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Conosci già il rebranding?

Sicuramente ne avrai sentito parlare o indirettamente l’hai visto, ma se non hai mai approfondito il discorso, questo è il posto giusto. Il rebranding non è altro che una strategia di marketing adottata da molte aziende per cambiare in piccola parte o totalmente il brand, il marchio o il nome di un prodotto. La vita di un’azienda può essere breve o lunga, ma un aspetto da considerare quando si è un imprenditore è il cambiamento. Tutto cresce e muta alla velocità della luce e chi pensa che fare sempre la stessa cosa porta agli stessi risultati in diversi momenti, sbaglia. Attenzione, non è obbligatorio né conveniente fare sempre rebranding, ma non bisogna neanche sottovalutare questo processo. 

Quando fare rebranding

Il processo  che porta al cambiamento del nome, del colore, del logo o di qualsiasi altra caratteristica del brand, può migliorare le condizioni di un’azienda, lasciarle invariate o addirittura peggiorarle. Ecco che diventa implicito analizzare costantemente i dati che possono portare ad effettuare un cambiamento. Grazie a questa analisi si può capire se l’aspettativa coincide con la realtà della vendita o con la considerazione del prodotto. Se mancano questi fattori è il caso di intervenire. Fare rebranding non significa semplicemente cambiare il colore del prodotto; è un processo molto più articolato che riguarda anche i valori e la mission dell’azienda. Quindi bisogna riflettere bene su quando e come attuarlo. 

Gli aspetti da considerare

Sono almeno 5 gli aspetti da considerare

  1. Il pubblico è cambiato. Se un’azienda si trova di fronte ad un mutamento a livello di target è naturale che deve pensare a come allinearsi con quest’ultimo. Stessa cosa se cambiano i trend, perché quello che va bene oggi non è detto che andrà bene domani. Basti pensare a livello di digital marketing come si trasformano costantemente i trend. Per questo motivo il rebranding può essere una buona soluzione
  2. L’azienda ha subito un forte danno alla reputazione. Capita in molti casi che per una serie di motivi il brand/servizio abbia bisogno di riqualificarsi. Un rebranding anche in questo caso può favorire l’avvicinamento col pubblico, creare una nuova segmentazione che conviva col problema del brand o ricreare la fiducia persa del consumatore
  3. L’azienda si è ampliata. Se quest’ultima ha deciso di ampliare il mercato e di espandersi deve essere preso in considerazione il fatto di dargli una nuova identità. Questa deve essere in linea con le aspettative dei nuovi consumatori e del nuovo ambiente 
  4. Errata segmentazione dell’offerta. In un ambiente come il marketing uno degli errori più comuni è quello di rivolgersi allo stesso modo a diversi consumatori. Se sto vendendo B2B non posso pensare di rivolgermi ugualmente ai consumatori quando vendo B2C e viceversa. Il pubblico diventa confuso perché non capisce in modo corretto quello che gli viene proposto
  5. Il prodotto/servizio si sta avvicinando al termine del suo ciclo di vita. Quando le vendite di questo sono in calo e il cambiamento è iniziato, bisognerà decidere se abbandonare del tutto il prodotto o fare rebranding.

 

 

Come farlo nel modo giusto 

Abbiamo visto i motivi per cui un professionista o un’impresa dovrebbe fare rebranding, ora cerchiamo di capire come attuarlo nel migliore dei modi. Conosci la frase di Warren G. Bennis “Se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai ad ottenere ciò che hai sempre avuto”?  E’ ricollegabile al concetto di rebranding. Se i tuoi incassi vanno male, se ti stai espandendo, se è cambiato il tuo pubblico e non fai niente per cambiare, resterai fermo allo stesso punto. Capiamo insieme come fare un buon rebranding, tenendo sempre a mente che tutto può variare da caso a caso. 

 

Quattro Step

  1. Analisi. Cerca di approfondire la situazione attuale del tuo prodotto/servizio/azienda ed individua quelli che sono i punti di forza, di debolezza, le opportunità e le minacce. Questo passaggio lo devi fare non solo in relazione alla tua impresa ma anche ai competitor. Cerca di capire cos’ha un altro brand che il tuo non possiede; non lo copiare, ma utilizza quei dati nella tua strategia. Altro consiglio quando si fa un’analisi di questo tipo è di chiedere a qualcuno di esterno, capita che chi è all’interno non si rende conto di cosa non va. 
  2. Brand concept. In questa seconda fase concentrati sulla mission, sui valori e sull’identità dell’azienda. Cosa vuoi trasmettere? Qual’è il tuo obiettivo?
  3. Pubblico. Considera sempre a chi ti stai rivolgendo, può sembrare una cosa scontata, ma non lo è. E’ fondamentale avere ben chiaro chi è il nostro utente, cosa desidera, che interessi ha. Solo in questo modo potrai catturare la sua attenzione. Capisci la sua necessità, il suo problema  e forniscigli la soluzione. 
  4. Identità di marca. Una volta strutturati ed approfonditi questi step c’è il passaggio finale che riguarda l’aspetto grafico, visivo e testuale del prodotto. Tieni sempre bene a mente le fasi precedenti e cerca di racchiuderle anche nella tua identità visiva. Ridisegna il logo, metti mano al sito, utilizza un linguaggio nuovo che trasmetta i tuoi valori. 

 

 

Rebranding parziale 

Come avrai capito il rebranding è fondamentale in alcuni casi, ma non sembra è necessario un cambiamento drastico. 

Vediamo il caso di Volkswagen. Andiamo agli inizi con il primo modello creato dall’azienda tedesca, il ‘Maggiolino’. La macchina è stata creata per il popolo, per fare in modo che fosse adatta a tutti e così è stato. Successivamente la ditta è diventata il simbolo della rivoluzione industriale e ha iniziato ad apportare delle leggere modifiche al logo, che nel tempo ha sempre mantenuto la sua forma originale. 

rebranding case history Volkswagen

Diversi anni dopo il regime nazista l’azienda tedesca ha dovuto affrontare lo scandalo chiamato ‘dieselgate’ (scandalo sulle emissioni) e di conseguenza ha adottato un strategia di rebranding reattivo. Dietro questa decisione secondo il responsabile marketing dell’azienda, Jochen Sengpiehl, c’è stato anche un motivo emozionale. Dalle indagini è emerso che Volkswagen aveva un’impronta troppo tedesca che prendeva le distanze dal grande pubblico. «La grande sfida è capire come introdurre le persone al mondo “elettrico”, vogliamo che le persone si divertano con noi. Dobbiamo diventare più colorati», così aveva affermato il CEO dell’azienda. Da qui è iniziato così il rebranding stilistico e dei valori che l’impresa tedesca voleva trasmettere legato in particolare alle automobili elettriche.

Rebranding totale 

Sono molti i casi dove è stato rivoluzionato il logo, la mission o addirittura il nome iniziale, questo per tutti i motivi elencati prima. 

Vediamo alcune case history interessanti

1) DROPBOX

rebranding dropbox

 

Dropbox ha avuto un rebranding costante in 10 anni ma a tratti impercettibile. L’azienda americana che si occupa di file hosting ha iniziato il suo percorso, a livello di brand, con dimensioni 3D e con i colori che volevano ispirare fiducia sulle tonalità dell’azzurro. Nel 2007 infatti, Drew Houston CEO di Dropbox, progetta la prima identità grafica con l’immagine di questa scatola che esprime la funzionalità del servizio: archiviare e raccogliere dati. Successivamente inizia il viaggio verso il flat design in concomitanza con la creazione dell’app per Ios.

 

rebranding dropbox

 

Piano piano si appiattisce la scatola iniziale e questa diventa la nuova identità visiva del brand. Dropbox descrive così il proprio marchio:  “Il logo è semplice, funzionale e pensiamo sia un po’ come noi.È riconoscibile sia nel piccolo che nel grande formato, funziona a colori e in bianco e nero ed è fatto di forme solide e robuste che reggono bene in ambienti fisici. È costruito per durare”. La loro intenzione è quindi quella di adeguarsi al cambiamento senza perdere la propria identità e facendo capire all’utente come di questo brand ci si possa fidare. Il vero cambiamento avviene nel 2015 quando, insieme allo studio di design Collins, Dropbox decide per un rebranding più aggressivo che vuole rappresentare la rivoluzione del mondo digitale e non solo. L’utente deve essere non solo un lavoratore ma anche un creativo, ecco perchè al classico logo blu si creano delle versioni colorate sempre con lo stesso styling. 

 

rebranding dropbox

 

2)  PREMIER LEAGUE

rebranding premier league

Se sei un appassionato di calcio non puoi non esserti accorto del rebranding fatto dalla Premier League. La serie del campionato inglese più famosa è sempre stata fedele, dal 93′ al suo logo reale con leone e sponsor incorporato. Negli anni, infatti, ha subito cambiamenti ma solamente dal punto di vista stilistico. Forse tutto un pò troppo statico? Ecco che nel 2016 arriva la grande trasformazione che porta ad un rebranding totale, non solo dal punto di vista stilistico, ma anche dei valori. 

rebranding premier league

“Offrire un aspetto grafico vivace e dinamico per la Premier League è stata una sfida da non sottovalutare. Stanno entrando in un nuovo aspetto della trasmissione, ed è il loro primo logo senza sponsor”, così afferma Nick Moody, capo produzione di Premiere League. L’impatto che hanno voluto dare con questo rebranding è stato sicuramente molto forte e non sono mancati i commenti sarcastici sul web. La verità è che è stato in seguito apprezzato perchè mostra i valori della forza, della dinamicità e dei veri campioni che ci sono nelle partite trasmesse dalla Premiere League. Insomma un approccio nuovo anche in visione del cambiamento digitale. 

 

 

3) BUDWEISER

Nata nel 1876 Budweiser è una delle birre americane più conosciute al mondo ancora oggi. Inizialmente il suo è un logo fin troppo articolato che non mostra la stessa semplicità di cui si parla nella mission e che in ogni caso dovrebbe rappresentare una bevanda come la birra. Negli anni è stato modificato fino ad arrivare al logo attuale: semplice, definito e che racchiude tutti i valori americani. In questo caso il rebranding è stato necessario per adattarsi al cambiamento, infatti non ha modificato solo il logo ma anche i messaggi veicolati dalle campagne pubblicitarie. 

 

rebranding budweiserrebranding budweiser

 

 

 

Il rischio del rebranding 

Fino ad ora abbiamo parlato di come attuare una buona strategia di rebranding, ma non sempre il cambiamento nel marketing è positivo. Bisogna pur sempre considerare il nostro pubblico di riferimento e pensare se potrà gradire o meno la novità. Mentre nel caso di Airbnb i co-fondatori hanno deciso di andare oltre i primi giudizi, “Gap” si è fermata ed è tornata alle origini. 

rebranding gap

 

Il nuovo logo di Gap è stato un grande flop, al pubblico infatti non è piaciuta per niente l’idea. Nonostante la “scatola blu”, elemento distintivo, è stata mantenuta, mancava qualcosa. L’utilizzo del font diverso e lo sfondo bianco hanno subito creato un parere unanime tra le persone che hanno bombardato i social con commenti negativi sul nuovo logo. Gap ha così richiesto agli utenti una partecipazione per la creazione del nuovo logo, la decisione finale? Gap ha deciso di tornare al vecchio logo senza alcun cambiamento. Questo insegna come il rebranding può essere anche un rischio, ma dagli errori non si può fare altro che imparare. 

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saracocco
Laureata in Scienze e Tecnologie delle Arti e dello Spettacolo. Innamorata dei viaggi, amante del digitale. Inseguo le mie passioni e ne faccio una realtà.