing e link spam, eccone altri da evitare:

  • link nascosti dentro parti di testo o immagini al solo fine di manipolare il ranking;
  • il cosiddetto “cloacking“, strategia utilizzata per far visualizzare al motore di ricerca un contenuto diverso da quello che effettivamente visualizzano gli utenti;
  • siti satellite, cioè siti creati appositamente per metterci dentro dei link della pagina principale con relativo contenuto, solo per aumentarne il peso.

 

Come rimediare ad una penalizzazione

Cosa fare una volta che si riceve una penalizzazione? Iniziamo col dire che, fortunatamente, esistono vari tool per individuare una sanzione applicata da Google Penguin.

Per rilevare le parti di sito penalizzate è necessario l’utilizzo di un link audit, eseguito attraverso vari tool presenti online (Google Search Console e SemRush, solo per citarne alcuni). Questa manovra consentirà di scovare gli elementi “incriminati”, dando la possibilità di comprendere i motivi della penalizzazione.

Una volta chiarito il perché della segnalazione, bisogna recuperare la “fiducia” di Google. Evitare tutti i link spam verso il proprio sito è una delle prime cose da fare, insieme ad una richiesta di riconsiderazione mandata attraverso Google Search Console.

Queste situazioni si possono prevenire con l’utilizzo di un SEO Audit, strumento utile per controllare contenuti “danneggiati” e da rimuovere. Non bisogna dimenticarsi, inoltre, di monitorare lo spam generato sul proprio sito dagli utenti stessi.

 

Credi di avere già abbastanza competenze sul mondo SEO e i suoi molteplici aspetti? Puoi verificarlo con un rapido test qui di seguito, ti basterà pochissimo per compilarlo. 

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Google Penguin Update

Trattandosi di un programma che incide direttamente sui milioni di siti in rete, Penguin ha subito in meno di un decennio moltissimi refresh. Ad oggi l’ultimo aggiornamento dei dati risale al Google Penguin Update 2019. Spesso non si tratta solamente di semplici aggiornamenti di dati, ma di veri e propri update riguardo alcune funzioni. Qui di seguito ripercorriamo la storia dell’algoritmo, dal suo sviluppo fino alla versione 4.0.

Penguin nel tempo

2012: Welcome, Google Penguin Algorithm

Il 2012 vede la creazione del Google Penguin Algorithm, il quale verrà aggiornato altre due volte durante l’anno. Il suo impatto è ancora molto modesto, ben sotto l’1% per quanto riguarda le query in lingua inglese, spagnola e italiana.

 

2013: Anti-Spam sempre più efficace

Con Google Penguin 2.0 l’impatto sulle query aumenta esponenzialmente, arrivando sopra il 2%, segno che la funzione anti-spam acquisisce man mano un ruolo sempre più rilevante sulla rete.

 

2014: Everflux

È il 2014 l’anno dove l’algoritmo subisce i refresh più innovativi.

Viene rilasciato Google Penguin 3.0, con delle novità davvero interessanti. Questa versione non si limita alla solita funzione anti-spam, bensì aiuta a far riguadagnare posizioni in SERP ai siti penalizzati in precedenza, ovviamente ripuliti. Viene sviluppata anche la versione “Everflux”, la quale comporta una continua ottimizzazione dell’algoritmo in maniera tale che si possa constatare più velocemente la qualità dei siti.

 

2016: Google Penguin 4.0

Gli ultimi importanti aggiornamenti risalgono al 2016. Quest’anno rappresenta una svolta importante per il ruolo di Penguin.

Oltre all’integrazione in Google Hummingbird (come già menzionato prima, l’algoritmo principale di Google), la vera novità riguarda le tempistiche di valutazione dei siti da parte dell’algoritmo.

Se prima, infatti, l’analisi dei siti procedeva a dei ritmi programmati, la versione 4.0 permette a Penguin di valutare le pagine in real time. Questo è, ovviamente, un ulteriore garanzia riguardo i posizionamenti nella SERP, poiché i siti di scarsa qualità e non meritevoli di scalare i risultati di Google saranno subito penalizzati, senza far passare del tempo. 

 

Google Penguin e Google Panda

Concludiamo con un confronto tra Google Penguin e Google Panda. Se del primo abbiamo visto praticamente tutto, è doveroso menzionare Google Panda, poiché spesso capita di far confusione riguardo le loro funzioni.

Penguin si occupa delle strategie di link building scorrette, basate su spam e keyword stuffing. Google Panda nasce per valutare i contenuti delle pagine. Non siamo di fronte ad una semplice valutazione dipendente dalla quantità di informazioni elencate.

Panda sa analizzare una pagina e valutare l’efficacia comunicativa e grammaticale dei testi presenti, nonché il “peso” dei contenuti stessi, i quali non devono influire negativamente sulla velocità di caricamento di un sito. Sia Penguin che Panda, insieme ad Hummingbird, sono ormai da quasi un decennio presenti nell’algoritmo generale di Google, il quale ha ormai integrato gli aggiornamenti.

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