Seleziona una pagina
  • Rating Lettori
  • Votato 4.7 stelle
    4.7 / 5 (54 )
  • Vota!


Chi è il Digital Ecobrand Manager?  E’ una nuova figura professionale che si occupa della cura della brand nelle aziende della green economy così come di tutto quello che afferisce al mondo della green economy stessa, ovvero: l’economia circolare, il risparmio energetico, le energie alternative, lo sviluppo sostenibile, il packaging green, la tutela dell’ambiente e la responsabilità sociale d’impresa.

Come riesce un Digital Ecobrand Manager a creare e rafforzare il brand di aziende appartenenti alla green economy, ad evidenziarne e renderne credibili le peculiarità?
Ne parliamo con Letizia Palmisano giornalista ambientale, social media manager e influencer strategist che di recente ha ricevuto il Macchianera Internet Awards come Premio speciale per l’impegno nella divulgazione dei temi legati all’economia circolare.

 

Il background del Digital Ecobrand Manager

 

Nadia Lombardi Digital Ecobrand Manager
Ci puoi raccontare qual è il tuo background?

 Letizia Palmisano Digital Ecobrand Manager
Sono circa 10 anni che lavoro nel campo della comunicazione ambientale. Tutto è nato da due grandi passioni: una per uno stile di vita ecosostenibile e l’altra per il giornalismo. Ho studiato giurisprudenza pensando che il giornalismo e l’ecosostenibilità sarebbero rimaste nell’ambito personale, quello di una passione appunto. Ad un certo momento ho deciso di fare delle mie passioni il mio lavoro. Sono diventata giornalista per fare comunicazione di battaglie ambientali a cui tenevo particolarmente. Visto che allora come comitati non avevamo una lira, gli unici strumenti erano fare attività di ufficio stampa da un lato, e dall’altro usare i primi strumenti web, in particolare i blog inizialmente e poi i social. Non sapevo dare un nome alla professione che avrei fatto da lì in avanti e che oggi potremmo definire Digital Ecobrand Manager.

 

 

 

 

 

Come fare conoscere un prodotto innovativo e green

 

Nadia Lombardi Digital Ecobrand Manager
Rispetto a un prodotto tradizionale come si promuove un prodotto green?

 Letizia Palmisano Digital Ecobrand Manager
Quando noi cerchiamo un oggetto da comprare se non ne capiamo le qualità o il valore che c’è dietro confrontiamo solamente il prezzo. A volte anche per l’aspetto green il prezzo è vincente. Ad esempio se scelgo un elettrodomestico che mi garantisce un’efficienza energetica, anche se costa inizialmente di più, poi in realtà mi farà risparmiare. Ma in altri casi tu devi spiegare che quel bene ha un valore superiore magari oltre all’uso. Se un bicchiere, ad esempio, è anche compostabile e quindi può essere smaltito con l’umido, potrà nutrire la terra e non essere un rifiuto da smaltire. Un’azienda deve essere in grado di raccontare il valore aggiunto del prodotto che non sempre è il minor costo. I prodotti non parlano da soli. Un consiglio che do spesso alle aziende, è di far capire il lavoro che c’è dietro ad un prodotto, anche in termini di innovazione, di ricerca, di investimento nel personale. Perché poi a volte, al di là dell’utilità dell’oggetto, ci si affeziona anche all’idea di poter supportare un progetto che c’è dietro un azienda. Uno strumento utile per chi vuole capire come coniugare la professione digitale e quella della comunicazione dei prodotti/servizi eco-sostenibili, quindi diventare un Digital Ecobrand Manager , è il libro di Luca Carosi “Green branding”.

 

 

 

 

 

La case history dell’azienda “Minimo impatto”

 

Nadia Lombardi Digital Ecobrand Manager
Come si imposta la strategia digitale per creare un brand come “Minimo impatto”?

 Letizia Palmisano Digital Ecobrand Manager
La prima regola è accettare attività di comunicazione solo di realtà che uno può sposare. Nel senso che si deve essere convinti che dietro c’è un bel progetto da comunicare. Nel caso di “Minimo impatto” ci sono due persone che si sono rese conto che avevano difficoltà a trovare soluzioni a minimo impatto ambientale nel loro quotidiano. E quando le hanno trovate hanno pensato che dovevano condividerle con gli altri. La prima regola che ho dato loro, è stata quella di essere molto trasparenti; di far sì che le persone potessero conoscere un prodotto, spiegargli il suo valore aggiunto. Era necessario rispondere alle domande delle persone utilizzando anche i social per aprire le porte a chi non poteva andare sicuramente in azienda. E questo contatto diretto ha creato un grande rapporto di fiducia che negli anni si è consolidato. Di recente, tra l’altro, è successa una cosa molto bella. Una cliente aveva comprato dei costumi a minimo impatto e ha fatto spontaneamente un video con i costumi postandolo su Facebook. Un’altra cosa bella che fanno nell’azienda “Minimo impatto” è che ascoltano le persone. Ovvero capitano persone che dicono: “io vorrei essere green in questa cosa ma non trovo il prodotto green”. Allora “Minimo impatto” spesso si è messa a dialogare con le aziende e produttori per dire quale era il prodotto green mancante o magari da modificare per un migliore utilizzo. Tra gli utilizzatori finali si sono creati nei social anche delle piccole community per confrontarsi sui prodotti e fare delle proposte.

 

Digital Ecobrand Manager Minimo impatto

 

La case history della campagna nazionale #ItaliainClasseA

Nadia Lombardi Digital Ecobrand Manager
Come hai strutturato la Campagna Nazionale di formazione sull’Efficienza Energetica per ENEA?

 Letizia Palmisano Digital Ecobrand Manager
Nella seconda annualità della Campagna #ItaliainClasseA ho lavorato tra i professionisti che hanno seguito la comunicazione social. La campagna si articolava in dieci tappe in giro per l’Italia. Ogni tappa aveva mediamente cinque eventi rivolti a pubblici molto diversi. Quindi abbiamo pensato di strutturare una campagna che prevedesse: da un lato un’informazione costante, perché venivano date tante informazioni in maniera professionale ma anche in parte ironica. Tra i professionisti c’è infatti anche Diego Parassole che è un comico molto attento alla sostenibilità ambientale. Abbiamo strutturato la campagna praticamente con tutti i social che abbiamo ritenuto utili: Facebook che è stato ovviamente il più utilizzato; Twitter che raccontava le dirette. Ma non potevano mancare Instagram, visto che parte del pubblico era quello dei teenager, o LinkedIn in cui ovviamente il B to B è un po il re. Infine Youtube per raccogliere i contenuti video. I social sono stati sicuramente dei validissimi alleati.

 

I numeri del roadshow dell'#ItaliainClasseA

Abbiamo attraversato l'Italia. 6 mesi in viaggio, 10 città, 3750 km percorsi per spiegare come fare #EfficienzaEnergetica a cittadini, imprese, PA, studenti. Attraverso: convegni, spettacoli, conferenze, talk show, tavole rotonde, incontri B2B, sportelli per i cittadini e con il supporto dei social network. Tutto questo e tanto altro è il roadshow dell'#ItaliainClasseA

Publiée par Italia in Classe A sur Mardi 10 avril 2018

 

Se vuoi diventare un professionista del digitale, iscriviti al Master Digital Innovation Program. Mentre se vuoi curare in modo particolare il brand di un’azienda puoi iscriverti al corso di Digital Storytelling o Web reputation and social media monitoring.

 

TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE
   Influencer Marketing 

 

Nadia Lombardi on Linkedin
Nadia Lombardi
Prendo i cambiamenti che la vita ti "propone" come una nuova opportunità. Sono una neverendig student sia per poter svolgere al meglio il mio lavoro sia perché mi piace confrontarmi con idee diverse dalle mie.