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Cos’è il lavoro 4.0 e come cambia

A fronte del costante sviluppo tecnologico, il mondo del lavoro è in continuo mutamento tanto che, accanto al paradigma Industria 4.0, oggi si parla sempre più spesso di Lavoro 4.0.

Tale definizione fa riferimento a una visione del lavoro capace di rispondere e partecipare agli attuali cambiamenti organizzativi nonché alla trasformazione dei processi produttivi.

Con il diffondersi pervasivo delle nuove tecnologie assistiamo, infatti, al formarsi di nuovi modelli di business e alla nascita di nuove professioni che richiedono l’acquisizione di competenze specifiche, riguardanti in particolar modo i campi dell’informatica e del digitale.

 

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Quali sono le professioni del futuro

Indicativa è l’indagine sulle professioni del futuro condotta da InTribe, società di ricerca e analisi dei big data, che ha portato all’individuazione delle professioni che saranno maggiormente ricercate dal mercato del lavoro nei prossimi 5 anni:

  • Esperto di Cyber Security;
  • Esperto di Blockchain;
  • Data Scientist;
  • Esperto di intelligenza artificiale e machine learning;
  • Esperto di meccatronica;
  • Esperto di IoT e ubiquitous computing;
  • Esperto di User Experience;
  • Esperto di realtà virtuale e aumentata;
  • Esperto di Fog Computing;
  • Growth Hacker.

 

lavoro 4.0 come ricollocarsi professionalmenteLa top ten è caratterizzata da lavori che richiedono elevate competenze tecnologiche e fa, in un certo senso, da testimone all’importante mutamento in atto dove industria ed economia sono protagoniste di una profonda trasformazione promossa dal diffondersi di tecnologie sempre più avanzate, connesse alla rete e interconnesse tra loro.
I progressi nell’Industrial Internet of Things, e quindi nell’automazione integrata dei processi produttivi, così come nel campo del Cloud Manufacturing, dell’intelligenza digitale, della robotica e della realtà aumentata, ridisegnano il quadro economico odierno, più flessibile e mutevole, e impattano sul lavoro e sull’occupazione.

Orari, luoghi e spazi di lavoro stanno negli anni mutando. Stiamo assistendo al progressivo aumento di forme di remote working, sia nel settore dei servizi sia in quello manifatturiero. La presenza fisica all’interno delle fabbriche sembra essere destinata a ridursi grazie alla possibilità di controllare le varie fasi del ciclo produttivo anche a distanza. Una vera e propria rivoluzione in atto, che permette di settare i macchinari, e risolverne gli eventuali problemi, senza dover intervenire forzatamente sul posto di lavoro.

Pertanto, nel lavoro 4.0, la figura “dell’operaio semplice”, poco qualificato e addetto ad operazioni meccaniche e ripetitive, è destinata a scomparire per lasciare gradualmente spazio a operai ad alta qualificazione capaci di padroneggiare tecnologie e sistemi complessi. Si parla di figure in grado d’interfacciarsi da remoto con le macchine attraverso l’uso dei propri dispositivi, in modo tale da gestire a distanza e in tempo reale l’andamento della produzione, a partire dalle fasi di stoccaggio dei materiali.

 

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Il lavoro 4.0 tra innovazione e formazione

Dai dati raccolti dal World Economic Forum e rilasciati nel report The Future of the Jobs, si prevede che entro il 2022 il 42% del lavoro sarà gestito dalle macchine, mentre il 58% dagli uomini. Un trend destinato ulteriormente a crescere a favore dell’adozione di sistemi meccanizzati, tanto che, sempre entro il 2022, diverse attività, tra cui l’elaborazione dei dati e la trasmissione di informazioni, saranno svolte per il 62% dalle macchine con un aumento del 16% rispetto al 2018.

 

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Ci troviamo di fronte a un panorama che sta radicalmente cambiando il mercato del lavoro. Entro il 2022 si assisterà a una diminuzione della quota occupazionale di chi pratica lavori ripetitivi che dal 31% passerà al 21%, mentre aumenteranno le professioni emergenti che passeranno dal 16% ad una quota del 27%. Da un’analisi quantitativa dei dati affiora che, anche se 75 milioni di posti di lavoro verranno sostituiti dalle macchine, si creeranno 133 milioni di nuovi posti ad alta qualificazione.

 

I lavori in crescita più ricercati

Secondo il World Economic Forum, nel lavoro 4.0 ci sarà un forte bisogno di:

  • Data Analyst Specialist e scienziati
  • Sviluppatori di software e di applicazioni;
  • E-commerce Specialist;
  • Social Media Specialist.

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Le figure professionali più ricercate saranno dunque quelle capaci di un uso avanzato della tecnologia. Ci si aspetta crescano anche i ruoli basati su “capacità distintamente umane“, come:

  • Addetti al customer service;
  • Specialisti delle vendite e del marketing;
  • Specialisti della formazione e dello sviluppo organizzativo;
  • Responsabili dell’innovazione.

Vi sarà altresì “un’accelerazione della domanda per svariati ruoli specialistici, completamente nuovi, relativi alla comprensione e all’utilizzo delle ultime tecnologie emergenti: esperti dell’intelligenza artificiale e machine learning, specialisti dei big data, esperti dei processi di automazione, analisti della sicurezza delle informazioni, User Experience e Human-Machine Interaction Designer, ingegneri robotici, ed esperti di blockchain”.

Come esposto nel dossier, entro il 2022, almeno il 54% dei lavoratori richiederà una riqualificazione dinnanzi agli effetti dell’innovazione tecnologica. I correnti profili professionali dovranno quindi sviluppare competenze necessarie a padroneggiare le nuove tecnologie e a rispondere alla diversa divisione del lavoro tra macchine e uomini.

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L’esaustiva ricerca del WEF evidenzia 3 strategie che le aziende vorrebbero adottare per gestire la carenza di competenze legata all’espandersi delle nuove tecnologie:

  • assunzione di nuovo personale con competenze relative alle nuove tecnologie;
  • automazione completa di determinate attività lavorative;
  • riqualificazione dei dipendenti.

Soffermandosi sull’ultimo punto strategico, è importante chiedersi in quali termini le aziende procederanno alla riqualificazione e alla crescita delle competenze dei loro dipendenti. Dalle interviste emerge che le aziende si concentreranno primariamente sulla “riqualificazione dei dipendenti che attualmente svolgono ruoli di alto valore”. Meno del 33% dei datori di lavoro ha dichiarato di voler riqualificare, dando loro priorità, “dipendenti con ruoli a rischio”. Risalta, in sostanza, la scelta delle imprese di concentrare i propri sforzi sui dipendenti ad alte prestazioni, riservando loro i percorsi di formazione e di arricchimento delle competenze.

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Come ricollocarsi nel lavoro 4.0

Non è facile prevedere quanto cambierà il mondo del lavoro e, di conseguenza, con quale intensità si assisterà alla nascita e/o all’evolversi di professioni. In questa fase di transizione e conversione professionale dettata dall’impatto delle nuove tecnologie, dalla flessibilità del mercato del lavoro, dall’incertezza del posto fisso, la formazione rappresenta la coordinata su cui muoversi per anticipare i cambiamenti in corso, un modo per cogliere a pieno le potenzialità derivanti da quella che è stata definita la quarta rivoluzione industriale.

 

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Come riportato sul report del WEF “le carenze di competenze, sia tra i lavoratori che tra i dirigenti delle organizzazioni, possono in alcuni casi accelerare le tendenze verso l’automazione, ma possono anche ostacolare l’adozione di nuove tecnologie e quindi frenare la crescita aziendale”. Pertanto, lavorare sulla scarsità delle competenze, è oggi più che mai necessario. Questo significa puntare a costruire un valido e solido sistema di istruzione e formazione che coinvolga scuole, università, enti formativi e organizzazioni in modo tale da garantire lo sviluppo sociale e una crescita economica inclusiva e duratura.

Non bisogna infatti dimenticare come le nuove tecnologie possano da un lato creare nuove professioni emergenti e posti di lavoro e, dall’altro, portare alla scomparsa di mestieri poco adatti ai tempi odierni, attraverso il processo di automazione e sostituibilità delle mansioni.

 

lavoro 4.0 nuove professioni e competenzeSu quali competenze puntare?

Identificare le competenze che in questi anni assumeranno sempre più valore all’interno del mercato del lavoro, è un primo passo per capire quali sono le skill necessariamente da sviluppare. 

Il World Economic Forum, all’interno del report “The Jobs of Tomorrow”, ha individuato e raggruppato in 5 macroaree le skill che saranno maggiormente richieste ai lavoratori.

 

 

Business skill

Sono l’insieme delle competenze necessarie per avviare e gestire un’impresa. Rientrano tra le business skill in marketing, le attività di project Management, di budgeting e di Business Development.

 

Specialized industry skill

Riguardano le competenze specifiche legate a un determinato settore industriale. Rientrano in questa categoria, la conoscenza del Cloud Computing, le abilità di video editing e di Sales e Content Marketing.

 

Tech baseline skill

Sono le competenze tecniche di base essenziali ad accedere e usare i principali strumenti informatici.

 

Tech disruptive skill

Abbracciano le competenze digitali più avanzate. Sono conoscenze e abilità che permettono di utilizzare e progettare tecnologie in grado di incidere profondamente e in modo duraturo sui modelli di business e il mercato del lavoro. Rientrano nelle Tech disruptive skill la Data Science, l’elaborazione del linguaggio naturale, l’automazione, la robotica e la Cyber Security.

 

Soft skill

Accanto alle hard skill, con le quali si fa riferimento ad abilità e conoscenze facilmente quantificabili e misurabili in quanto dimostrabili, ad esempio, attraverso titoli di studio, certificati ed esperienze lavorative, nell’era del lavoro 4.0, hanno guadagnato particolare importanza le cosiddette soft skill, ossia l’insieme delle capacità e qualità personali che una persona acquisisce durante tutto l’arco della vita e che incidono sulla sfera personale quanto lavorativa.

 

 

 

Le hard skill sono già un prerequisito nella selezione del personale e sono funzionali a svolgere uno specifico ruolo professionale, le soft skill sono invece peculiarità del carattere di una persona e proprio per questo difficilmente quantificabili. Riguardano il modo in cui ci si relaziona agli altri e all’ambiente circostante. Oggigiorno le soft skill sono diventate un elemento differenziante nel mondo del lavoro, rappresentano quel quid in più in grado di farci percepire come qualcuno capace di contribuire alla crescita dell’azienda e, pertanto, sono da ritenersi assolutamente complementari alle competenze tecnologiche.

Ricollocarsi nel mondo del lavoro 4.0 significa quindi sviluppare competenze tecnologiche specifiche per rispondere alla richiesta di professionisti altamente qualificati, ma anche lavorare sulle proprie abilità umane in modo tale da distinguersi e farsi apprezzare all’interno di un determinato contesto di lavoro per le proprie doti interpersonali.

Secondo il report The Future of the Jobs, le soft skill più richieste entro 2022 saranno:

  • Pensiero analitico e innovazione;
  • Apprendimento attivo e strategie di apprendimento;
  • Creatività, originalità e spirito di iniziativa;
  • Progettazione tecnologica e programmazione;
  • Pensiero critico e capacità analitiche;
  • Risoluzione di problemi complessi;
  • Leadership e Social Influence; Intelligenza emotiva;
  • Ragionamento, problem solving, capacità di proporre idee;
  • Analisi e valutazione sistemica.

 

 

Lavoro 4.0 in Italia

Lo studio di Deloitte sull’Italia 4.0 vede il nostro Paese essere all’avanguardia per quanto riguarda lo sviluppo delle nuove tecnologie. L’Italia rientra nella top ten mondiale degli Stati maggiormente impegnati nell’adozione e nell’applicazione di tecnologie 4.0.

Sul fronte degli investimenti, il Governo si sta impegnando a sostenere l’evoluzione tecnologica fornendo aiuti alle imprese nell’acquisto di nuovi macchinari e finanziando gli investimenti nelle tecnologie digitali. Fa da esempio Il Piano Nazionale Impresa 4.0 che si concretizza in una serie di misure, fondi e agevolazioni fiscali atti a promuovere e sostenere lo sviluppo tecnologico del nostro tessuto imprenditoriale.

 

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Come esplicitato nel report, “l’Italia si conferma un Paese ricco di risorse e potenzialità in termini di tecnologie avanzate. E gli investimenti pubblici hanno creato un terreno fertile per lo sviluppo e la modernizzazione delle imprese”. Tuttavia, affinché l’Italia possa esprimere a pieno le sue potenzialità nel campo dell’Industria 4.0, diventa essenziale intervenire su una serie di problematiche che rappresentano un forte ostacolo all’innovazione tecnologica e allo sviluppo del sistema produttivo. Tra le emergenze da affrontare ci sono l’arretratezza delle infrastrutture e la scarsa digitalizzazione, le lacune del sistema formativo e le incertezze degli executive italiani sulle strategie e i piani di azione da adottare per far fronte alle sfide introdotte dalla trasformazione in atto.

La carenza del sistema formativo è tra i principali punti deboli dell’Italia. Nell’ambito delle skill digitali, il nostro paese risulta essere piuttosto indietro rispetto alla media europea. Le maggiori criticità emergono di fronte alle competenze digitali più avanzate. L’arretratezza del sistema educativo infatti impedisce il pieno sviluppo di tali competenze creando un divario tra l’Italia e gli altri Stati membri nella diffusione delle competenze digitali nella forza lavoro.

 

Lavoro 4.0 e Industria 4.0 in Italia

 

Dall’indagine Deloitte emerge come la mancanza di know-how tecnologico sia una delle sfide primarie che le organizzazioni si trovano ad affrontare quando si tratta di adottare nuove tecnologie al loro interno.

Da quanto espresso si comprende come la formazione debba assumere un ruolo strategico non solo all’interno delle imprese, ma anche nella società tutta. Con l’avanzare della tecnologia, si richiedono figure sempre più preparate e costantemente aggiornate, capaci di prendere parte ai nuovi processi produttivi. Da qui il bisogno di intervenire sia sul piano dell’istruzione, favorendo una serie di progetti quali l’alternanza scuola-lavoro e la realizzazione di corsi professionalizzanti, sia sul piano dell’aggiornamento professionale per chi già lavora.

 

 

lavoro 4.0 capitale umanoIl mercato del lavoro è in rapida evoluzione

Il mondo del lavoro sta velocemente cambiando, tracciando scenari di difficile previsione. Nei prossimi anni parecchie professioni ed attività lavorative non saranno più le stesse. Per rispondere in maniera proattiva alle mutazioni in atto, i dirigenti aziendali dovranno considerare l’influenza che le tecnologie avranno sull’organizzazione e sul mercato del lavoro. Stando a quanto emerge dall’indagine Deloitte, è prevedibile un interscambio lavorativo sempre più intenso tra persone e robot. La cultura d’impresa dovrà quindi mutare e adattarsi a queste nuove esigenze.

Le imprese e i lavoratori dovranno adeguarsi ai nuovi modelli di lavoro che produrranno trasformazioni più rapide e fluide. Il mercato del lavoro è destinato a cambiare perché le nuove tecnologie avranno un impatto su ogni livello professionale e non soltanto sui lavori di minor valore, ciò comporterà un cambiamento anche da punto di vista contrattuale, con accordi basati principalmente su forme contrattuali flessibili e su specifici progetti. I lavoratori si troveranno a lavorare e collaborare tra loro sempre più spesso da remoto, attraverso l’adozione da parte delle imprese di differenti modelli di organizzazione del lavoro, tra i quali lo smart working. Questo nuovo rapporto tra aziende e lavoratori sarà fonte di rischi e di nuove opportunità che devono essere sfruttate con un cambiamento di mentalità sia da parte dei lavoratori che delle imprese.

 

 

 

Nello stare a passo con l’evoluzione tecnologica, le imprese, piuttosto che concentrarsi strettamente sul risparmio del costo della forza lavoro attraverso l’automazione, come suggerito nel report The Future of the Jobs, dovrebbero adottare “una strategia di potenziamento” che tenga conto del potenziale umano nella creazione di valore nel momento stesso in cui le persone, libere dallo svolgere mansioni ripetitive, possono usare i loro talenti e contribuire significativamente alla crescita aziendale.

Tuttavia, affinché gli individui riescano ad esprimere tutto il loro potenziale, dovranno ricevere un’adeguata formazione in grado di fornire loro le competenze necessarie a sostenere lo sviluppo dell’Industria 4.0. Investire sul capitale umano richiede un impegno collettivo che coinvolga scuole, università, enti di formazione e imprese. Solo procedendo in questa direzione si potrà sviluppare una cultura di apprendimento continuo che permetta di rimanere aggiornati con i tempi e di rispondere alle esigenze del mercato.

 

 

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