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L’obiettivo dell’UX Design è semplificare l’esperienza d’uso dell’utente e renderla unica. Al contrario di quanto si possa pensare non riguarda solo la realizzazione di un sito internet, ma anche quella di un’App e non solo: qualunque oggetto che utilizziamo è sottoposto a studi di usabilità.

È credenza diffusa che gli oggetti cosiddetti di design siano poco funzionali, pensiamo alla famigerata poltrona a sacco in cui sprofonda il ragionier Fantozzi. Se un tempo i designer puntavano più sull’innovazione stilistica che alla praticità, oggi non si può più affermare che sia così. Già a partire dall’inizio del secolo scorso, grazie a scuole come la Bauhaus tedesca, i concetti di forme accattivanti e semplicità di utilizzo si fondono e si diffondono.

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Che cos’è lo UX Design?

 

L’alba dell’usabilità

Nel corso degli ultimi anni, con l’avvento dei personal computer prima e dei telefoni cellulari poi, è diventato sempre più importante facilitare la vita delle persone che si avvalgono della tecnologia, ecco perché è nato lo UX Design.

Non tutti hanno una laurea in ingegneria elettronica, sarebbe quindi impossibile diffondere una tecnologia che utilizza un’interfaccia fatta di pulsanti, interruttori e luci colorate, con un linguaggio di interazione in codice binario.

Pensate a quegli enormi computer che si vedono nelle serie televisive degli anni settanta. Così grandi che occorrono intere stanze per contenerli, che si illuminano come alberi di Natale, con bottoni da premere in sequenza per immettere una richiesta e che restituiscono schede perforate (da far interpretare ad altre macchine) come risposta. 

ux-design-pcI manuali d’istruzioni erano paragonabili a vere e proprie enciclopedie ed erano addirittura materie d’esame in molte università tecnologiche. 

Il primo computer creato dal dinamico duo Jobs – Wozniak, il leggendario Apple I, era costituito da una semplice scheda madre cui occorreva assemblare altre componenti. Serviva la tastiera? Dovevi costruirtela di legno. Il monitor? Occorreva armarsi di saldatore per installare una costosissima e poco performante scheda video. Solo i patiti di elettronica (gli odierni nerd) erano in grado di utilizzarli.

 

 

 

Potenza vuol dire semplificazione

Pensate ora al libretto di istruzioni degli odierni smartphone: una microscopica brochure di 4 paginette per un’apparecchiatura un milione di volte più potente (il precursore del Mac aveva 4 kB di memoria ram, l’iPhone XS ha 4 GB) di quei primi computer.

Che cos’è cambiato? Sicuramente la potenza e la velocità dei nuovi processori permettono di precaricare una serie di funzionalità già in fase costruttiva. Tutto quello che prima doveva essere inserito manualmente alla bisogna, è stato automatizzato. Il risultato è che basta fare un clic e un nuovo ambiente è a completa disposizione dell’utente. Vi occorrono prove? Mia madre, settantaquattrenne, smanetta sui social a tutto spiano, molto meglio di me. Da smartphone, ovviamente, il PC non sa neppure accenderlo.

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Lo stile user friendly

Naturalmente neppure i software all’inizio erano “pronti all’uso” come quelli odierni: occorrevano operazioni preliminari e lunghi tempi d’attesa per il caricamento. Dopo aver implementato queste funzioni, i programmatori si sono concentrati sulla semplicità d’uso della nuova frontiera: la rete.

All’inizio i siti internet erano progettati e realizzati dai Web Master, cui sono seguiti i Web Designer. Oggi si è capito che per soddisfare i bisogni degli utenti occorre soprattutto ascoltare le loro esigenze. È proprio a questo che serve lo UX Design: partendo dai problemi dell’utilizzatore finale, restituisce soluzioni immediate raggiungibili con il minimo sforzo.

Quando hai qualche problema con gli oggetti – fosse per capire se tirare o spingere una porta o le stravaganze dei moderni computer e dell’industria dell’elettronica – non è colpa tua. Non rimproverare te stesso: rimprovera il progettista.

Donald Norman, padre dell’odierna User Experience, ha iniziato a parlare di usabilità già nel 1986 nel suo libro User centered system design. New perspectives on human-computer interaction.

 

 

 

 

Differenza tra UX e UI

Lo UX Design si colloca tra l’azienda e l’utente finale. Queste le funzioni di uno UXD:ux-design-pap

  • raccoglie statistiche effettuando sondaggi tra i possibili clienti, cercando di capire abitudini e necessità
  • utilizza tool e software (per esempio heat map e A/B Testing) per per studiare i comportamenti sulle pagine web
  • interpreta le esigenze dell’azienda per cui lavora e le traduce per gli utenti, rendendo piacevole la loro esperienza

Lo User Interface Design (UID) si occupa della parte visual, insomma di mettere nero su bianco quanto approfondito dallo UXD. Se quest’ultimo è la mente, lo UI è il braccio che si occupa di confezionare il pacchetto finale: dalla graphic design al front end development.

 

 

Intervista a uno UX Designer

Ma alla fine, in parole povere, che cosa fa uno UXD? Come svolge il suo lavoro? Siamo andati a chiederlo direttamente a un professionista del settore: Nicola Buzzetti, che si occupa di UX Design per Banca IFIS.

 

 

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Come sei arrivato a occuparti di UX Design?

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Ciao a tutti, lavoro come UX Designer in Banca IFIS, ho iniziato a lavorare vent’anni fa. Sono arrivato al mio attuale lavoro in vari step: sono nato come web designer e scrivevo codice html 3.2 e mi occupavo anche di grafica. Dopo di che sono passato a occuparmi di UI, quindi progettazione di interfacce soprattutto per software e infine sono arrivato allo UX Design attuale. È stato un percorso forse non cercato, ma comunque naturale.

 

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Quali competenze servono nello UX Design?

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Le competenze sono veramente tante perché il lavoro dello UX va dalle interviste alla ricerca, all’analisi, al disegnare wireframe e mockup, fino ai test con gli utenti. Secondo me deve avere una forte capacità di adattamento e anche di cambiamento per cercare di capire quello che gli altri vogliono, poi ovviamente servono abilità e fantasia. Aggiungerei anche avere un metodo: è molto importante e si acquisisce lavorando e con l’esperienza. Oltre alle varie regole da rispettare, ognuno ha un suo metodo.

Personalmente io ho più competenze grafiche, informatiche e di progettualità in generale. Altri invece hanno dalla loro più capacità di ricerca e analisi, l’esperienza permette di trovare le proprie peculiarità. La cosa fondamentale è capire che non si lavora da soli, ma sempre con altre persone.

 

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Nella pratica cosa fa uno UXD?

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Come dicevo prima, essendo tantissimi gli argomenti, si occupa di ricerche, interviste, fare le alberature dell’App o del sito internet, la mappe di navigazione. Tutto questo utilizzando software e tool veramente potenti, personalmente utilizzo Balsamiq e Sketch per i wireframe. Balsamiq è molto semplice e può essere utilizzato da chiunque per impostare le prime bozze, Sketch invece è più professionale e lo utilizzo per lavori già ben definiti. Inoltre è possibile integrarlo con altri software, come per esempio InVision, per avere già un App utilizzabile e interattiva e incominciare a testarla.

Utilizzo anche prodotti Google come Analytics e, soprattutto, Optimize per fare A/B Test: permette di fare più copie delle pagine di un sito ed elaborare diverse versioni da mandare online per valutare la più performante. Poi ci sono i software tipo Hotjar per le mappe di calore: vedi l’utente dove ha cliccato e come si è mosso sulla pagina, quindi abbiamo strumenti potenti ed efficaci che ci aiutano nel nostro lavoro.

 

 

 

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Con quali figure ti interfacci in azienda?

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Mi interfaccio intanto col business per recuperare i requisiti, poi con gli sviluppatori, i Project Manager, con lo UI Designer e, naturalmente, con l’utente finale per capire se quello che si è fatto è efficace. Nelle società medio-grandi ci si interfaccia anche con figure esterne, come per esempio agenzie che aiutano a sviluppare parti del progetto che in casa sarebbe impossibile eseguire.

 

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Quanto guadagna un UX Designer?

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Effettivamente è una professione che si è sviluppata negli ultimi anni ed è molto difficile anche far capire il significato di User Experience. Basta guardare gli annunci di lavoro, o parlare di UX per capire che si fa confusione con le competenze e spesso si mischiano con quelle della UI. Dipende dal tipo di percorso che si è intrapreso, le aziende lo stanno capendo e in futuro ci sarà spazio per tutti e più chiarezza.
Lo stipendio varia in funzione di professionalità e competenze, diciamo per una figura junior può andare dai ventimila ai trentamila euro l’anno come RAL. Una persona con circa sette anni di esperienza può andare dai trentamila ai cinquantamila e i senior possono raggiungere cifre molto più alte.

 

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Che percorso consigli agli appassionati di UX Design?

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Intanto il mio è stato un percorso formativo e lavorativo quindi, come dico sempre ai miei figli: “non smettete mai di studiare perché tutti i giorni s’imparano cose nuove!”. Soprattutto perché nel mondo digitale si cambia velocemente. Se prima c’erano innovazioni ogni 10 anni, adesso il tempo si è ridotto a 2 o 3 anni.

Quindi studiate, informatevi, fate dei corsi perché, quelli base, servono per capire se volete fare questa professione, poi si può passare a corsi avanzati o master. Per chi è alle prime armi suggerisco stage o tirocinio in azienda o agenzia, a seconda di quello per cui vi sentite maggiormente portati perché sono realtà diverse. L’importante è scegliere quello che vi piace e continuare ad aggiornarvi.

 

Un grande ringraziamento a Nicola per averci concesso questa interessante intervista. Se volete lavorare nel campo dello UX Design, iniziate col piede giusto e date un’occhiata ai corsi Digital Coach:

User Experience
Website creation

 

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Ronnie Venturino
Mi occupo di comunicazione e marketing. Ho unito la mia passione per l'universo digitale alle mie precedenti esperienze di scrittura e come video maker. Creo contenuti di valore ottimizzati in ottica SEO e mi sto specializzando in video marketing