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Prima di addentrarci alla scoperta delle Social Community, è utile provare a definirle. Forse il modo più semplice per cercare di spiegare che cosa siano è identificarle come un gruppo di individui affini che condividono relazioni. Dal momento in cui veniamo al mondo, e per tutto il resto della nostra esistenza, condividiamo esperienze e interazioni con i gruppi. Dapprima all’interno del nucleo familiare da cui proveniamo, poi in ambito scolastico, nelle attività ludiche, fino al mondo del lavoro. 

Utilità delle community nella società

Una comunità è una complessa struttura sociale che condivide atteggiamenti, valori, obiettivi e anche, per certi aspetti, una comune visione del mondo. La necessità di creare legami è insita negli esseri viventi, eccezion fatta per gli individui che si pongono ai margini della società in cui vivono. È quello che i sociologi definiscono devianza, cioè un atto o comportamento che viola le regole della collettività provocando disapprovazione e discriminazione. social-community-2Il bisogno di consociarsi degli esseri umani nasce prima di tutto per evitare l’emarginazione, perché il senso di appartenenza a un gruppo genera un’idea di sicurezza che aumenta se si è collocati con un ruolo preciso all’interno di esso. Far parte di un pluralità permette di condividere le proprie esperienze, il che può avere connotazione positiva o negativa.

  • positiva: riguarda i successi personali, allora il gruppo sarà pronto a elogiarci   
  • negativa: nel caso di insuccessi il gruppo fornirà conforto e sostegno.

 

Come nasce una community

Senza sconfinare nella psicologia sociale, le comunità nascono a partire dalla necessità di un gruppo di persone di condividere un preciso interesse. Come si dice, l’unione fa la forza! È il motivo per il quale esistono Social Community di svariate tipologie, ad esempio organizzate per:

  • credenze religiose
  • ideologie politiche
  • passioni sportive
  • hobby e passioni
  • fasce d’età

Sono solo alcuni casi, ma ce ne sarebbero moltissimi altri. Non ci crediamo forse più forti mentre siamo allo stadio a tifare la squadra del cuore insieme ad altri cinquantamila come noi? È vero o no che abbiamo maggior considerazione di noi stessi mentre costruiamo una casetta per uccelli al corso di bricolage? E soprattutto, non ci sentiamo confortati quando siamo in chiesa tentando di dare una risposta al più grande mistero che ci attanaglia? Ecco che i gruppi sociali vengono in nostro aiuto, ci sostengono, ci confortano e non ci fanno sentire soli. 

 

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Le comunità ai giorni nostri

Nella cosiddetta quarta rivoluzione industriale in cui stiamo vivendo, tutto viaggia a velocità doppia, se non tripla, rispetto al passato. Anche le connessioni tra le persone: le relazioni nascono, si sviluppano e possono terminare in un battito di ciglia. Oltre al tempo è cambiato anche lo spazio entro il quale muoversi, ecco che le Community Social sono formate da persone che vivono a Roma, New York, Tokyo, ma anche a Pienza (duemila abitanti), ad Aci Trezza (cinquemila) e a Orgosolo (quattromila). Anche le persone di piccoli paesi possono far parte di una comunità in un clic.

 

 

In principio furono i newsgroup

Probabilmente i millennial non ne hanno mai sentito parlare, ma molti ricorderanno come hanno avuto inizio le Community Social. Si trattava di spazi virtuali (che oggi chiameremmo bacheche) posizionati su server interconnessi tra loro. Si accedeva a una sorta di “stanza”, chiamata news server in cui erano raggruppati i vari newsgroup per argomento, tramite l’utilizzo di software chiamati news client. Probabilmente qualcuno della generazione precedente li usa ancora, qualcosa di simile sono i Google Groups.

Poi fu la volta dei forum

Luoghi virtuali di discussione, ospitati dai siti web, in cui persone con gli stessi interessi si incontravano, si confrontavano, ponevano quesiti e trovavano soluzioni relativamente a un preciso argomento. Esattamente come l’antico foro romano che era un luogo di incontro multiculturale. È in questi luoghi che sono nati termini oggi famosi quali:

  • emoticon
  • bannare
  • quotare
  • netiquette
  • nickname
  • topic
  • troll
  • post

e tantissimi altri. Oggi sono sopravvissuti ancora diversi forum, ma non hanno certo più lo slancio d’inizio anni 2000.

E poi vennero i social network

La nascita della comunità di artisti online DeviantArt nel 2000 segna l’avvento dei social media. Poi sono arrivati last.fm nel 2002, Myspace e LinkedIn nel 2003 e, nel 2004, quello che oggi è considerato il re dei social network: Facebook. Da quel momento tutto è cambiato e la rete è un continuo fiorire di gruppi e social community.

Che cos’è una social community?

Una community social online è affinità, e rappresenta una precisa identità dei soggetti che la popolano. È uno spazio libero in cui sono concentrate idee, pensieri e soluzioni. Molti siti di social networking offrono anche piattaforme per la discussione di argomenti che una comunità trova reciprocamente interessanti o vantaggiosi. In parole povere, una comunità sociale online è un gruppo di individui affini collegati da interazioni.
I grandi numeri che ruotano attorno a questo mondo hanno scatenato una vera e propria guerra anche tra i brand, autentici professionisti di community marketing si sfidano a colpi di post creativi e sponsorizzazioni.

Intervista a una community manager

A questo punto suppongo sia più chiaro il concetto di social community. Ma come si gestiscono? Qual è il modo migliore di fare community building? Ne abbiamo parlato con un’esperta che si occupa da anni di community management: Silvia Giovannini, social media manager – o come ama definirsi “social media qualcosa” – dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese.

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Di che cosa ti occupi esattamente?

social-community-sgCiao a tutti sono Silvia e mi occupo di social per l’Unione Industriali di Varese che è la territoriale del sistema Confindustria, un’associazione di categoria che rappresenta le imprese del territorio. Territorio particolarmente interessante perché quella di Varese è una delle province che produce il maggior indotto non solo in Italia ma anche in Europa. Per darvi qualche nome Missoni, Vibram, Yamamay, Lindt e Poretti sono grandi nomi del territorio di Varese. Potremmo andare avanti all’infinito, se guardiamo le targhette della luce sono Bticino ma insomma mi fermo con questi nomi. Io sono una giornalista e col tempo mi sono appassionata di digitale, grazie soprattutto ad alcuni contatti mi è venuta questa passione che poi è diventata un lavoro.

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Perché la scelta di molteplici canali social?

social-community-sgL’associazione da sempre vuole raccontare il territorio e fare cultura d’impresa in senso ampio, abbiamo una rivista che si chiama Varesefocus edita in diciassettemila copie, per cui comunque ci si vuole aprire. Era necessario, nonché un’esperienza avvincente, essere sui social e abbiamo deciso di sbarcare innanzitutto su Facebook dove c’è il canale della rivista. social-community-vfocL’idea era quella di raccontare il mondo d’impresa in maniera molto soft, con argomenti che fossero più di interesse generale e intriganti. Ci siamo poi resi conto che, pur essendo Facebook un ambito di svago, in realtà la gente voleva conoscere i nostri argomenti core. Voleva sentir parlare d’industria innovativa, di giovani e lavoro, argomenti che anche secondo noi erano troppo ostici per il canale. In realtà invece quello che interessa sapere è la visione economica, la visione politica, il rapporto con i giovani, la crescita, i dati economici, tutte cose che evidentemente la gente vuole sapere.

 

 

 

Scegliere il proprio target

Chiaramente noi ci teniamo ad avere una community realmente interessata, non dopiamo i dati comprando followers. Vogliamo  passare un messaggio che venga accettato, magari anche criticato. Quello che ci piace raccontare sono le storie d’impresa perché sul territorio di Varese nascono storie di persone con una capacità imprenditoriale di altri tempi. Persone serie che si rimboccano le maniche, che creano start up, non necessariamente giovani  ma anche persone di una certa età. Il territorio è fertile in ogni senso: penso alla storia di una ragazza che ha recuperato la ricetta del liquore della nonna e oggi ne fa una propria produzione. Penso all’imprenditore che rispolvera una radio d’antan degli anni Venti e ne fa un modello digitale e innovativo, penso a storie che nascono dalla passione di una persona, come le suole Vibram. Quelle storie raccontano di una passione, di persone, di energia e anche di voglia di guardare avanti.

 

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Come gestite questa community?

social-community-sgInnanzitutto cerchiamo di essere molto costanti: avendo sia un sito ufficiale con una newsletter tecnica, sia un giornale che ha anche un blog, gli argomenti non ci mancano. Non abbiamo intenzione di essere concorrenti di un quotidiano online perché è impossibile, però la costanza dei contenuti e la qualità di questi è sicuramente il modo di alimentare la social community. Cerchiamo decisamente di dare una risposta, non ci interessa avere una vetrina piatta, i social sono soprattutto ascolto e noi ascoltiamo e rispondiamo anche a chi è molto critico. Anzi, il mio obiettivo era avere in questo percorso critiche e commenti negativi ai quali rispondere. Ne abbiamo, per cui magari non tutti i diranno che è il massimo, ma il fatto di avere commenti negativi segna l’interesse e quindi almeno quel risultato è raggiunto.

 

 

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Quali canali avete deciso di occupare?

social-community-sgAbbiamo deciso di essere su tutti i canali ma di diversificare l’offerta. Innanzitutto perché riteniamo che la comunicazione social non possa essere standardizzata, ogni canale ha le sue funzioni, il suo uditorio e i suoi gusti. Una ricetta non va bene per tutti, abbiamo deciso di essere molto attenti a questo e non replichiamo contenuti. Abbiamo Facebook dove c’è la community del giornale, Linkedin che, essendo un canale professionale, è assolutamente nostro. Abbiamo Twitter social-community-lnkdche usiamo come ufficio stampa, abbiamo Youtube con una bravissima giornalista che si occupa di video, le strade d’impresa ci piace raccontarle anche per immagini e poi abbiamo Instagram.

Fare storytelling d’impresa

Forse è la cosa un po’ più originale, anche se ormai non è certo una novità. Può essere originale il fatto che un’associazione di categoria si apra a questo strumento che nasce per i giovani, ma oggi in realtà si allarga a un target di ogni età e ci siamo anche noi. Su Instagram raccontiamo la bellezza delle nostre imprese e le emozioni. Nelle Stories raccontiamo anche gli eventi, ma in realtà quello che facciamo in generale è raccontare l’impresa per stimoli, prodotti e processi. Poi, siccome moltissimi dei nostri progetti sono riferiti ai ragazzi raccontiamo le loro avventure, un progetto molto interessante è quello di Generazione Industria che parla di alternanza. Poi c’è il Pmi Day: una serie di eventi che riguardano più di cinquemila ragazzi di terza media e lo raccontiamo nelle Stories perché lì è assolutamente il loro canale.

 

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Consigli per la gestione dei canali?

social-community-sgIo continuo a formarmi, che è quello che consiglierei ai ragazzi più giovani. Il contesto dei social cambia di continuo, quello che vedo oggi non lo vedrò sicuramente tra un mese. Ci sono anche tante persone che millantano, quindi bisogna saper scegliere chi ascoltare. In realtà ci vogliono delle competenze: chi sa tutto di Linkedin probabilmente sa poco di analisi dati o di Instagram, quindi occorre trovare le proprie fonti e formarsi. Io ero giornalista e, per avvicinarmi al digitale, ho dovuto studiare. Sicuramente non sono un’esperta del settore, ma sono una persona con una grande voglia di imparare e una grande passione. social-community-igrAnche i più esperti tutti i giorni studiano, quindi quello che diciamo ai ragazzi che entrano nelle imprese è: studiate! Vale per tutti, ancora di più in un campo che tutti i giorni cambia.

Il vero valore aggiunto

Ho detto giornalista, ma perché un giornalista lavora nei social media? Perché oggi è molto importante saper raccontare e andare a fondo. C’è una riscoperta del valore, della lentezza, dei perché. La superficialità, che purtroppo è il difetto della nostra epoca, non va più. Se guardate le pubblicità si sono allungate come tempi, all’università si fanno addirittura corsi di studi sulla lentezza. Io penso che il giornalista sappia andare a fondo, soprattutto quello che ha la possibilità di fare un giornalismo un pochino più lento, di riflessione, di ragionamento. Se questa persona si mette dietro i social, magari con una redazione di persone che hanno diverse competenze, diverso entusiasmo e diversi stimoli secondo me può fare un buon lavoro. Poi se è un buon lavoro lo diranno i lettori, ma d’altro canto lo fanno e continueranno a farlo, per cui in questo scambio qualcosa di buono ne uscirà.

 

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Gestisci anche eventi importanti?

social-community-sgCome giornalista mi capita, sicuramente le cose più originali sono state le due edizioni di TedX Varese. È un evento che non ha bisogno di presentazioni e che ha un plus difficile da spiegare: il TedX è qualcosa che emoziona e quando stai su quel palco ti resta dentro un quid che vale la pena provare. Quindi, se vi capita, guardate qualche talk su Youtube perché ti lascia qualcosa nel cuore.

Ringraziamo moltissimo Silvia per averci spiegato, dal punto di vista pratico, come gestire e far crescere una social community. Se vi interessa approfondire l’argomento, provate uno di questi corsi Digital Coach:

Community Facebook
Web reputation & Social Media monitoring 

 

Le community con più follower su Facebook…

Essendo il social network dedicato allo svago, va da sé che i gruppi più seguiti tra le numerosissime social community di Facebook siano quelli in grado di strappare un sorriso a qualunque ora della giornata. Limitandoci a quelli italiani, altrimenti il discorso sarebbe troppo complesso, ecco i più celebri.

 

Calciatori Brutti

“Giochi a calcio e sei più brutto della meningite? Sarai inserito nel nostro album fotografico”. È il tremendo incipit della community più seguita in ambito sportivo che non lascia spazio a equivoci.

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Mamme che scrivono messaggi su WhatsApp

Chi di noi non ha mai ricevuto un messaggio esilarante dalla mamma? Ma anche da nonne, zie, ce n’è per tutti i gusti. Senza dimenticare i papà, nessuno sfugge alla dura legge dello screenshot.


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Casa Surace

“Siamo del sud, usciamo video” si legge sul sito della casa di produzione napoletana. Sfornano divertentissimi clip basate sui classici stereotipi delle famiglie dell’Italia meridionale.

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Il Milanese imbruttito

Chi non ha mai visto un’intervista imbruttita alzi la mano. L’archetipo utilizzato è quello del milanese nell’immaginario collettivo: snob, orgogliosamente ignorante e sempre di fretta. Perché il milanese “non è né in orario, né in anticipo, né in ritardo: è già lì!”.
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Lercio

Irriverente satira che prende in giro il cattivo giornalismo attraverso fatti reali, o inventati, proposti con titoli assurdi che stravolgono la realtà ponendosi all’esatto opposto di quanto percepito.

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Spinoza.it 

Dal 2005 si propongono come blog satirico collettivo, è la social community più datata tra quelle elencate. La loro satira è raffinata ma molto pungente, almeno quanto il loro nome (che infatti poco ha a che vedere col noto filosofo olandese).

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 …e quelle con più follower su Instagram

Le bellezze artistiche e i panorami mozzafiato di cui è ricca l’Italia, la fanno da padrone nel social dedicato esclusivamente alle immagini. Le community social più popolate del Belpaese non potevano che essere quelle che trovate qui sotto.


Igers Italia

Acronimo di instagramers, cioè gli utenti di Instagram, ripostano le foto più belle dei followers che inseriscono il tag Igers Italia nelle loro immagini.

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Vivo Italia

Community completamente dedicata alle bellezze artistiche e paesaggistiche italiane.

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Volgo Italia

Altra comunità dedicata alla nostra penisola.

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Yallers Italia

Come riporta la bio che si trova su Instagram, organizzano eventi e attività in Italia per far conoscere le persone e scoprire il territorio.

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Ronnie Venturino
Mi occupo di comunicazione e marketing. Ho unito la mia passione per l'universo digitale alle mie precedenti esperienze di scrittura e come video maker. Creo contenuti di valore ottimizzati in ottica SEO e mi sto specializzando in video marketing
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