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cosa sonole metodologie didattiche innovativeLe metodologie didattiche innovative hanno sempre più successo perché i professionisti hanno la necessità di acquisire sempre nuove competenze in un percorso di formazione continua. Succede tutto questo perché la tecnologia cambia il mondo in cui viviamo ogni giorno e ogni giorno ci si può ritrovare esclusi dal mercato del lavoro per mancanza di competenze se non ci si aggiorna in modo sistematico.

Per sapere in quale direzione va il mondo dell’impresa non basta più leggere l’allegato economico di un quotidiano nazionale o informarsi con gli organi di informazione tradizionali, per quanto specialistici possano essere. Questo perché i settori in cui si lavora si sono tutti verticalizzati, ogni professione è diventata specialistica e orientata alla performance.

Non basta più essere investiti di un ruolo o di una responsabilità, ma è diventato necessario generare valore e per generare valore in un’economia che cambia, bisogna saper vivere nel costante cambiamento, spesso anticipando i tempi, portando la propria visione oltre l’orizzonte del visibile. Le metodologie didattiche innovative si stanno affermando proprio per questo. Per generare competenze mentre si lavora, per generare competenze lavorando con la sperimentazione di nuovi processi formativi.

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I MASTER E I METODI DIDATTICI

Per gestire il proprio ruolo professionale è indispensabile mantenere l’equilibrio tra ciò che il mercato si aspetta e la conoscenza di ciò che il mercato esigerà a medio termine. La formazione continua serve proprio a questo, a posizionarsi nel qui e ora, con la consapevolezza del momento presente, la conoscenza di ciò che è stato e con in mano un ventaglio di ipotesi previsionali di ciò che sarà il prossimo futuro.

Quali sono le metodologie didattiche innovative?

Le metodologie didattiche innovate sono quelle che vertono al capovolgimento del rapporto tra insegnante e allievo, nelle quale l’allievo non è più alter rispetto all’insegnante, perché si supera la dicotomia alter-ego nella quale si vede il trasferimento della conoscenza da un soggetto all’altro, per passare a un nuovo paradigma di condivisione dell’esperienza formativa tra allievo e insegnante a grandi linee riassumibile nella forma ego-esperisce/alter-esperisce.

Qualcuno ha chiamato questa metodologia “comunicazione maieutica”, o “didattica maieutica”, perché colloca l’insegnante nel ruolo di chi deve far nascere, emergere le competenze nell’allievo accompagnandolo alla scoperta del proprio modo di acquisire nuova conoscenza, mettendo in gioco il proprio piano simbolico e quindi nel modo più profondo e autentico possibile, un modo che resta unico e cristallizzato nell’identità dell’allievo al termine del percorso di apprendimento.

Perché si sa che la miglior formazione non è quella nozionistica, ma quella identitaria, ovvero quella che oltre ad accrescere il bagaglio di conoscenze, competenze e nozioni va ad installarsi nel bagaglio valoriale di una persona, cambiando finanche la sua visione delle cose e del mondo.

Pertanto, tutti i percorsi didattici che vedono l’allievo diventare l’autore del proprio apprendimento in un percorso autopoietico possono essere inquadrabili nella cornice delle metodologie didattiche innovative.

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Le metodologie didattiche attive

Le metodologie didattiche attive sono una declinazione delle metodologie didattiche innovative. In modo più chiaro ed esplicito quando si parla di metodologie didattiche attive ci si riferisce a quelle in cui l’allievo nella dinamica relazionale con l’insegnante dialoga sullo stesso piano, mettendo in gioco informazioni ed esperienze anche attraverso il ribaltamento dei ruoli. Lo scambio allievo insegnante è anche nella gestione del ruolo relazionale per far vera l’idea, che “insegnando si impara“. Pertanto coinvolgere l’allievo nel processo di apprendimento, aiuta il medesimo alla costruzione in sé della memoria pragmatica di ciò che deve apprendere. 

La didattica laboratoriale

La didattica in “laboratorio” è una metodologia didattica innovativa volta alla riproduzione della complessità dell’ambiente reale in cui si dovrà operare con le competenze apprese. Complessità nella gestione dei ruoli tra le persone, tra le diverse funzioni, con il delineamento delle reciproche attese nel gruppo di lavoro. Il gruppo di lavoro si organizza infatti in modo organico, in modo strutturalmente differenziato allo scopo di riprodurre la realtà del contesto sociale in cui quanto si impara prende forma nella realtà. Ogni soggetto all’interno del gruppo didattico scoprirà come gestire le proprie competenze e riconoscerà le proprie lacune che possono essere sia inerenti il compito da portare a termine, sia l’imperativo di essere funzionale e integrato nell’obiettivo del gruppo. La didattica in laboratorio inoltre assume come vero l’assunto che chi ascolta dimentica, chi guarda ricorda, chi fa impara

Le metodologie inclusive

Le metodologie didattiche inclusive sono quelle metodologie didattiche innovative che nascono dalla necessità di avere un gruppo di allievi eterogeneo, per back ground, formazione e competenze. In una situazione di questo tipo si vede necessaria l’adozione di una metodologia didattica innovativa per poter perseguire l’obiettivo preposto. La strada da seguire è quella di fare necessità virtù e sfruttare le differenze tra i membri del gruppo di allievi a vantaggio del precorso didattico.

Ovviamente il ruolo dell’insegnate è fondamentale perché naturalmente la geometria didattica e relazionale che si sviluppa all’interno di una classe sarà specifica e unica, perché ogni classe dovrà sviluppare il proprio percorso virtuoso verso l’obiettivo comune. La condivisione dei diversi punti di vista, delle esperienze eterogenee, opportunamente guidate, porterà diversi vantaggi per gli allievi che si vedranno riconosciuti nella propria unicità, con l’innalzamento dell’autostima di ogni membro del gruppo.

Gli allievi portati in questa particolare posizione psicologica vedranno l’obiettivo formativo alla loro portata e si spingeranno di “moto proprio” verso l’obiettivo formativo previsto. L’insegnante è responsabile del clima psicologico all’interno della classe – a lui il compito di minimizzare i punti di debolezza degli allievi e massimizzare la percezione dei punti di forza – di far percepire a ogni allievo la possibilità di poter costruire un percorso personale di apprendimento in sintonia con i percorsi dei suoi compagni di corso. All’insegnante anche la responsabilità di monitorare il livello di apprendimento e consapevolezza di ogni singolo allievo.

 

Quali metodologie nella didattica a distanza?

cosa sono le metodologie didattiche innovative in flipped classroomLa didattica a distanza non si riduce all’intermediazione telematica del rapporto tra didattica con l’intermediazione della rete telematica. La didattica a distanza può infatti diventare se usata in modo virtuoso una modalità con cui l’allievo ha molto tempo per riflettere e rapportarsi con la consultazione documentale multimediale che può anche essere di tipo attivo, che lo vede coinvolto in sperimentazioni ed esercitazioni con l’uso di programmi e dispositivi digitali in completa autonomia.

Questa di didattica che va affermandosi sempre di più è nota anche come Flipped Classroom e vede il confronto con l’insegnante organizzato in un calendario di appuntamenti con scadenze anche flessibili. La logica di questo questa metodologia didattica innovativaevoluzione strutturata della distanza si basa sull’assunto che non tutti i momenti del giorno sono uguali per tutti e di conseguenza l’allievo per ottenere il massimo da sé deve potersi confrontare con l’oggetto di studio nel momento che è per lui più favorevole, che può essere un determinato orario della giornata o un periodo di tempo che si dilunga su tutta una giornata oppure suddiviso in set di apprendimento separati di durata inferiore.

Nell’incontro con l’insegnante l’allievo avrà un ruolo attivo e potrà colmare ogni lacuna e ogni difficoltà con una consapevolezza e una proprietà della materia che avrà già interiorizzato e fatta propria. Compito dell’insegnante è la verifica che il processi di apprendimento si sia strutturato in modo corretto e che le lacune vengano colmate nel modo più consono ed efficace. La didattica a distanza strutturata in flipped classroom fa parte delle metodologie didattiche innovative sia per come è strutturata la metodologie didattica, sia perché si sviluppa attraverso l’intermediazione telematica e l’utilizzo di piattaforme digitali.

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Metodologie didattiche innovative nel digital marketing

Le metodologie didattiche innovative hanno avuto un grosso supporto nel loro sviluppo con l’avvento delle tecnologie digitali. Questo perché il digitale ha reso possibile sia la costruzione di strumenti audiovisivi e programmi didattici interattivi, come test, esercitazioni e verifiche, sia perché ha reso possibile la didattica a distanza con la condivisione di informazioni e piattaforme digitali anche a complessi gruppi di lavoro. Pertanto la didattica di laboratorio si è potuta ricostruire alla perfezione in alcuni ambiti di studio, senza che il gruppo si potesse riunire in presenza. Anche la condivisione dell’informazione in tempo reale e la condivisione dell’oggetto su cui si sta lavorando ha favorito anche la sperimentazione di didattiche in ambiente di laboratorio a distanza.

Il digitale per esempio ha favorito l’affermarsi della flipped classroom, un’innovazione straordinaria nella metodologia didattica. Con la flipped classroom gli allievi devono fare il lavoro di approfondimento in completa autonomia e con l’insegnate, con cui hanno un calendario di incontri prestabilito in cui tutto il tempo è dedicato al confronto e al dialogo con il personale didattico. 
Ci sono alcune materie, alcune competenze che più di altre possono trarre il massimo dall’adozione delle tecnologie digitali nel metodo di insegnamento e sono proprio le materie di studio inerenti il mondo del digitale sul piano professionale. Apprendere nuove competenze in ambito digitale utilizzando piattaforme digitali infatti non presenta alcun inconveniente per esempio se si sviluppa con la modalità della flipped classroom, perché infatti l’intermediazione digitale è essa stessa parte delle competenze che devono essere acquisite e con cui l’allievo deve prendere famigliarità.

Anzi, il fatto di seguire un corso attraverso una metodologia didattica innovativa in flipped classroom con l’utilizzo di piattaforme digitali lo porta a essere nella giusta forma mentis per acquisire le competenze digitali che si è preposto di approfondire e interiorizzare. Questo perché il mezzo con cui studio genera l’ambiente di laboratorio in cui nella realtà lavorativa dovrà applicare le competenze oggetto di studio. Ancora una volta ha ragione Marshall McLuhan, con la sua nota espressione “Il mezzo è il messaggio“, perché è ovviamente più semplice acquisire competenze digitali se ad intermediare il rapporto con l’insegnate è una piattaforma digitale, perché genera il contesto in cui dovrai mettere in pratica le competenze che stai approfondendo.

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Le metodologie per la digitalizzazione dell’impresa

cosa sono le metodologie didattiche innovative per l'impresaLa più grande sfida che devono affrontare le nostre imprese è la digitalizzazione dei processi e la formazione del personale in senso digitale
La più grande fortuna per le imprese che devono digitalizzarsi è che le metodologie didattiche innovative trovano la loro massima efficacia quando l’oggetto dell’insegnamento è la competenza digitale. Questo ad ogni livello manageriale. Vale infatti per l’amministratore delegato, per i dirigenti, i quadri e i dipendenti che devono far funzionare la macchina aziendale tutti i giorni.

Come dicevamo sopra infatti, generare simulazioni e didattica in laboratorio per l’insegnamento del digitale con la didattica a distanza in flipped classroom è una cosa che viene molto naturale. Questo perché per insegnare digital marketing bisogna innanzitutto prendere famigliarità con gli strumenti e le piattaforme digitali che generano la disintermediazione. La didattica a distanza in flipped classroom è quella cha per antonomasia meglio si addice per la creazione dell’ambiente più consono per il trasferimento di competenze digitali.

Si tratta infatti di una modalità con cui è semplice generare didattiche attive, inclusive e in situazioni di laboratorio, ovvero tutte le metodologie di didattica innovativa che abbiamo citato e spiegato in questo articolo si attavano per l’insegnamento di tutte le competenze digitali ad un gruppo che poi anche nella realtà dovrà lavorare insieme, come quello di un’impresa.

Le competenze digitali per essere apprese richiedono infatti la completa immersione dello studente in un ambiente che escluda distrazioni e che lo porti nel giusto stato di conoscenza per l’apprendimento di queste materie, che non sono solo nozionistiche, in quanto prevedono che si allarghino i propri orizzonti cognitivi. Al termine di un percorso formativo delle diverse materie del digitale, che attualmente sono circa 35, l’ideale è potersi confrontare con casi studio reali attraverso un’esperienza che vada oltre la simulazione di un caso reale. Per completare un corso di studi nel campo digitale è infatti indispensabile operare su un obiettivo reale come nel caso in cui il percorso didattico metta a disposizione un percorso di praticantato.

Le modalità educative attraverso l’e-learning sono molte, non esiste solo il webinar, ci sono forme di didatta inclusiva di tipo “esperienziale“, per arrivare fino alla “gamefication“, o “ludicizzazione” per usare l’idioma dantesco, che consistono nel generare una sorta di gioco, che permette di accumulare punteggi, strettamente correlato alla competenza che si vuole trasferire.

Questo permette di generare un coinvolgimento notevole dell’allievo nella materia e nelle dinamiche che ad essa sono correlate, senza che questo costituisca un impegno, uno sforzo o una frustrazione proprio perché fa risuonare le corde ludiche dell’emotività del soggetto che partecipa e che giocando “assorbe competenze”.

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Didattiche innovative per la digitalizzazione dei professionisti

cosa sono le metodologie didattiche innovative per professionistiPer un libero professionista il tempo è denaro e le competenze sono la sua risorsa di business. La necessità di imparare presto e bene, di aggiornarsi per essere competitivo sul mercato è cruciale e passa attraverso un percorso formativo che si sviluppa necessariamente attraverso metodologie didattiche innovative.

Questo avviene anche per i neo laureati e per i i giovani alle prime esperienze lavorative con o senza laurea, di formazione umanistica o economica. Le competenze digitali sono ormai indispensabili a tutti. Non essere competenti nel settore digitale oggi è un po’ come essere analfabeti, si vive in un mondo parallelo. Perché se si chiama realtà virtuale, quelle generata dal digitala, è perché una vera e propria realtà, anche se edificata attraverso un codice binario. Le imprese che assumono, che hanno una visione, preferiscono persone alfabetizzate sulle professioni digitali, capaci di portare valore e di essere autentiche risorse, investimenti per il prossimo futuro.

A differenze delle imprese i professionisti devono però generare un piano personale di sviluppo di competenze e spesso questo richiede una straordinaria capacità di auto analisi che pochi hanno. In sostanza il professionista per sviluppare le proprie competenze nel settore digitale ha bisogno di essere accompagnato da un coach, ovvero da una figura professionale, che almeno all’inizio, lo aiuti a comprendere come muoversi nel gran numero di percorsi e specializzazioni che la materia offre.

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Questo è possibile sono quando si ha chiara quale sia la propria posizione di partenza e quali siano le proprie attitudini. Sembra banale, sembra che tutti possano conoscere questi due elementi cruciali ma spesso non è così. Anzi si verifica un paradosso, le persone infatti spesso scelgono di sviluppare le aree dove sentono di essere più carenti e sarà proprio questa scelta a bloccarli, perché si saranno orientati verso quel tipo si specializzazione che per sua natura è troppo distante dalle sue inclinazioni personali, elemento questo che spiega il motivo per ci si è generata negli anni questa specifica lacuna.

Prima di arrivare a quella specialità, perché non bisogna escludere che lo si possa fare, è però necessario muoversi in territori dove la persona ha più dimestichezza, che per lei costituisce un terreno più solido. Facendo un esempio banale, se un ragazzo è laureato in letteratura ed esprime il desiderio di sviluppare la propria competenza in inbound marketing, forse prima è più indicato che acquisisca una solida base di conoscenze digitali in content marketing, materia che sicuramente gli sarà più affine e approfondendo la quale potrà prendere confidenza con l’universo digitale e con le sue regole

 

Learning by doing, la work experience nelle professioni digitali. 

metodologie didattiche innovative inclusiveChiudiamo questo articolo partendo con l’esame dell’adagio che dall’inizio di questa riflessione ci ha portati fino a qui: “chi ascolta, dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara“. Questa massima che ci accompagna da sempre trova a la sua espressione nel metodo didattico che in inglese viene chiamato “learning by doing” e che prevede un percorso formativo che vede l’allievo operare concretamente su un obiettivo da perseguire, in completa autonomia, ma seguito da un coach.

Il ruolo del coach sta assumendo sempre più valore nella diffusione delle competenze professionali. Questo avviene nelle scuole di formazione e avviane anche all’interno delle imprese. Il coach è in fatti quella figura che porta con sé un bagaglio di esperienze e di abilità specifiche e che ha sviluppato la capacità di trasferirle alle persone che segue, lasciando che siano gli stessi allievi a scoprire le proprie attitudini e i propri limiti e a colmarli, sviluppando in modo autonomo tutte le aree nelle quali ci sono margini di crescita.
Il Coach lavora su fasi di intervento distinte che seguono sempre un momento di analisi della persona che gli si è affidata per capire le sue potenzialità e inclinazioni personali.

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Nella work experience queste capacità verranno canalizzate in un piano operativo di lavoro su progetti reali con i quali l’allievo porterà a compimento incarichi con la produzione di risultati misurabili. Con questa metodologia l’allievo acquisirà consapevolezza di sé e del proprio valore e e delle proprie capacità sul campo. La metodologia didattica innovativa del “learning by doing” consegna all’allievo una competenza che può riprodurre universalmente nel suo lavoro, sia che si tratti di un libero professionista, di un consulente, di un dipendente o di un imprenditore.

 

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