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telelavoro

Fonte: pianetamamma.it

 

Il futuro del lavoro nell’era digitale. Telelavoro a casa o lavoro tradizionale in ufficio?

 

Ufficio a casa, orario di lavoro autogestito, capi e controlli a distanza.

Il futuro del lavoro nel mondo web 2.0 sta rivoluzionando i vecchi modelli organizativi, anche se il nuovo modello basato su collaborazione e condivisione non e’ ancora accettato soprattutto in Italia e il lavoro in ufficio continua ad essere considerato fondamentale.

 

Negli anni ‘90 ho lavorato a Londra in IBM, per le persone che si occupavano di attivita’ piu’ operative era gia’ permesso ed accettato un lavoro da svolgere in parte a casa e in parte in ufficio per evitare il lungo trasferimento da Bristol e Porthmouth, dove la maggior parte dei dipendenti IBM abitava, a Londra, sede dell’ ufficio. Cio’ era consentito in quanto IBM aveva gli strumenti informatici per poterlo fare, oltre al fatto che il mondo anglosassone era piu’ propenso ad accettare il lavoro a distanza rispetto ad esempio ai paesi dell’area mediterranea.

 

La situazione italiana rimane ancora significativamente arretrata.

 

Il telelavoro è concepito non come modalità di lavoro eccezionale e casalingo per lavoratori con problemi di salute o di famiglia, non come una modalità di lavoro sempre attuabile da tutti i lavoratori e assoggettata soltanto alla specifica organizzazione dell’attività in cui è coinvolto il lavoratore.

Le amministrazioni pubbliche che sono tenute a realizzare un piano per la realizzazione del telelavoro in cui devono specificare “le modalità di realizzazione e le eventuali attività per cui non è possibile l’utilizzo del telelavoro”, (legge ex-Digitalia – num 221 del 17 dicembre del 2012), sembra non stiano attuando le politiche necessarie.

Nonostante le tecnologie digitali siano sempre più diffuse e consentano di poter svolgere le attività a distanza, attualmente soltanto il 5% dei lavoratori italiani ha uno stile di lavoro da “smart worker”

 

Il tema chiave, quindi non è soltanto come sviluppare nelle organizzazioni pubbliche e nelle imprese l’esigenza di lavori ad alta intensità di conoscenza, e di fornire le giuste tecnologie, ma anche di favorire lo sviluppo di questi lavori, rimuovendo gli ostacoli oggi presenti sul fronte organizzativo, culturale, normativo.

 

Come adottare questo nuovo paradigma organizzativo?

 

Attraverso un nuovo modello che si sviluppa come effetto combinato di alcuni fattori:

a)  un più alto grado di libertà per agire (più di quanto offerto dai ruoli tradizionali), un alto grado di autonomia e una filosofia di empowerment;

b)  gestione di interventi che si focalizzano su indicatori basati sui risultati;

c)  flessibilità del luogo e dell’orario di lavoro;

d)  condizioni dell’ambiente fisico di lavoro, per esempio lavoro da casa, tecnologia di comunicazione mobile;

e)  condizioni culturali, per esempio modalità di lavoro, processi organizzativi e stili di management che guidino una relazione di lavoro basata sulla fiducia e perciò in grado di abilitare lo sviluppo dello smart working:

 

Una parte del management vede nella collaborazione e condivisione la perdita di un potere di gerarchia ed esclusivita’ (modello fordista aggrappato al concetto del posto e del tempo ) e in alcuni casi anche di status symbol e di autorevolezza. La strada dell’innovazione comunque e’ tracciata e non accetta copromessi.

Siamo passati da un modello di tipo gerarchico, in cui pochi comandano e molti eseguono, ad uno di tipo piu’ collaborativo, partecipativo e meritocratico che rovescia la tradizionale impostazione.

 

Ma ci sono rischi nell’adottare un modello di lavoro cosi flessibile e social oriented?

 

Si. Ma è saggio aderire all’idea del lavoro da casa con la giusta dose di moderazione e concretezza.

Il modello ideale di organizzazione del lavoro futuribile è un misto di lavoro da remoto (da casa oppure ovunque si è connessi tramite i propri dispositivi mobile e portatili) e di presenza in ufficio.

Immaginare una visione del lavoro che potrebbe portare alla scomparsa dell’ufficio fisico e al prevalere del remote working, è impensabile, come è impensabile il contrario. La verità, come spesso accade, è quindi nel mezzo.

 

La giusta moderazione permette anche di lasciare visibili i confini tra il lavoro e la vita aziendale con quelli necessari della vita privata.

La possibilità di essere sempre connessi comporta anche la disponibilità a lavorare sempre, anche in momenti prima impensabili, e di conseguenza ad un aumento improprio della produttività.

In sostanza, quindi, andiamo verso un modello di organizzazione del lavoro di tipo collaborativo, social, informale e flessibile, ma in modo consapevole e con un’attenzione particolare anche alle controindicazioni.

 

Stefano Bruggi

Master in Social Media Marketing  

Digital-coach.it

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