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Cos’è lo Smart Working? 

 

Di questi tempi se ne sente parlare molto spesso, ma cos’è  lo Smart Working? Cosa si intende con lavoro intelligente?

La caratteristica fondamentale di questa nuova modalità di lavoro è la mancanza di vincoli di orario e di spazio: il lavoratore può gestire autonomamente i propri ritmi, scegliere il luogo di lavoro e gli strumenti utilizzati. Si tratta di un modello organizzativo che si basa sul raggiungimento degli obiettivi piuttosto che sulla semplice permanenza sul posto di lavoro. Oggi le imprese di ogni tipologia si sono attivate per rendere possibili sistemi di smart working al loro interno, al fine di andare incontro alle esigenze dei lavoratori e per far fronte alle nuove necessità della nostra epoca. Le nuove possibilità garantite dal digitale e dall’online, inoltre, hanno cambiato in maniera radicale il mercato del lavoro, aprendo a nuove possibilità professionali impensabili, che si basano proprio sul lavoro a distanza. 

In questo articolo ti aiuterò a capire quali sono i principali trends e cosa cambierà nei prossimi anni; grazie ad una Certificazione Digital Marketing Specialist sei pronto ad affrontare un mondo del lavoro in continua trasformazione e che richiede nuove competenze e capacità. 

 

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Smart working: i benefici del lavoro agile

 

A livello aziendale, tra i benefici derivanti dal lavoro agile si riscontrano il miglioramento della produttività, la riduzione dei costi di gestione e dell’assenteismo. I lavoratori in smart working, dal canto loro, possono gestire meglio il proprio tempo, limitando la necessità degli spostamenti, e bilanciare in piena libertà la vita professionale con quella privata. Tutto questo impatta positivamente sul grado di motivazione e soddisfazione del lavoratore. Anche le società, oggi sempre più attente alle questioni ambientali, trovano in tale modello notevoli vantaggi tra cui una concreta riduzione delle emissioni di CO2 e del traffico, nonché un utilizzo migliore dei trasporti pubblici.

La possibilità di lavorare ovunque

 

Grazie alle opportunità dello Smart Working e dal digitale, tanti lavoratori sono riusciti a cambiare radicalmente il proprio stile di vita: con il lavoro a distanza, infatti, puoi lavorare da qualunque luogo desideri e non devi recarti ogni giorno in un ufficio.

Sempre più persone preferiscono lavorare da casa o da ovunque si trovino in giro per il mondo, condizione difficilmente compatibile con un lavoro tradizionale in azienda come dipendente.

Una conseguenza interessante dello Smart Working è la possibilità di abitare anche in cittadine più piccole e periferiche. Se per lavorare per una grande azienda era indispensabile, fino a poco fa, essere fisicamente presenti in una grande città (come Roma o Milano) oggi è possibile farlo anche vivendo in un piccoli paesi, dove, si sa, il costo della vita e degli affitti è significativamente più basso e la routine quotidiana molto meno stressante rispetto a quella di una grande metropoli.

Insomma, grazie al lavoro agile hai la possibilità di lavorare quando vuoi e dove vuoi.

 

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Da dipendenti a liberi professionisti: l’aumento delle partite IVA

 

La previsione per gli anni a venire è che ci saranno sempre più partite iva a fronte di meno lavoro dipendente. I settori che oggi richiamano più lavoro e che necessitano di figure specializzate sono quelli attinenti all’ambito digitale: parlo dell’e-commerce, dei social media, della pubblicità online, della SEO e così via.

Le professioni digitali sono sicuramente quelle che si prestano di più ad essere svolte da remoto e solitamente vengono vedono coinvolti liberi professionisti e freelance piuttosto che da lavoratori dipendenti. Una buona parte delle persone che nei prossimi anni perderà il posto di lavoro difficilmente ne cercherà un altro in un’azienda “tradizionale”, ma saranno sempre più numerosi i lavoratori che inizieranno un percorso per diventare professionisti del digitale online e che vorranno iniziare un nuovo percorso di Smart Working. 

 

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smart working e coronavirus l'italia verso il lavoro agileSmart Working: la situazione attuale

 

L’ emergenza sanitaria legata al Covid ha trasformato l’Italia in un paese digital e connected. Tutto noi abbiamo scoperto che molte attività si possono svolgere a distanza, a partire da quelle lavorative fino ad arrivare alle lezioni scolastiche e universitarie.

Assistiamo a Parrocchie che celebrano la messa in diretta su Instagram, a palestre che organizzano sessioni di training online, a enti di formazione che aprono gratuitamente l’accesso ai loro contenuti. Sono tutte risposte di un paese che si non arrende di fronte ad un momento storico difficile e che ritrova nella tecnologia lo strumento più efficace per affrontare l’isolamento forzato e sconfiggere il senso smarrimento e il rischio di alienazione. Un panorama che, come abbiamo già accennato, si sta riflettendo anche sull’organizzazione del lavoro.

Nel far fronte all’emergenza, lo Stato italiano si è infatti trovato a dover mediare tra la necessità di portare avanti l’economia e quella di implementare soluzioni in grado di limitare i contagi. Le misure prese dal governo hanno permesso di adottare fin da subito la procedura necessaria per lavorare in Smart Working nella pubblica amministrazione e nelle aziende private; in condizioni di normalità sarebbero serviti degli accordi aziendali e una procedura molto lunga e complessa. Questo ha permetto a diverse imprese di sperimentare i benefici dello Smart Working sul lavoro in termini di produttività, competitività e organizzazione.

Ci troviamo di fronte a un percorso non privo di ostacoli, sia per questioni che verranno tra breve analizzate, sia per il rischio che il passaggio allo Smart Working possa essere vissuto come forzato e legato al momento, impedendo così alle imprese di coglierne il suo effettivo valore e i suoi vantaggi, anche e soprattutto in condizioni di normalità.

 

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I lavoratori agili in Italia

 

Nonostante il concetto di Smart Working sia stato definito e regolamentato già nel 2017 dalla Legge sul Lavoro, I’Italia presenta diversi ostacoli e resistenze nel ricorrere a forme di lavoro agile. Il tessuto imprenditoriale italiano, costituito principalmente da piccole e medie imprese, si basa su una cultura che predilige un modello di organizzazione del lavoro di tipo classico, spesso anche in quelle aziende che si occupano dell’erogazione di servizi e quindi che per natura sarebbero più pronte a promuovere al loro interno progetti di Smart Working.

Allo stesso modo, anche la pubblica amministrazione appare in stallo, a differenza delle grandi aziende che per la loro struttura e il loro respiro più internazionale riescono meglio a comprendere l’importanza di adottare forme di smart working all’interno dell’organizzazione. Alle resistenze culturali e alla paura del cambiamento si somma, inoltre, una condizione di stagnazione e paralisi digitale legata a insufficienti e inadeguati investimenti che impediscono al paese di stare al passo con le continue evoluzioni tecnologiche.

smart worker lavoro agileSecondo il rapporto del DESI (Digital Economy and Society Index) del 2019, che si occupa di misurare le performance economiche degli stati membri della Comunità Europea in termini di digitalizzazione, l’Italia risulta essere 24esima in classifica, superando Polonia, Grecia, Romania e Bulgaria. Anche se rispetto al 2018 il paese ha registrato un miglioramento dell’economia digitale, se ci soffermiamo su alcuni degli indicatori che compongono l’indice totale, vedremo come l’Italia risulti essere particolarmente indietro per quanto riguarda le skill digitali. A dimostrazione di come il nostro capitale umano sia più analogico se confrontato con quello degli altri Stati europei.

Altro indicatore poco felice è quello relativo all’utilizzo di internet: la percentuale di persone che usano la rete per effettuare acquisti online, leggere notizie o svolgere qualsiasi altra attività risulta essere minore rispetto alla maggior parte dei paesi dell’Unione. Una situazione che di certo ha rallentato il cammino verso un’Italia smart oriented.

L’osservatorio del Politecnico di Milano ha pubblicato una ricerca in cui spiega come adottare “un modello maturo di Smart Working possa produrre un incremento di produttività pari a circa il 25% per il lavoratore [… ]. Considerando che i lavoratori che potrebbero fare Smart Working sono circa il 22% del totale degli occupati, l’effetto dell’incremento della produttività media in Italia si può stimare intorno ai 13,7 miliardi di euro”. Sono dati potenzialmente rilevanti che finora si sono scontrati con mentalità poco aperte al cambiamento e mancanze strutturali.

C’è da dire che, anche se nel nostro Paese solo il 2% dei lavoratori opera in Smart Working, a fronte di una media europea del 25,30%, i dati rilasciati dall’Osservatorio del Politecnico di Milano segnalano comunque una crescita dei lavoratori agili del 20% rispetto al 2018: si stima che, almeno fino ad ottobre 2019, e quindi prima del Coronavirus, gli smart worker fossero circa 570.000 contro i 480.000 dell’anno precedente. I lavoratori agili risulterebbero inoltre complessivamente più soddisfatti rispetto a chi lavora secondo le modalità tradizionali, in particolar modo in termini di organizzazione del lavoro e nelle relazioni tra colleghi e con il datore di lavoro.

Sempre dal report, è emerso che ad applicare lo Smart Working senza particolari riserve sono per lo più le grandi imprese. Circa il 49% di esse ha già attivato progetti strutturati, solo il 15% sta attualmente sperimentando, mentre il 16% si trova in una fase di estensione. I progetti messi già a regime fanno soprattutto leva sulla dotazione di un’adeguata tecnologia per lavorare da remoto, sulla flessibilità degli orari, la riprogettazione degli spazi e su una cultura results-oriented.

La metà delle PMI, invece, si è dichiarata disinteressata ad avviare lo Smart Working e quelle poche che lo hanno implementato prediligono ancora un approccio di tipo informale. Questi dati sono legati soprattutto alla percezione di non applicabilità di tale modello alla propria realtà.

Nonostante lo Smart Working vada a rilento anche nella pubblica amministrazione, nel 2019 si è assistita ad una crescita dell’8% nell’attivazione di progetti strutturati. Il 30% ha affermato di voler introdurre il lavoro agile entro un anno, mentre il 31% vive in uno stato d’incertezza. Le principali barriere all’introduzione del lavoro agile in questo settore sono legate all’idea diffusa che non sia applicabile alla propria realtà, alla non conoscenza dei benefici ottenibili, ad attività poco digitalizzate e alla mancanza di tecnologie adeguate.

 

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Ad ogni modo, in linea del tutto probabilistica, le misure adottate per affrontare il problema del Coronavirus, potrebbero aver in parte già mutato il quadro precedentemente descritto in quanto hanno portato persone e aziende a confrontarsi senza mezze misure con le nuove tecnologie. Per avere effettivo riscontro di quanto detto, si dovrà comunque attendere la fine dell’emergenza, così da poter osservare il modo in cui la società reagirà una volta ripristinata la condizione di normalità.

Non rimane dunque che scoprire come le statistiche cambieranno nei prossimi anni  essendo attualmente difficile, in questa condizione di instabilità, stimare l’effettivo impatto che la pandemia avrà sulle nostre vite. Quello che è certo è che subiremo una recessione economica che ci obbligherà a rivisitare i precedenti modelli organizzativi spingendoci ad adottare soluzioni più idonee alla trasformazione già in atto che ci consentano di dotarci degli strumenti necessari a rispondere con maggior prontezza alle emergenze future.

 

Lavoro digitale: come essere competitivi? 

 

Il mondo del lavoro sta mutando in maniera rapidissima davanti ai nostri occhi e sta diventando, tra le altre cose, molto più competitivo rispetto al passato. È vero che stanno nascendo moltissime nuove professioni, soprattutto in ambito digitale, ma la concorrenza è incredibilmente alta; quindi bisogna essere prepararsi al meglio per essere competitivi sul mercato e aumentare le proprie possibilità di aggiudicarsi un lavoro in remoto.

La possibilità di lavorare in Smart Working fa sì che i possibili candidati ad una singola posizione lavorativa siano davvero innumerevoli, considerando che non ci sono vincoli di spazio legati al luogo di lavoro chiunque può avanzare la propria proposta: l’azienda preferirà scegliere la persona più preparata e in gamba, anche se vive dall’alta parte del mondo.

Come difendersi, allora, dalla concorrenza? Semplice, aumentando e consolidando le proprie competenze. Per lavorare nel digitale è fondamentale possedere una serie di soft skill imprescindibili per potersi proporre sul mercato in maniera vincente. Oggi giorno, poi, soprattutto in determinati ambiti, può rivelarsi incredibilmente utile anche acquisire competenze di tipo strategico e manageriale.

 

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Lavoro a distanza: i vantaggi per le imprese

 

Se le imprese che seguono modelli di business decentrati hanno avuto meno difficoltà ad applicare e, talune volte, semplicemente a estendere lo Smart Working, così non è stato per le molte aziende figlie di una cultura organizzativa fondata sul presenzialismo. In linea generale, le aziende e le persone si sono dovute velocemente riorganizzare di fronte all’emergenza Coronavirus correndo il rischio di trovarsi impreparate ad implementare e gestire in modo corretto il lavoro a distanza. Attivare un progetto di Smart Working richiede normalmente del tempo, mentre la situazione attuale ha obbligato persone e imprese a fare propri i nuovi strumenti nel modo più rapido.

Ma quali sono i vantaggi dello Smart Working dal lato delle aziende? 

Un dipendente o un freelance che lavora in Smart Working non viene pagato per il tempo che dedica ad una determinata attività, ma per i risultati raggiunti. È un rapporto lavorativo che si basa sulla fiducia e sull’autonomia: il lavoratore può lavorare secondo le modalità che ritiene più opportune, non ha limiti di orario e non è obbligato ad essere presente sul posto di lavoro. Il focus è unicamente sugli gli obiettivi da raggiungere, l’unico aspetto su cui il lavoratore deve rendere conto al datore di lavoro (o al committente) con il quale sta collaborando. 

È evidente come questo nuovo approccio tenda a massimizzare la produttività e l’efficienza, un aspetto che le aziende di ogni tipologia dovrebbero cominciare a considerare seriamente per iniziare un percorso di innovazione aziendale, rimanere competitive ed affrontare i cambiamenti del prossimo futuro.

È dunque spontaneo chiedersi come intervenire per pianificare in maniera efficace il lavoro a distanza. Per avviare lo Smart Working, Fiorella Crespi, direttore dell’Osservatorio HR Innovation Practice e dell’Osservatorio Smart Working, ritiene sia necessario assicurarsi che i dipendenti siano dotati dei giusti strumenti per lavorare, o eventualmente, che l’azienda dia loro la possibilità di utilizzare quelli personali. Sottolinea inoltre l’importanza del costante confronto tra datore di lavoro e collaboratori e la necessità di monitorare i risultati di questo periodo in modo tale che, una volta finita l’emergenza Coronavirus, si possa “ripensare più tranquillamente al modo di lavorare e andare sempre più verso un’ottica smart”. Rivolgendosi alle persone, la Dott.ssa Crispi offre loro diversi consigli pratici, invitando i lavoratori a bilanciare la vita personale e quella professionale e a costruire il proprio spazio di lavoro, cercando di limitare quanto più possibile le distrazioni. È altresì essenziale che le persone definiscano le proprie attività, si diano delle priorità e utilizzino con costanza le tecnologie per interagire con i colleghi.

 

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Smart Working e telelavoro: quali sono le differenze

 

Quando si parla di lavoro agile si fa riferimento ad una vera e propria filosofia manageriale basata sul raggiungimento dei risultati invece che sul presenzialismo e che va oltre al concetto stesso di telelavoro.

Sono entrambi due modelli di organizzazione del lavoro remote working resi possibili dallo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ciò che in primis li differenzia è però il loro diverso grado di flessibilità e autonomia. Il telelavoro ha regole più rigide: il lavoratore occupa una postazione fissa, anche se da casa, e segue il consueto orario di lavoro rimanendo legato a vincoli temporali, spaziali e strumentali. Con lo Smart Working, invece, la persona opera in completa autonomia gestendo da sola i tempi e gli spazi della propria prestazione lavorativa. L’organizzazione del lavoro avviene per compiti, fasi e obiettivi ed è stabilita da un accordo tra dipendente e datore di lavoro.

 

 

Comprendere la differenza tra queste due modalità serve a capire se l’Italia si stia effettivamente muovendo verso il lavoro “smart” o se ciò che stiamo vivendo è soprattutto una forma diffusa di telelavoro. Spesso, infatti, si tende a parlare impropriamente di Smart Working spogliandolo della sua componente “smart”, orientata al miglioramento della produttività del lavoratore, il quale risulta essere privo di vincoli di spazio e di tempo, e riducendolo al semplice lavoro da casa.

Il “lavoro intelligente” richiede, invece, un profondo ripensamento dei rapporti tra datore e dipendente, riguarda un nuovo modo di inquadrare l’organizzazione del lavoro capace di portare importanti benefici alle organizzazioni, ai dipendenti e alla società in generale.

In un periodo di grande trasformazione come quello che stiamo vivendo, in cui la maggior parte del lavoro si svolge da remoto, diventa più che mai fondamentale migliorare le proprie skill digitali. Non farti trovare impreparato al cambiamento in atto, partecipa al Master in Digital Marketing di Digital Coach® per ampliare le tue competenze digitali.

 

Smart Working: un nuovo modo di lavorare

 

Abbiamo studiato la situazione generale dell’Italia in tema di lavoro agile, adesso bisognerà monitorare come quest’ultima cambierà a fine emergenza e quali conseguenze avrà sui rapporti tra datore e dipendenti.

Appare ormai evidente come la diffusione del Coronavirus abbia trasformato l’Italia: in base ai dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, a fine ottobre gli smart worker in Italia erano circa 570.000. In poche settimane dal decreto questo numero è cresciuto esponenzialmente. Una crescita impressionante dello Smart Working che ha investito sia la pubblica amministrazione come anche le imprese private e che sta permettendo loro di testare gli effetti del lavoro agile in termini di produttività e flessibilità superando, su spinta del momento, ogni forma di timore.

 

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Il cammino per un’Italia più smart anche nel lavoro sembrerebbe ormai segnato, in realtà la situazione è meno lineare di quanto si possa pensare e il finale poco scontato. Da un punto di vista umano, uno dei maggiori problemi a cui si andrà incontro sarà  il rischio di associare lo Smart Working ad un’esperienza negativa della nostra vita che ci ha privato delle relazioni, della pausa caffè, delle chiacchiere tra colleghi e, più in generale, della nostra routine quotidiana. Altra criticità da affrontare con cura sarà quella di non far percepire lo Smart Working come una soluzione forzata e contingente. Il pericolo è che, superata l’emergenza, si smetta di parlare di lavoro agile e si ritorni, per quanto possibile, alle vecchie abitudini. Ecco perché non basta lavorare da remoto per urlare al cambiamento.

Molte delle aziende che hanno dovuto fronteggiare il lockdown non avevano mai, prima d’oggi, messo effettivamente in pratica lo Smart Working, trovandosi di fatto impreparate. Si potrebbe dunque affermare che, allo stato attuale, stiamo più che altro assistendo alla diffusione di forme di remote working, a cavallo tra il telelavoro e il vero e proprio lavoro agile. Ciò non toglie che le misure prese per contrastare il Coronavirus abbiano spianato la strada verso un rinnovato modo di fare impresa e di pensare all’organizzazione del lavoro. Ed è proprio da questo ripensamento che bisogna partire per non rendere le soluzioni finora adottate estemporanee. All’atto pratico sarebbe utile lavorare sul management e fornire una formazione costante in modo tale da creare una cultura organizzativa basata sullo Smart Working.

 

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chiara garoffolo foto profiloTRASCRIZIONE A CURA DI CHIARA GAROFFOLOlinkedin_badge

Sono laureata in “Editoria e Giornalismo” e ho una laurea magistrale in “Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa”. Da sempre appassionata del mondo digitale, mi occupo principalmente di SEO e Social Media Marketing. Il percorso svolto a Digital Coach, mi ha permesso di ottenere una preparazione esaustiva nei diversi ambiti del Digital Marketing. Nel corso della WEX mi sono occupata della stesura di contenuti in ottica SEO e, successivamente, con il Team di Innovation Marketing, della creazione e ottimizzazione di pagine e articoli.

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Da sempre appassionata della scrittura, da qualche tempo mi cimento nella produzione di contenuti per il web, collaborando da freelance con vari siti. Laureanda in filosofia, amante della letteratura e del cinema.