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Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio boom dell’economia digitale e del commercio digitale, ma anche qui ci sono aziende più o meno forti.
E’ possibile individuare 5 categorie di aziende digitali in cui possono lavorare i professionisti del digitale: 

in questo video e nel relativo articolo cercheremo di valutare gli aspetti che rendono professionalmente interessanti ciascuna di esse: 

1. WEB COMPANY

Le web company sono aziende di nuova generazione nate negli ultimi 10-15 anni, il cui sviluppo è stato così celere da imporsi sulle altre aziende sotto tutti i profili. Si tratta di aziende digitali che rispondono ai nomi di Google, Facebook, Linkedin, Immobiliare.it, volagratis.it, subito.it.

La peculiarità di queste aziende digitali è l’aver fatto dell’innovazione il loro punto di forza. Dinamicità, solidità e redditività sono, infatti, le parole chiave per definire la politica di gestione e di marketing grazie alla quale oggi tali aziende digitali possono godere di questo successo. La compagine lavorativa è composta prevalentemente da giovani, ed è per questo che il lavoro che si svolge è fortemente eccitante, considerata la velocità di cambiamento e di innovazione che si vive al loro interno.

Di contro la pressione per il raggiungimento degli obiettivi aziendali fa si che la tensione lavorativa sia elevata. Per questo motivo non è semplice crescere in queste aziende digitali, a meno che non ci sia una buona dose di passione e dedizione per questo ambiente.

 

2. AZIENDE TRADIZIONALI

Le aziende tradizionali sono quelle aziende da sempre presenti nel tessuto economico italiano, che oggi vivono la necessità di innovarsi, di diventare vere e proprie aziende digitali, per poter rimanere competitive sul mercato.

Ciò che caratterizza queste aziende è, da un lato, l’esigenza di competitività e dall’altro, la difficoltà ad allontanarsi dalla tradizione in un Paese come l’Italia, ancora fortemente arretrato nel settore digitale rispetto alla media europea.

Pertanto, il professionista che intraprenderà un progetto di innovazione all’interno di queste realtà sarà considerato un piccolo “eroe” perché capace di affermarsi in un ambiente in cui tutti gli altri faticano a capire il linguaggio del digitale; d’altra parte, il suo compito sarà ancora più difficile proprio perché si troverà ad operare in ambienti poco favorevoli all’utilizzo di nuove metodologie per il proprio business.

 

3. PICCOLE E MEDIE IMPRESE

La terza categoria di aziende interessanti per i professionisti del digitale è costituita dalle piccole e medie imprese. Questa tipologia di aziende costituisce la maggior parte del tessuto imprenditoriale del nostro Paese. In queste aziende, il digitale viene visto come uno strumento diretto ad acquisire clienti, comunicare online e, in generale, a favorire le vendite online.

Queste tipologie di aziende digitali, infatti, nonostante siano di piccole dimensioni, avvertono la necessità di dover utilizzare le nuove tecnologie per poter acquisire nuovi clienti, effettuare vendite online, aprirsi ad un nuovo mercato.

Lavorare da professionista in queste aziende digitali permetterà sicuramente di imparare, di vivere in un ambiente più familiare, di avere l’opportunità di incidere sulla politica aziendale e di esprimere il proprio talento.

Ti troverai nella posizione di dover svolgere, magari da solo, molti più compiti e purtroppo ad avere minori opportunità di carriera, date le piccole dimensioni dell’azienda.

 

4. E-COMMERCE

L’e-commerce è sicuramente un contesto interessante e motivante per chi si affaccia nel mondo del lavoro digitale. Basta pensare che i dati statistici segnano una importante crescita delle vendite online in Italia nei prossimi cinque anni.

Si parla di aziende digitali estremamente innovative, in cui il digitale rappresenta il perno della vendita e in cui questo risultato di business conta più di tutto.

Il professionista che si troverà a lavorare in questa realtà avrà la possibilità di imparare e di apprendere soprattutto nel settore del web marketing. Unico lato negativo sarà la forte pressione a cui sarà sottoposto considerato l’obiettivo costante di raggiungere degli obiettivi di vendita.

 

5. START UP

L’ultima categoria delle aziende digitali è costituita dalle start up, che nell’ambito del mercato digitale costituiscono una vera e propria avventura. Si tratta di una realtà in cui realizzare la propria idea di marketing, rivolta a cambiare le dinamiche di un intero settore, determina un ambiente di lavoro fortemente motivante ed eccitante. Il rischio che bisogna considerare è che poche start up riescono a rimanere sul mercato oltre i cinque anni di attività ed a diventare vere e proprie aziende digitali.

 aziende digitali  

APPROFONDIMENTI

SULLE AZIENDE DIGITALI 

Cerchiamo di capire più nello specifico le peculiarità, le caratteristiche e i risvolti giuridici di queste nuove aziende del digitale.  

Web Company

Le web company sono aziende digitali nate nell’ultimo ventennio. A renderle imparagonabili con le altre aziende digitali è stata la velocità con cui sono state capaci di affermarsi sul mercato. Basti pensare che nell’ultimo quinquennio 2009-2014 hanno triplicato la loro dimensione aumentando più del 219,6%, contro una crescita dell’industria più a rilento (+39,4%), dato che ha permesso loro di accrescere le loro dimensioni, sia in termini di giro d’affari che di occupati. Inoltre la loro visione futuristica di pianificazione aziendale le porta ad investire maggiormente in ricerca e sviluppo a caratterizzarsi per la massiccia presenza di giovani nella loro forza lavoro. Per questi motivi, le web company hanno iniziato ad allargare i propri orizzonti e puntare all’espansione internazionale. Nell’ultimo quinquennio, le società che si occupano di Internet e software hanno tripilcato le loro dimensioni dimostrando di avere potenzialità di crescita superiori rispetto alle multinazionali tradizionali. Tra le web company è risultato in testa Microsoft con un attivo di 119,7 miliardi di euro, a seguire Google con 91,4 miliardi e, infine, Oracle con 58 miliardi.  

Aziende tradizionali e differenze dalle aziende digitali

Le aziende tradizionali rappresentano quelle realtà, da sempre presenti nel nostro tessuto economico, ma che oggi avvertono una necessità di innovazione per poter risultare competitive in un mercato sempre più digitalizzato. Per capire a fondo l’evoluzione che tali aziende stanno vivendo occorre fare un passo indietro e capire la realtà sociale ed economica in cui queste operano. Secondo il Rapporto 2015 di UnionCamere, il 40% delle imprese italiane non crede nel digitale. Per il 40% delle imprese italiane internet non serve.  Questo dato è dovuto al fatto che  il sistema produttivo italiano è ancora abbastanza arretrato, prima che dal punto di vista fisico, dal punto di vista culturale Per contrastare questa ideologia vi sono numerose realtà sul nostro territorio che tendono a favorire l’evoluzione digitale. Un esempio che merita di essere citato è la CNA Torino che in partnership con Amazon, Google, SeatPG e Registro.it, presso Toolbox, ha organizzato l’evento territoriale “Digitaly – Nuovi Strumenti per Crescere”. Digitaly è un progetto che mira a contribuire al processo di digitalizzazione delle imprese italiane attraverso una diffusa e innovativa azione di contaminazione su tutto il territorio nazionale.  Lo scopo è sensibilizzare le imprese, formarle e trasformarle per giungere all’approdo al digitale. In realtà così come sostenuto durante il Convegno e Premi – SMAU  Milano 2015, la Trasformazione Digitale delle imprese tradizionali, dal manifatturiero, al commercio e turismo fino ai servizi, è un requisito vitale per l’evoluzione e la competitività del nostro sistema paese. Nonostante l’Italia non primeggi in Europa per l’uso di Digitale, il recente dato che misura l’utilizzo delle nuove tecnologie Cloud nelle Piccole e Medie Imprese vede, a sorpresa, l’Italia al secondo posto in Europa.  

Piccole e medie imprese

Le piccole e medie imprese rappresentano la spina dorsale del sistema economico e produttivo nazionale italiano. Secondo il nostro ordinamento giuridico, è da considerarsi media una azienda che occupa meno di 250 persone e realizza un fatturato annuo che non supera i 50 milioni di euro o il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro; è definita invece piccola un’azienda che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato o un totale di bilancio annui non superiori a 10 milioni di euro. Nonostante l’Italia non primeggi in Europa per l’uso del digitale, i dati che misurano l’utilizzo delle nuove tecnologie Cloud nelle Piccole e Medie Imprese posizionano, a sorpresa, l’Italia al secondo posto in Europa. Attualmente stiamo assistendo ad una crescita delle piccole e medie aziende online. Si stanno affacciando sui mercati internazionali mostrandosi  più resistenti nei confronti delle avverse condizioni economiche rispetto alle piccole aziende offline e diventando più competitive rispetto alle grandi aziende. Ed è stata proprio la crescente evoluzione di queste aziende ad incentivare l’interesse di grandi colossi  nei riguardi dell PMI italiane. L’Italia secondo Allan Thygesen (vice president global SMB sales and operations di Google) è uno dei paesi più Pmi-centrici, ed è ricco di eccellenze produttive altamente ricercate da ogni parte del mondo. Questo ha spinto un colosso come Google a decidere di sorreggere le PMI con un aiuto digitale importante ponendosi cioè come business partner per le aziende, aiutandole nel loro percorso digitale. L’obiettivo di Google è quello di portare il “made in Italy” nel digitale, promuovendo la cultura digitale.  

E-Commerce

Cos’è una e-commerce? L’e-commerce è quella forma di commercio che realizza una determinata transazione economica, che si concretizza nell’acquisto e nella vendita di determinati beni o prodotti, tramite il sito web di un’azienda digitale. In Italia, nonostante la diffidenza del pubblico verso la possibilità di effettuare transazioni sicure su internet, nel 2014 l’e-commerce si è trasformato a tal punto da far registrare segnali di crescita invidiabili per un economia abituata a vedere il suo PIL decrescere. Infatti l’8% di crescita nel settore del commercio elettronico da un lato segna un dato sicuramente positivo nella economia nazionale. Dall’altro lato rappresenta nel panorama internazionale solo un piccolo passo visto che il mercato mondiale dell’e-commerce cresce con una media prevista per il 2014 del 20,9%, dato che lo farà arrivare a 1600 miliardi di dollari entro la fine del 2015.  

Start up innovative

Nel 2012 è entrata in vigore la Legge n. 221, conversione del Decreto conosciuto come “Decreto crescita 2.0”. Questa normativa è dedicata ad una nuova tipologia di azienda, la start up innovativa. Si tratta di società di capitali, residenti in Italia o in altro Paese membro dell’UE il cui requisito essenziale è lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. La normativa legislativa in esame prevede ampie agevolazioni fiscali, finanziamenti economici, facilitazioni nell’accesso al credito bancario, incentivi fiscali all’investimento. Condizione fondamentale per poter beneficiare di questi vantaggi è che queste vengano iscritte nell’apposita sezione speciale del Registro delle imprese riservate alle start up innovative. Qualche numero può aiutare a comprendere come queste nuove realtà economiche hanno inciso, e incidono sempre più, sulla nostra economia. A fine settembre 2015 il numero di start up innovative iscritte alla sezione speciale del Registro è pari ad un numero di 4.704. Le start up, attualmente, rappresentano lo 0,31% delle società di capitali italiane. Il loro capitale sociale è pari complessivamente a quasi 236 milioni di euro. Ai fini dell’occupazione giovanile, è opportuno ricordare che le start up a prevalenza giovanile (under 35) sono 1.122, il 23,9% del totale, una quota pari a quasi quattro volte rispetto a quella delle società di capitali con prevalenza giovanile (6,8%). Le società in cui almeno un giovane è presente nella compagine societaria ammontano ad un numero di 1.890. In valore assoluto la Lombardia è la regione che ospita il numero maggiore di start up innovative: 1.018, pari al 21,6% del totale. Seguono l’Emilia-Romagna con 541 (11,5%), il Lazio 455 (9,7%), il Veneto 360 (7,6%) e il Piemonte 326 (6,9%). In coda alla classifica, la Basilicata, il Molise e la Valle d’Aosta. In valore assoluto Milano è la provincia che ospita il numero maggiore di start up innovative, seguono Roma, Torino, Napoli e Bologna.

 
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Digital Marketing Manager Presso Digital Coach.

Sono Digital marketing manager di Digital Coach, formatore Google e consulente su tematiche di web marketing. In Digital Coach coordino l’attività di tutti i professionisti che svolgono docenza e insegno per Digital Coach e per Google discipline di Digital marketing quali Digital strategy, Inbound Marketing, SEM, Personal Branding.

Luca Papa
Digital Marketing Manager presso Digital Coach
Sono Digital marketing manager di Digital Coach, formatore Google e consulente su tematiche di web marketing. In Digital Coach coordino l'attività di tutti i professionisti che svolgono docenza e insegno per Digital Coach e per Google discipline di Digital marketing quali Digital strategy, Inbound Marketing, SEM, Personal Branding.