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SECONDO COLLOQUIO DI LAVORO

Come affrontarlo e prepararsi efficacemente

Hai inviato il curriculum, sei stato chiamato per un primo colloquio di lavoro e in conclusione ti hanno salutato con la classica frase “le faremo sapere”. Poi ti hanno richiamato e qualcosa te l’hanno fatto davvero sapere: il recruiter vorrebbe incontrarti per un secondo incontro.
Come? Hai l’ansia perché è la prima volta che affronti un secondo colloquio di lavoro? Oppure ne hai già fatti alcuni in passato ma ahimè, non ne hai un bel ricordo?
Niente panico: in questo articolo ti daremo consigli pratici per arrivare al secondo colloquio preparato, con spunti utili su come rispondere alle domande più frequenti, fare una buona (seconda) impressione e vincere la concorrenza.

 

Come affrontare il secondo colloquio di lavoro

La buona riuscita di questa seconda fase è costituita da più elementi:

  • l’approccio,
  • la verifica delle competenze specifiche,
  • la preparazione alle domande,
  • e soprattutto la tua capacità di valorizzarti di fronte ai recruiter.

Tecnicamente si parla di Personal Branding, ossia l’arte di riuscire a vendere se stessi, creare un’identità riconoscibile, differente e attrattiva per gli altri (in questo caso, le temute HR).
Una tecnica indispensabile durante la ricerca di lavoro, su cui abbiamo concentrato un intero percorso formativo: il Corso Personal Branding.

Sapere come promuoversi e valorizzare le proprie competenze durante un colloquio è l’abilità più importante e purtroppo più sottovalutata da chi si affaccia sul mondo del lavoro.

Scrivere un buon curriculum è fondamentale e probabilmente il tuo è molto buono se sei stato richiamato per un secondo colloquio. Ma ora la differenza tra te e un altro candidato, a parità di curriculum, si giocherà proprio su quanto riuscirai a essere convincente nel presentarti come il miglior candidato possibile per quella posizione.

Partiamo dall’approccio: quali sono le cose da non fare per dare una buona impressione di fronte ai recruiter?

 

Secondo colloquio: 3 errori da non fare

 

secondo colloquio di lavoroPartire con il piede giusto è fondamentale per evitare di inimicarsi la commissione incaricata alla selezione fin da subito. Ecco i 3 errori più comuni durante la preparazione a un secondo colloquio di lavoro

 

Pensare che il posto sia già tuo

Innanzitutto congratulati con te stesso per aver ottenuto un secondo incontro: non è da tutti e puoi legittimamente nutrire delle speranze in più di ottenere il posto rispetto ad altri.

 

Ma ora è il momento di brillare in mezzo a tanti altri candidati senza pensare di avere già il ruolo in tasca.

Un secondo colloquio è un’occasione d’oro che non capita a tutti, ma proprio per questo sarebbe un peccato perderla solo per una superficiale presunzione, giusto? Quindi: motivazione alta, ma non dimenticarti di dimostrarti umile!

 

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Non aspettarsi un volto nuovo

A volte ti capiterà che lo stesso recruiter decida di fissare un secondo colloquio di lavoro con te per affrontare alcune questioni che non sono emerse nel primo incontro, ma non è sempre così.

Può capitare invece che la seconda volta sarà uno psicologo, il responsabile di reparto o addirittura il direttore generale a voler conoscerti prima dell’eventuale assunzione. In questo caso aspettati domande più tecniche rispetto alle tue competenze: il colloquio tecnico mira a verificare che tu abbia davvero i requisiti specifici per ricoprire la posizione per la quale ti sei candidato. Potresti anche essere sottoposto a un test psico-attitudinale nel caso di un secondo incontro con lo psicologo.

Raccogliere informazioni sugli interlocutori è fondamentale: cerca di scoprire dal tuo referente chi saranno o almeno il loro ruolo all’interno dell’azienda, in modo da personalizzare il più possibile le tue risposte.

 

Dimenticarsi del primo colloquio

Nel secondo incontro non ti rifaranno certo le stesse domande, giusto? È allora determinante in questa fase ripensare al primo incontro conoscitivo, alle questioni che sono emerse e alle domande che invece non sono state fatte. 

Questo ti permetterà di giocare in anticipo e immaginare su cosa verterà questa seconda fase: la prima volta si sono concentrati sulle tue esperienze passate? Stavolta potrebbero voler scavare a fondo con domande più tecniche o al contrario discutere con te dei tuoi obiettivi futuri. Non escludere nulla a priori e preparati una lista di domande ipotetiche che potrebbero emergere. Oltretutto un lavoro di preparazione di questo tipo ti aiuterà molto nella gestione dell’ansia. 

 

Quali domande aspettarsi dal secondo colloquio di lavoro

Dopo una scrematura iniziale dei requisiti da parte delle Risorse Umane, l’obiettivo del tuo interlocutore durante il secondo colloquio sarà quello di chiarire ogni dubbio e capire se sei davvero tu il candidato migliore per quella specifica posizione.

Saper valorizzare la propria identità professionale è fondamentale per rispondere alle domande più frequenti di un secondo incontro. Vediamo come:

 

Quali sono i tuoi punti di forza e di debolezza?

Una domanda insidiosa che si slega dalle competenze tecniche e mira a inquadrarti dal punto di vista umano. Per eccellere ed essere felici sul lavoro, è fondamentale scegliere un percorso che sia il più in linea possibile con le proprie attitudini e motivazioni; ciò che il selezionatore sta cercando di capire in questo momento è se sei davvero tagliato per quel ruolo dal punto di vista psico-attitudinale.

Se desideri riqualificarti nel digitale ma non sai ancora qual è il percorso più adatto alla tua personalità, questo test potrebbe aiutarti a schiarirti le idee.

 

test professioni digitali

 

A questo tipo di domanda rispondi sinceramente, portando magari un esempio concreto di come hai gestito una particolare situazione in passato. Vale la regola del “show, don’t tell “, dimostra le tue qualità raccontando una storia che le esemplifichi.

Non limitarti a dire “lavoro bene in team”; piuttosto racconta di quella volta in cui hai lavorato per quel progetto con un team di colleghi, gestendo molto bene lo stress e contribuendo a mantenere un’atmosfera distesa. Una storia ben raccontata dice più di mille aggettivi generici e ti permetterà di differenziarti rispetto agli altri agli occhi del selezionatore.

 

Perché vorresti lavorare nella nostra azienda?

Una classica domanda che permette al selezionatore di testare il tuo livello di interesse per il ruolo offerto e l’azienda.
Per rispondere è utile essere molto aggiornati su tutto l’ambiente aziendale: la sua storia, il settore nel quale opera, i suoi valori, qual è la sua mission. Tutte informazioni che si possono facilmente reperire con una ricerca sul sito, leggendo le news o il blog aziendale, o seguendo su Linkedin i dipendenti.

Il consiglio è di aggiungere sempre un tocco personale: potresti rispondere riferendoti al primo incontro, ricordando con entusiasmo ciò che ti è piaciuto di più rispetto alla realtà aziendale che ti è stata presentata, e spiegando perché vorresti ottenere proprio quella posizione.

 

Come ti comporteresti in questa particolare situazione?

Dal primo colloquio sarà emerso che in linea teorica il tuo profilo è allineato con il ruolo, ma ora il recruiter vorrà saperne di più sulla tua capacità concreta di gestire determinate situazioni. Per farlo potrebbe presentarti una situazione ipotetica da risolvere; per rispondere pensa alle tue esperienze passate, a quando si è presentata una situazione simile e a come ti sei comportato.

Oppure potrebbe chiederti una dimostrazione pratica di cosa sai fare, tramite la presentazione di un tuo progetto o la richiesta del portfolio. Oggi infatti è sempre più fondamentale dimostrare in modo pratico le tue competenze rispetto ad avere pure conoscenze teoriche, soprattutto in nuovi ambiti come il digital marketing.

Se vuoi scoprire le migliori strategie per trovare lavoro nel digitale, questa mini-guida potrebbe fare al caso tuo.

 

 

 

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Implicitamente: che differenza potresti fare nella nostra azienda? L’interlocutore vuole indagare sul tuo futuro professionale per capire verso quale direzione sei orientato (se vuoi fare carriera, ad esempio) e se essa è in linea con le esigenze aziendali. Il consiglio quindi è di rispondere cercando di collegare i propri requisiti e obiettivi alle esigenze del datore di lavoro.

Solo se lo pensi davvero: dopotutto, un secondo colloquio di lavoro è un’occasione per te di approfondire le informazioni sull’azienda per cui andrai a lavorare e decidere se fa al caso tuo.

 

Consigli finali per la ricerca di lavoro

Come avrai intuito, durante un secondo colloquio di lavoro un buon 80% delle carte si gioca sul terreno del Personal Branding, ovvero sulla tua abilità di convincere il tuo interlocutore di essere il miglior candidato possibile per quella posizione. Il restante 20% è ovviamente frutto delle tue reali competenze tecniche ed esperienze passate, due elementi che in ogni caso sono già stati valutati durante la scrematura del primo colloquio.

Pensa a te stesso come al confezionamento di un prodotto da presentare sul mercato, con l’unica differenza che quel prodotto in questo caso sei TU.

 

 

Individua i tuoi punti di forza

Per iniziare, prima della promozione si deve fare un lavoro di inquadramento del prodotto: che cos’è, qual è il suo valore e in cosa si differenzia dagli altri. In questo caso dunque dovrai prendere in considerazione le tue attitudini:

  • Quali sono i miei punti di forza?
  • Esiste qualcosa per cui sono naturalmente portato?
  • Il mio carattere è più estroverso o introverso?
  • Qual è il ruolo in cui mi sentirei davvero a mio agio?
  • Quali sono i miei obiettivi futuri?
  • In che modo mi propongo di raggiungerli?

Queste sono alcune delle domande fondamentali da porsi durante questa prima fase.

 

Analizza il mercato

Il secondo step passa dall’analisi del mercato in cui ci si vuole inserire. Ecco cosa devi considerare:

  • Considerate le mie competenze e attitudini, qual è il mio mercato target?
  • È un mercato in crescita, in stallo o in declino?
  • Che valore ha il mio profilo per quel mercato?

È importante in questa fase combinare le attitudini e competenze personali con l’andamento del mercato: individuare un mercato in crescita per cui il proprio profilo professionale ha molto valore è, ovviamente, la migliore scelta possibile.

 

Promuoviti online

Secondo una ricerca di Wyser, l’80% dei recruiter digita il nome del candidato su Google dopo aver ricevuto il CV. Dunque capirai bene che curare la propria immagine online non è più un’opzione. Oggi è fondamentale gestire correttamente i propri profili social per eccellere nella ricerca di lavoro: da Linkedin a Facebook, Instagram, Twitter, Youtube.

Soprattutto Linkedin è il social perfetto da utilizzare per creare una vera e propria rete professionale: puoi entrare in contatto con persone del tuo stesso settore o raggiungere chi già lavora nell’ambito nel quale vorresti riqualificarti. 

Sapere come fare un buon lavoro di Personal Branding non solo ti aiuterà nella fase iniziale della ricerca di una posizione, ma ti permetterà di essere più sicuro di te e di valorizzare in modo efficace i tuoi punti di forza e competenze durante il primo e l’eventuale secondo incontro di lavoro.

Spero che che questo articolo possa darti degli spunti utili per affrontare al meglio una fase delicata come il secondo colloquio e…in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!

 

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