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Sono andato a leggermi con curiosità ed in cerca di notizie positive il comunicato stampa del 18 dicembre 2013 con cui l’Istat ci aggiorna sullo stato dell’ICT nelle imprese italiane con almeno 10 addetti (escluse le microimprese): “Il 94,8% delle imprese è connesso a Internet in banda larga fissa o mobile (93,6% nel 2012); circa il 29% di quelle connesse a Internet dichiara di disporre di velocità nominali pari o superiori a 10 Mbit/s.”

Bene!

Ormai solo 5 imprese su 100 non riescono ancora purtroppo ad accedere a Internet nel nostro paese e cresce anche la velocità di connessione. Quindi l’economia digitale starà correndo velocemente… in fondo ci sono 26 milioni di connazionali su Facebook e 6 milioni su LinkedIn, vuoi che manchino all’appello le imprese italiane in un mondo che ha 2,7 miliardi di persone collegate a Internet?

Continuo la lettura del comunicato: “Il 67,3% delle imprese dispone di un sito web (64,5% nel 2012)”.

Beh, insomma speravo meglio, chi non ha un sito web oggigiorno, però è anche vero  che in un anno sono cresciute del 4%, e allora andiamo avanti: “l’11,7% dichiara di offrire sul sito servizi per ricevere ordinazioni o prenotazioni on-line Il 7,6% (il 6,2% nel 2012) ha venduto on-line i propri prodotti o servizi realizzando un fatturato pari al 7,2% di quello totale (6,4% nel 2012).”

 

Come mai soltanto 8 imprese su 100 vendono anche on-line? Ma le altre 59 cosa fanno, forse hanno prodotti o servizi non adatti al commercio elettronico?

Sarà così in tutta Europa, mi dico.

Toh, Istat fornisce un link ad Eurostat, andiamo a cercare tra i loro dati.

Eccoli qui di seguito:

Fonte: Eurostat 2012- E-commerce sales and purchases (% di imprese)

 

Siamo un popolo di navigatori, santi, poeti e … compratori: perlomeno negli acquisti elettronici di impresa dove ci posizioniamo sopra la media europea, mentre nelle vendite arriviamo terzultimi su 28 paesi, ben sotto la media del 17%, per fortuna prima di Macedonia e Bulgaria ma dopo Cipro, Lettonia, Romania, ecc. ecc.

Guarda invece la Germania dove sta con il suo 23%, al 5° posto: d’altra parte non per niente sono i campioni dell’export!

Certo che per arrivare dall’8%, dove siamo, al 23% dei tedeschi ce n’è parecchia di strada.

 

Ma per fortuna questo quadro sconfortante sta cambiando: tra il 2011 ed il 2013, due anni per di più di crisi, la percentuale di imprese che fanno E-commerce in Italia è cresciuta del 60%, molto più che in Germania (+18%), in Regno Unito (+16%), in Francia (+17%) o in Spagna (+8%).

Fonte: elaborazione su dati Eurostat – 16 dicembre 2013

Le imprese in Italia insomma si stanno rendendo conto che per uscire dalla crisi l’unica possibilità è di spostarsi decisamente sull’economia digitale, recuperando un ritardo accumulato negli anni rispetto alle nazioni europee confrontabili con la nostra.

Un po’ meno positivo è invece il quadro delle piccole imprese (10-49 dipendenti), dove la quota di aziende che praticano il commercio elettronico scende al 7%. Pure qui tuttavia emerge la dinamicità nell’affrontare il ritardo rispetto al contesto europeo e le piccole imprese si aggiudicano il miglior tasso di crescita (+40%)  nel biennio 2011-2013.

Fonte: elaborazione su dati Eurostat – 16 dicembre 2013

 

Se si continuassero a mantenere queste velocità relative, in quattro anni arriveremmo alla media europea, superando Francia e Spagna e portandoci a ridosso di Germania e Regno Unito.

Non è un target impossibile, soprattutto se diventa un obiettivo del sistema paese e non solo un auspicio di inizio anno.

 

E la crescita dell’E-commerce prosegue anche dal lato della domanda, incurante della contrazione globale dei consumi e trainata dai dispositivi mobili.

Secondo i dati raccolti da Global Web Index e recentemente presentati in un convegno a Milano, “sono infatti il 40% in più rispetto allo scorso anno, gli utenti che fanno acquisti tramite smartphone, e addirittura +52%, per quanto riguarda i tablet. In termini reali i numeri sono ancora piuttosto bassi, 5,67 milioni per gli smartphone e 2,16 milioni per gli utenti che utilizzano il tablet per i loro acquisti, ma certi tassi di crescita, superiori alla media mondiale, evidenziano un chiaro trend che con gli anni potrebbe certamente colmare il gap col PC. Dare quindi ai potenziali clienti la possibilità di utilizzare il proprio online store da mobile, tramite sito responsive (capace di adattarsi al dispositivo, sia esso desktop, smartphone o tablet) o app, sta quindi diventando un must per chi è intenzionato a fare commercio elettronico.”

 

Anche in questo caso i tassi di crescita del mobile, superiori alla media mondiale, fanno presagire un recupero del ritardo dal lato della domanda. Insomma rispetto al dilemma “to be digital or not to be”, ovvero l’economia o è digitale o non è, sembra alla fine che si stia imboccando la strada giusta. Importante sarà mantenere un passo deciso.

 

Roberto Zuccolin

Master in Digital & Social Media Marketing

Digital-coach.it

Linkedin: it.linkedin.com/in/robertozuccolin

 

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Roberto Zuccolin
presso
Management & ICT Consultant, Digital & Social Media Marketing Specialist