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INTERNET OF THINGS

come cambia il marketing con la domotica

Internet- of- Things

IOT: da una rete di persone ad una rete di oggetti

Come ben sappiamo, internet ha rivoluzionato la nostra vita: il modo di comunicare, interagire e socializzare; il modo di acquistare e vendere, insomma, ad oggi possiamo paragonarlo alla vastità di un oceano privo di confini. 

Alle origini non tutti vedevano con occhi positivi questo fenomeno, non si era pronti ad affrontare cambiamenti in ogni ambito e “stile di vita”. Nella società odierna internet ha preso il sopravvento, la sua importanza è diventata tale da mutare il mondo intero, portandolo ad adeguarsi ad esso. Da qui nasce l’IOT, abbreviazione di Internet of Things (internet delle cose) che rappresenta letteralmente la connessione tra oggetti reali e internet. Nonostante sia un nuovo termine, è un campo già conosciuto con la nascita di internet e del web semantico (costruito da cose concrete e non da righe in codice). Con questo neologismo si intende l’insieme di tecnologie che permettono di portare in internet qualunque tipo di oggetto, luogo o apparato, l’importante è che sia un qualcosa di concreto. Il suo scopo è di svolgere azioni, in seguito a controlli, monitoraggio e trasferimento di informazioni. I principali campi applicativi interessati all’IOT sono i seguenti:

  • Domotica
  • Robotica
  • Zootecnica
  • Agricoltura
  • Telematica                          IOT- Internet- of- Things
  • Sorveglianza
  • Reti wireless
  • Monitoraggio industriale
  • Avionica
  • Settore biomedico
  • Industria automobilistica
  • Sistemi Embedded
  • Smart city
  • Smart grid (nell’ingegneria elettrica).

Anche se tramite studi effettuati, si stima che nel 2020 si arriverà ad avere circa 26 miliardi di campi connessi a questo fenomeno. Ovviamente, anche in questa circostanza, nonostante la percentuale maggiore sia ricoperta da studiosi favorevoli a tale cambiamento (per un mondo migliore), c’è comunque una piccola parte di esperti dubbiosi al riguardo. Nel dettaglio, parlano di incertezze riguardanti la sicurezza e la privacy, con la paura di ricevere attacchi dai pirati del web o la dispersione di dati sensibili delle aziende/attività.

IOT e Blockchain 

Questi due fattori vengono considerati come il binomio perfetto alla base della trasformazione digitale. In precedenza abbiamo visto il significato dell’IOT, ora analizziamo il Blockchain, proprio per scoprire il perché di tale combinazione. 

Il Blockchain (catena di blocchi) nasce nel 2008 grazie a Satoshi Nakamoto, con l’idea di far nascere una nuova tecnologia informatica basata sul poter effettuare transazioni bancarie all’interno del web, senza dover consultare fisicamente le banche. Infatti, nel 2009, lo stesso informatico diede vita al Bitcoin, cioè la moneta elettronica, con valuta elettronica. 

Perché sono collegati IOT e Blockchain?

L’Internet of Things è in continua crescita e i suoi ecosistemi dipendono da reti di fiducia centralizzate che, se caricate in modo eccessivo, causeranno ritardi e problemi durante lo scambio di traffico e informazioni. A questo proposito si è pensato di decentralizzare le reti IOT, ma la cosa è stata bocciata in partenza, perché i dati IOT sono troppo sensibili e, con questa strategia non si era totalmente sicuri di poter garantire privacy e security. Per decentralizzarla bisognava garantire che durante gli scambi di rete, tutti i messaggi fossero protetti da una fonte attendibile e che venisse raggiunto anche il corretto destinatario. Si optò così per il Blockchain, in quanto aveva già affrontato la difficoltà riguardante il decentramento delle reti e non serviva altro, solamente adeguare i metodi di applicazione e poi il meccanismo era uguale alle transazioni finanziarie. 

Intelligenza artificiale AI e Tecnologia dell’informazione TI

Artificial Intelligence

Sono sistemi di conoscenza dati da studi di ricerca riguardanti: la somiglianza ai comportamenti umani, potendone creare degli artificiali; l’utilizzo di apparecchiature in grado di memorizzare, recuperare, mescolare e ottimizzare specifici dati di un’attività commerciale ed economica. Entrambe sono dottrine inerenti all’informatica, volte a elaborare informazioni. Il loro inizio ci fu nel 1943, quando venne studiato il primo neurone artificiale e spiegata la sua funzione. Il fine era di creare collegamenti tra i complessi modelli del cervello umano e quello artificiale, per generare delle reti neurali che potessero riprodurre e risolvere i problemi della mente biologica, semplificando il lavoro dell’uomo. In seguito, nel 1956, John McCarthy uno scienziato statunitense, diede vita ai primi termini tecnici riguardanti questi approfondimenti, facendo nascere il termine Artificial Intelligence

Effettuando ricerche e studiando queste discipline, si può notare che il grande cambiamento iniziò nel 2006, dalla Silicon Valley, dove un professore della Stanford University, iniziò lo studio di un software che potesse gestire autonomamente le diverse opinioni riguardanti l’inventiva e l’ingegno umano. A seguito di questo studio nacque, sempre nel 2006, con sede in California, Lex Machina, il software che effettua un’analisi legale, al fine di migliorare il lavoro di avvocati, giudici…

Nel 2016 un altro grande genio inventò Margin Matrix, un software in grado di compilare in pochi minuti documenti complessi che, fino a quel giorno richiedevano ore ed ore di lavoro. Negli stessi anni, a Londra, nasce Ravn, un’intelligenza artificiale che aveva la capacità di leggere un grandissimo numero di documenti in tempo reale, organizzandoli secondo il metodo di analisi richiesto.

Dai suddetti studi si cominciò a parlare di tali settori appena scoperti e di come potessero essere inseriti e applicati nei vari ambiti. Innanzitutto bisognava chiarire bene l’idea di cosa fossero, perché tutti volevano buttarsi a capofitto in questi nuovi temi, senza aver ben capito il significato e l’importanza per il business di un’azienda. Quindi, per evitare alcun tipo di errore, si può affermare che nel generico, sono abilità virtuali gestite da un sistema super-tecnologico, al fine di capire e risolvere problemi, tramite attività che di norma venivano amministrate dalla mente umana. Infatti, l’AI si basa su quattro livelli funzionali: 

  • comprensione
  • ragionamento
  • apprendimento
  • interazione (Human Machine Interaction).

La Tecnologia dell’Informazione, più nello specifico si occupa dei metodi e delle tecnologie per generare sistemi che elaborano, ricevono e trasmettono informazioni, grazie all’informatica, cioè la scienza che si dedica al trattamento dell’informazione, attraverso l’utilizzo di procedure meccanizzate (Informatica= informazione + automatica).

Come cambia il mondo con la domotica                 

                domotica e campi di applicazione

Save

La domotica è una scienza che si occupa dello studio e del miglioramento delle tecnologie riguardanti le qualità della vita all’interno della propria abitazione. Questo termine proviene dal legame di una parola latina, domus (casa) e di una greca, ticos (discipline di applicazione). La domotica viene anche chiamata “la casa intelligente” e può essere paragonata a un vestito su misura, perchè ti permette di fare tua la casa in cui vivi, seguendo le tue esigenze. Questa tecnologia si trova all’interno delle pareti, quindi non è visibile ma, come per magia, in base alle funzioni che gli vengono collegate, comanda l’intera abitazione. Nel tempo è possibile modificarla, aggiungendo o sottraendo i “servizi” che deve svolgere. Essendo connessa a uno o più dispositivi mobili, ti permette di avere la casa sempre con te, monitorarla e gestirla anche quando non sei al suo interno. Vediamo nello specifico e nel concreto cosa è in grado di gestire e cosa migliora:

  • Gestione dell’ambiente
  • Gestione degli apparecchi
  • Comunicazione e informazione
  • Sicurezza
  1. Migliora la sicurezza, perché? La si può connettere a servizi come il pronto soccorso e vigilanza; rileva incendi, allagamenti e fughe di gas; monitora, anche a distanza, telecamere e può collegare TV, telefono, tablet, videocitofono e video-sorveglianza.
  2. Riduce i costi energetici: dando la possibilità di attivare e disattivare luci, riscaldamenti, elettrodomestici…evita di generare supplementari costi energetici, dati da dimenticanze e quindi favorire il risparmio energetico, ad oggi indispensabile per l’ambiente.
  3. Semplifica la quotidianità: essendo un sistema da dover vendere a tutti i tipi di pubblico, è stato studiato proprio per semplificare e migliorare la nostra vita in ogni settore.
  4. Offre comfort: potendo gestire tutta la tua abitazione dall’esterno, ti permette di trovare al tuo ritorno un caldo tepore d’inverno e freschezza d’estate; trovare le tapparelle chiuse di sera e luci accese o spente, in base ai tuoi bisogni; accendere o spegnere la musica senza doverti alzare dal divano o letto.
  5. Investimento e non spreco di denaro: il costo maggiore è quello iniziale, per l’installazione, bisogna però mettere in conto che nel tempo porterà ad avere solo soddisfazioni e verrai anche ripagato, con la diminuzione dei costi riguardo i consumi.
  6. Futuro: la domotica è il futuro, attenzione a questa affermazione! La domotica diventerà il nostro futuro, ma non è la casa del futuro, è una casa che sfrutta le tecnologie presenti per facilitare il nostro modo di vivere e, nel tempo, verrà aggiornata con la nascita di nuove tecniche.

Le app più diffuse e conosciute sono due: Alexa e Google Home.

Quale è la strada migliore per adeguarsi a queste novità?online - business

Se si ha voglia di crescere con le proprie vendite e visibilità bisogna iniziare a trovare la giusta direzione e strategia da intraprendere. Innanzitutto, si deve accettare l’idea che la parola d’ordine per lo shopping del futuro è online. Possiamo notare che già negli ultimi anni c’è stato un notevole mutamento riguardo questa teoria e, molte mentalità hanno cambiato il modo di pensare con molta facilità. In un istante i consumatori sono diventati favorevoli nell’effettuare qualsiasi tipo di ricerca e acquisto tramite il web. I commercianti un pò meno, vedono l’e-commerce un passo troppo grande da affrontare e restano bloccati. Intanto i tempi corrono e per molti aspetti sembra che il cliente virtuale sia molto più facile “da gestire” rispetto al tradizionale che si reca in negozio.

Saranno i costi? La formazione per diventare un buon marketer?

Sfatiamo tutte queste paure che sembrano apparire maggiori rispetto a tutto quello che c’è da affrontare per questo adeguamento. 

Parliamo in un primo momento di cambiamenti che non devono essere eseguiti dalla notte al giorno, ma ponendosi degli obiettivi di medio-lungo termine, cosicché si ha tempo di metabolizzare, comprendere ed entrare nell’ottica che porterà solo vantaggi alla propria attività e reputazione.

Se si pensa che il mondo del mercato è “continuo miglioramento”, perché non cogliere l’occasione di internet e capire quali competenze digitali acquisire per la crescita lavorativa?

Iniziamo dalle basi, ovvero prendere conoscenza dei possibili canali d’interesse: avere competenze nel campo dell’advertising online e saper effettuare un’analisi dei dati.

Di seguito tengo a citare le skill e i ruoli principali da raggiungere per guadagnare punti a favore:vendere- online

  • Content Marketing: generare progetti su contenuti, al fine di comunicare con il pubblico target. Le skill inerenti possono variare dal copywriting al video making.
  • eCommerce: il maggiore canale di vendita al dettaglio online, in continua crescita e sempre più richiesto. Le skill più importanti vanno dall’analisi dei dati al social advertising.
  • Growth Hacking Marketing: una forma di marketing utilizzata maggiormente per una start up o piccola azienda, con l’obiettivo di raggiungere una crescita di business in poco tempo; le abilità per diventare un buon growth hacker sono date da un mix tra IT, creative marketing e analisi dei dati.
  • Social Media Marketing: la notorietà basata sulla gestione del/dei social con la creazione di contenuti personalizzati che diventeranno la strategia aziendale. Per diventare un buon social media manager è bene saper pianificare una strategia; avere creatività; conoscere la SEO e saper gestire una community.
  • E-mail Marketing: strategia basata sulla generazione di newsletter, proponendo al cliente contenuti rilevanti e offerte o richieste da loro “prenotate”. Le maggiori skill riguardano la gestione di liste, la creazione di un dominio personalizzato, l’impostazione di messaggi automatici e concatenati e l’integrazione con altri software.

 

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