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Stai cercando lavoro o cercando di cambiarlo e hai circa 40 anni? Vuoi cambiare vita e anche lavoro a 40 anni (o forse di più)? In questo articolo ho raccolto alcuni spunti utili per farlo davvero.

Cambiare lavoro a 40 anni, o anche più tardi, in questo periodo di mutamenti economici ed occupazionali, è diventata una esigenza per molti. In Italia sono stimate in circa 1,5 milioni le persone in età matura che stanno cercando un lavoro. Una parte della popolazione adulta, da generazioni abituata a vedere il lavoro come una vocazione univoca, da coltivare per tutta la vita, fa un po’ fatica ad accettare questa nuova prospettiva, molti invece hanno capito che i mutamenti in atto possono essere una opportunità per evolversi a 40 anni: trovare, ritrovare e cambiare lavoro, rientrare e riposizionarsi nel flusso di un mercato in rapido cambiamento.cambiare-lavoro-40-anni

Questa nuova esigenza ha visto nascere nuove forme di associazionismo come lavoro-over40.it  o atdal.eu, che offrono una rete informativa e reattiva, attraverso la partecipazione a eventi, creando networking tra le persone, cercando di promuovere iniziative che coinvolgano l’imprenditorialità privata e le istituzioni pubbliche, anche a livello di dibattito politico. Questo per sensibilizzare sul tema del trovare o ritrovare lavoro a 40 anni. 

Le tipologie di ultra-quarantenni, che sono in fase “fluida” sul versante occupazione, sono molto variabili e tendenzialmente possono essere:

  • lavoratori e lavoratrici dipendenti che hanno perso il loro posto, ma che hanno una professionalità specifica consolidata nel tempo;
  • lavoratori e lavoratrici dipendenti che vogliono crescere professionalmente, ma che non vedono possibili vie di miglioramento nell’attuale occupazione e cercano soluzioni;
  • non lavoratori e non lavoratrici che, per vari motivi, vengono da un lungo periodo di inoccupazione e che vogliono o hanno necessità di trovare lavoro a quarant’anni
  • lavoratori autonomi, freelance, professionisti, piccoli imprenditori che sono consapevoli di dover, e nella maggior parte dei casi, di voler cambiare vita e lavoro a 40 anni per stare al passo con le mutate condizioni di mercato o per dare nuovo impulso al proprio profilo professionale 

Di certo la fase adulta è una condizione molto sensibile della vita lavorativa – qui mi metto in prima persona perché mi sento coinvolta – sentiamo di avere a disposizione un bagaglio di esperienze e di nozioni, qualunque sia il nostro campo di applicazione, che può veramente essere utile, ma se non opportunamente indirizzato e applicato è praticamente perduto, e ci fa sentire inutili (oltre che crearci qualche problema con il portafoglio!).

Per questo servono alcuni spunti operativi, io ho individuato 4 step, che possano avviarci verso la soluzione del nostro problema.

1. Cambiare lavoro a 40 anni? Inizia con la domanda giusta.

 

La miglior partenza, cercare lavoro a 40 anniper trovare la risposta adeguata alla nostra necessità di cambiare lavoro a 40 anni, è certamente sapere cosa stiamo cercando. Ci troveremo in grandi difficoltà e dissiperemo molte energie se non focalizziamo esattamente quale lavoro, o quale cerchia di lavori, vorremmo fare o saremmo disposti a fare. Concedersi il tempo per un’analisi del mercato, in relazione alle nostre aspirazioni, capacità e interessi è fondamentale. Interrogarsi su cosa sappiamo fare, quali sono le nostre competenze e quanto vogliamo investire – tempo, denaro e fatica –  per crearci una nuova identità professionale, magari attraverso un nuovo periodo di formazione, è il primo step da affrontare.

A chi ha le idee confuse, consiglio di fare il proprio personale sondaggio frequentando gli innumerevoli portali di ricerca lavoro, analizzando le figure professionali più richieste, e confrontandole con le proprie competenze. Se da una lato potreste sentirvi scoraggiati – la sensazione tipica è che non si è mai idonei a nessun lavoro – dall’altro riuscirete a capire alcune tendenze del mercato; posso testimoniare che ho scoperto nuovi lavori e professioni, di cui non conoscevo ancora l’esistenza, proprio surfando tra gli annunci di lavoro!

La parte più difficile è senz’altro quella di riconoscere le mutate condizioni al contorno e, più ancora, dentro noi stessi. Perdere il lavoro a 40 anni o la necessità di affrontare una nuova sfida, per cambiare tipo di lavoro a 40 anni, è un impegno psicologico che mette in discussione anni di costruzione della nostra identità e che richiede Motivazioni Straordinarie

 

2. Valorizzare le proprie capacità e decidere di attuare i propri sogni

 

Oltrepassato lo scoglio della consapevolezza, è tempo di rimboccarsi le maniche e trovare soluzioni per cambiare lavoro a 40 anni. Abbiamo capito cosa sappiamo fare, qual è l’obiettivo finale che vogliamo raggiungere – almeno i paraggi stretti – adesso è il momento di crearci un percorso personalizzato. La forza dei quarantenni che si rimettono in gioco è proprio il bagaglio di esperienza e knowhow, la conoscenza delle dinamiche relazionali, sperimentate nel tempo, e l’indiscutibile senso di maggiore affidabilità che si può trasmettere rispetto ad un giovane alle prime armi. Quello che serve è il metodo giusto per metterlo in evidenza e farlo conoscere ed apprezzare.

cambiare-lavoro-40anniAnche per una mamma, che ha sospeso temporaneamente il lavoro per dedicarsi alla prole, l’esperienza della maternità non deve essere considerata tempo lavorativo perso, ma accrescimento delle proprie soft skills, che iniziano ad essere considerate professionalmente un valore aggiunto sotto molti aspetti. Migliori capacità di relazione e gestione dei conflitti, problem solving, capacità di delega, pianificazione, adattamento delle priorità, attitudini che all’interno dell’azienda hanno una naturale applicazione. Per questo qualcuno ha pensato ad un apposito master, proprio in virtù di questa nuova esperienza di vita, che si aggiunge al curriculum di madri e padri.  

Quindi passiamo a costruire la nostra strategia di collocamento o riposizionamento, dandoci degli obiettivi a breve, medio e lungo termine. Difficilmente, abbracciata l’idea del cambiamento, troveremo subito la soluzione giusta (con questo non voglio escludere anche una teatrale botta di…fortuna), ma più probabilmente sarà necessario intraprendere un cammino che affronterà alcuni passaggi:

  • una parte di formazione e apprendimento, per riallinearci con le richieste del mercato del lavoro o le modalità di reperimento della clientela (nel caso fossimo liberi imprenditori o professionisti);
  • una parte di applicazione e sperimentazione, di quello che abbiamo appreso;
  • e una fase di consolidamento cercando di finalizzare il percorso con un impiego soddisfacente.

L’età e più che altro le esperienze pregresse dovrebbero in qualche modo accelerare il processo, anche se tutto questo dipende in buona parte dagli obiettivi che ci poniamo in partenza.

cambiare lavoro a 40anniE’ del tutto evidente che l’innovazione digitale che sta investendo tutti i campi, anche nelle attività più tradizionali, ci porta a contatto con nuovi strumenti tecnologici e dinamiche relazionali differenti dal passato – si pensi solo alla sfera dei Social Media, che ha reso necessarie in breve tempo nuove figure professionali, di cui c’è ampia richiesta. 

Gli obiettivi dei quarantenni che vogliono cambiare lavoro, passeranno necessariamente attraverso una comprensione delle dinamiche del Web, non fosse altro che per impostare una propria efficace strategia di Personal branding, se non addirittura per riqualificarsi con sbocchi professionali nel Digital marketing. Questo significa, dato un proprio bagaglio professionale, acquisito o da ampliare, riuscire a sfruttare i propri punti di forza per fare il marketing di se stessi, in modo da raggiungere efficacemente i nostri potenziali nuovi datori di lavoro o clienti.

3. Osservare gli esempi virtuosi e imparare dai giovani

 

cambiare lavoro a 40 anniAbbiamo la fortuna cari coetanei, nella jella apparente di voler o dover cambiare lavoro a 40 anni, di avere degli eccezionali trainer in erba che possono insegnarci molto. Mi riferisco alla Generazione Y o Millennial, con cui saremo, ancora per un bel tratto di strada, gomito a gomito nel mondo del lavoro e che lo sta già plasmando a sua immagine. Mi riferisco anche ai nostri figli, ancora in età scolare, che vivono una complessità tecnologica in cui sono assolutamente a loro agio e che fanno quotidianamente da istruttori a genitori e nonni, maneggiando con destrezza funzioni dello smartphone o del tablet a noi totalmente ignote.

Commenti sulla italianissima arretratezza nell’adottare innovazioni sul fronte delle scelte politiche si sprecano da sempre. In un articolo del Sole24Ore.com di pochi anni fa, dal titolo Il web che fa bene al Pil. L’Internet economy dimenticata dalla politicasi stigmatizzava l’assenza di comprensione delle potenzialità del settore digitale, proprio nel confronto con le scelte di investimento adottate da decenni in altri paesi (ahimè Germania sempre in testa). Ma, nonostante questo gap, veniva anche evidenziato il brulicare di un sottobosco attivo e innovativo proprio nella digital economy italiana – e qui veniamo ai giovani, ma non solo – che hanno dato vita ad un vero e proprio mini-esercito di cosiddetti wwworkers, una job community dei lavoratori della rete che rappresenta la dimostrazione di come puntare su se stessi e credere nella propria creatività, con tanto impegno e dedizione, possa far raggiungere dei risultati concreti. 

I buoni esempi e le storie di successo stanno diventando letteratura per gli ottimi Web content editor, che fanno del racconto in rete la loro professione. Tra la wwworkers stories che ho letto, ci sono esempi che spaziano dalla creazione di App per il mondo virtuale del mobile (che al contrario ha spesso a che fare con la nostra posizione geografica sul territorio), alla messa in rete di saperi antichi; dall’offerta di servizi alla persona, alla commercializzazione di prodotti tradizionali; dalla nascita di start-up avveniristiche alla ri-nascita di botteghe di famiglia. Ci sono così tanti esempi in circolazione, che sarà abbastanza facile trovarne uno che possa ispirare le nostre aspettative e stimolare la volontà di trovare o ritrovare un lavoro a 40 anni.

 

4. Fare rete e infilarsi nella rete 

 

Siamo dunque al quarto step per arrivare a cambiare lavoro a 40 anni. Abbiamo capito che c’è una necessità di cambiamento, abbiamo individuato le nostre lacune e scelto come colmarle (corsi, videolezioni, libri, documentazione diretta sul web, amici che la sanno lunga); ci siamo anche documentati rispetto alle nostre aspirazioni, quali sono gli esempi più calzanti, da cui trarre spunto; abbiamo infine intrapreso un percorso in cui piccoli passi quotidiani, e traguardi ravvicinati mirano a raggiungere un risultato più distante, ma realizzabile.cambiare-lavoro-40-anni

Bene, adesso non resta che mettersi in rete, collegarsi, fare squadra con altre persone che hanno obiettivi simili ai nostri, o che padroneggiano strumenti utili per coadiuvare le nostre skills. Infilarsi nella rete non significa imbucarsi all’italiana in qualche circuito di favori non ben definito, ma entrare in dialogo con altre persone, come? Certo non mandando una lettera per posta, adesso è tutto più immediato e diretto: tramite una chat, una e-mail, un gruppo su Facebook, un blog che parla degli argomenti che ci interessano, entrando a far parte di un circuito di formazione e scambio continui.

La rapidità con cui verrà risposto ai quesiti che poniamo sembrerà a volte sorprendente, e se abbiamo noi qualcosa da dire, valorizzando le nostre capacità ed esperienze, potremmo scoprire di saper risolvere un problema a qualcun’altro trovando anche una nicchia in cui operare professionalmente.

Lo so, detto così sembra tutto facile, basta seguire i quattro step ed ecco: spunta il lavoro. Non sarà così automatico, ma seguire questi consigli è sicuramente un buon inizio. 

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Claudia Berti
Navigata freelance tra architettura e architettura del paesaggio, navigante nei nuovi mari del WEB grazie al Master in Digital Marketing di Digital-Coach, sempre aperta alle contaminazioni tra mondi lavorativi diversi alla ricerca di nuovi stimoli e sfide. Mamma di Marcello.