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Cosa accadrebbe se gli artigiani aprissero le porte delle loro botteghe e laboratori e condividessero con le persone non solo le loro creazioni, ma anche il loro sapere e la loro storia? È quello che ha voluto scoprire Italian Stories, e la risposta è stata più che positiva!

Italian Stories è il primo portale di turismo esperienziale in Italia, nato nel 2015 con l’obiettivo di far conoscere il vero Made in Italy contemporaneo. Tramite Italian Stories è possibile vivere un’esperienza a stretto contatto con gli artigiani, visitare il loro laboratorio, o partecipare a workshop dove imparare a creare un oggetto con le proprie mani.

Italian Stories offre esperienze in tutta Italia. Sul sito si trovano le esperienze divise per regione o per tema, si effettua la prenotazione e il pagamento direttamente online tramite il sito e poi via, pronti a vivere una bellissima esperienza a contatto con i creatori del Made in Italy, direttamente a casa loro! Per parlarci del progetto e di come si è fatto conoscere ho intervistato la co-fondatrice di italian Stories, Eleonora Odorizzi

 

 

italian stories

Cos’è e come è nato Italian Stories?

Eleonora Odorizzi italian stories goccia

Come hai spiegato tu, si tratta di un portale online come ce ne sono tanti oggi, in cui è possibile scegliere anziché un prodotto “concreto”, un prodotto esperienziale: la possibilità di vivere un momento più o meno lungo all’interno di una bottega di un artigiano italiano, o di un produttore del reparto dell’agroalimentare. Sul nostro portale si può esplorare sia per regione, quindi a livello geografico, sia per tipologia di materiale lavorato (metallo, tessuti, o anche cibo), e individuare l’esperienza che si ritiene più adatta. Non è detto che per forza debba essere un’esperienza circoscritta all’ambito turistico: molte persone la regalano, o addirittura c’è chi la sceglie per creare le proprie fedi per il matrimonio.
Ci sono tante realtà diverse ma prevedono sempre l’incontro e la conoscenza diretta di un artigiano. Si può scegliere una visita in cui l’interazione con la materia è più limitata e c’è più una spiegazione dell’artigiano di quella che è la sua attività, oppure si può scegliere di fare qualcosa insieme a lui o lei. Non si parla ovviamente di apprendere i segreti dell’artigianato nel tempo di mezza giornata, un paio d’ore o in alcuni casi anche di una settimana di lavoro; però si possono sicuramente fare delle esperienze più o meno approfondite. Parlo per esempio di una settimana di lavoro perché abbiamo un’artigiana delle Marche, a Pesaro, che è una designer di scarpe e propone un’esperienza molto approfondita in cui insieme a lei si costruisce un paio di scarpe. Dura circa una settimana, con la possibilità di conoscere meglio il territorio circostante.  

 

italian stories banner

 

italian stories

Come avete trovato inizialmente gli artigiani con cui collaborare, e come hanno risposto quando avete presentato loro il progetto? E che riscontro avete avuto dai partecipanti alle visite e ai workshop che proponete? 
Eleonora Odorizzi italian stories goccia

Visto che si parla di 5 anni fa, periodo in cui la parola turismo esperienziale non era ancora molto conosciuta, mentre adesso sembra quasi che esca dalle orecchie, allora era effettivamente agli albori; stiamo parlando proprio degli albori di questo tipo di proposta strutturata in questo modo. In realtà è sempre stata un’esperienza fare un viaggio e conoscere delle realtà diverse dalle nostre; però strutturato come lo conosciamo adesso, sicuramente allora era agli inizi. Oggi per esempio abbiamo anche AirBnB experience che propone proprio prodotti turistici di questo tipo, quindi è già entrato nel nostro linguaggio quotidiano. Allora, contattare gli artigiani e proporre qualcosa di questo genere era… strano? E anche un po’ difficile da capire per loro, perché quello che proponiamo non è la vendita e la condivisione del loro prodotto fisico, materiale, cosa che era sempre stata fino a quel momento, ma la condivisione della loro conoscenza, della loro capacità di trasmettere emozioni e sapere.

Agli artigiani sembrava un po’ strano poter “commerciare” o comunque condividere la loro conoscenza, però si sono resi conto che poteva essere un momento interessante di confronto con persone interessate a conoscere meglio la loro realtà, che in un certo qual modo potevano apportare un contributo di innovazione alla loro attività. 

Italian stories_artigianato

All’inizio li contattavamo direttamente proponendo la nostra idea, e devo dire che abbiamo sempre avuto delle risposte positive, nonostante il primo momento di perplessità. Ricordo in particolar modo la prima telefonata e la prima chat con Marisa Convento, che è una impiraressa super dotata nel far conoscere la sua attività molto particolare, che nasce a partire da un prodotto tipico di Murano che sono le conterie, delle micro perline lavorate per secoli non soltanto a Venezia dalle impiraresse, ma in tutto il mondo. Lei era molto sorpresa, ma è entrata subito nell’atmosfera, ha capito subito di cosa si poteva trattare, e da allora è sempre stata una delle nostre più attive sostenitrici e promotrici, anche come artigiana. Quindi all’inizio un po’ di perplessità, ma subito grande interesse.

 

Grande interesse anche da parte dell’utenza, che fin dall’inizio è stata interessata all’attività artigiana italiana, con un interesse specifico per quello che raccontavamo soprattutto tramite gli strumenti digitali come Facebook e Instagram. Diverse persone, non soltanto in italia ma in tutto il mondo, si sono interessate ad approcciare questa realtà per conoscerla più da vicino e dall’interno; abbiamo avuto visitatori un po’ da tutto il mondo. 
C’è interesse anche da parte dei tour operator, che sono più sensibili a questi temi, e che iniziano a proporre esperienze sempre più particolari anche ai loro clienti.

 

Lo storytelling nel marketing esperienziale

italian stories

In che modo riuscite a raccontare le storie degli artigiani con il digitale e a invogliare le persone a vivere un’esperienza? 

Eleonora Odorizzi italian stories goccia

Cinque anni fa, quando è nato il progetto, una delle prime cose che abbiamo notato è che non c’era assolutamente materiale online che raccontasse quello che succedeva dentro le botteghe, che noi conoscevamo tanto bene per esserci stati e averle frequentate per una questione personale, ma sembrava che non fosse interessante raccontarle. In realtà molto spesso vi succedono delle cose veramente eccezionali. Quindi ci siamo resi conto che una delle prima cose che avremmo dovuto fare, visto che ovviamente viviamo nella civiltà dell’immagine, era raccogliere e creare del materiale fotografico ma anche di testo che raccontasse quello che succedeva nelle botteghe. Anche perché proponendo questo tipo di esperienza online, l’unico modo che avevamo per convincere le persone era far vedere materialmente di cosa si trattasse. Abbiamo creato una sorta di format che utilizziamo ancora oggi, per il racconto delle attività e della vita dell’artigiano in bottega. 

Nello sviluppo della costruzione del materiale iconografico che utilizziamo tutt’ora su Italian Stories, abbiamo avuto il supporto di una rete di “storyfinder“: fotografi più o meno professionisti in tutta Italia, che condividessero l’idea di fondo del progetto di far conoscere meglio il vero Made in Italy, e quindi ci hanno supportato andando a scattare fotografie in tutta Italia, cosa che altrimenti noi non avremmo potuto fare. Questo format lo stiamo utilizzando tutt’oggi nella creazione di materiale che poi riproduciamo sia nel nostro sito, sia attraverso i social media, sia gli strumenti digitali degli artigiani stessi con cui collaboriamo, e degli enti locali con cui oggi siamo arrivati a lavorare, che ci contattano da varie parti d’Italia e che ci chiedono di aiutarli a costruire questo tipo di prodotto turistico e tutto quello che è il contorno, cioè la narrazione digitale.

 

 

Dal digitale all’offline: il libro “mani” nato dal crowdfunding

Per noi è stato importante all’inizio far passare la narrazione digitale attraverso gli strumenti social, quindi Facebook e Instagram, cosa che ci è servita per creare una Community molto importante di persone che seguissero il nostro progetto.
A un certo punto peritalian stories intervista orafaò ci siamo resi conto di avere tanto materiale che era un po’ un peccato che rimanesse soltanto a livello digitale. E quindi, forse questa è una cosa meno conosciuta, abbiamo lanciato un crowdfunding su Kickstarter per la creazione di un libro, che si chiama “Mani”, in cui raccoglievamo alcune delle storie degli artigiani, raccontandole su carta. 

La proposta di questo libro è piaciuta molto anche a Kickstarter, che ci ha promosso attraverso la loro newsletter e il loro sito, e in questo modo siamo riusciti ad arrivare ovunque: il progetto di questo crowdfunding è stato supportato da persone di tutto il mondo, e il libro è stato poi spedito in Giappone, Russia, Hawaii, Cile… le storie degli artigiani italiani sono andate un po’ ovunque, anche su carta e non solo su digitale.

 

 

Presenza digitale di Italian Stories: web e social

italian stories

Che canali digitali utilizzate per promuovere Italian Stories? Ci sono delle piattaforme che vi aiutano più di altre?

Eleonora Odorizzi italian stories goccia

Come sapete il mondo dei social è arrivato a un punto in cui la costruzione della Community non è più qualcosa di organico: purtroppo non dipende più soltanto dai contenuti e dalla qualità dei contenuti che vengono postati, ma dipende molto dalla possibilità di investimento a livello economico in pubblicità su queste piattaforme. La politica di Facebook da qualche anno e da qualche tempo anche su Instagram è diventata quella di “ti rendo visibile se mi paghi”. Quindi chiaramente questo aiuta poco realtà come la nostra, che creano dei contenuti di valore, che però poi, nonostante il numero di persone che effettivamente ci segue, viene visualizzato molto poco. Quindi direi che ad oggi Facebook è una realtà che usiamo molto poco. Prediligiamo l’utilizzo di Instagram come piattaforma di condivisione, anche se cerchiamo di lavorare costruendo contenuti che poi vengono fatti circolare attraverso gli artigiani stessi o altri enti con cui lavoriamo. Italian Stories lavora molto sul passaparola, non soltanto digitale ma anche reale. 

 

Il blog di Italian Stories

italian stories

Perché la scelta di portare avanti un blog e come vi aiuta nella vostra promozione?

Eleonora Odorizzi italian stories goccia

Il blog nasce alcuni anni fa anche dalla richiesta di alcune blogger che ci hanno proposto i loro articoli, quindi chiedendoci di pubblicare all’interno del nostro blog le storie di artigiani con cui loro erano in contatto, o semplicemente andando a conoscere più da vicino artigiani che già collaboravano con noi, raccontandoli sul loro blog e contemporaneamente anche sul nostro. Anche il blog è nato dall’interesse della Community che ci seguiva, a partecipare all’obiettivo di italian Stories. In questo senso i contenuti condivisi vanno sempre in un’ottica di far conoscere al meglio la realtà del Made in Italy. Chiaramente c’era il risvolto tecnico-pratico: un blog aiuta anche a far conoscere la piattaforma perché veicola il modo diverso i contenuti che vengono proposti tramite lo strumento principale che è il portale, ed è un modo più approfondito per raccontare le storie

 

 

 

Il futuro del marketing esperienziale

italian stories

Hai qualche considerazione sul marketing esperienziale per promuovere territorio, artigianato e Made in Italy?

Eleonora Odorizzi italian stories goccia

Come ti dicevo stiamo lavorando con diversi enti a livello nazionale – e stiamo cercando di capire se riusciamo ad allargare anche oltre i confini – che hanno capito che questo tipo di strumento può essere interessante per far conoscere il loro territorio da vie traverse, senza lavorare su quelli che sono gli highlights culturali tradizionali del territorio, ma andando a toccare dei temi che sono forse al momento in secondo piano ma che sicuramente possono servire per affascinare maggiormente le persone e far conoscere la realtà locale in modo più sfaccettato: non soltanto da un unico punto di vista, che in alcuni casi può essere quello del turismo sportivo, del turismo naturalistico, ma far capire che la realtà di un territorio è fatta tanto dalle persone, da un tessuto sociale ed economico che ha dei riflessi anche nell’ambito culturale, quindi penso anche al fatto che questo tipo di attività artigianali viene segnalato dall’Unesco come Patrimonio Intangibile dell’Umanità. Tante di queste attività artigiane stanno un po’ sfuggendo, non ce ne rendiamo conto ma pian piano diventando sempre meno conosciute, frequentate, applicate, e sempre meno comprate, rischiano di sparire; ma di fatto sono un patrimonio di ricchezza, di conoscenza e di cultura che ha tantissimi secoli e quindi è importante veicolarlo anche per conservare la pienezza di quello che una realtà può raccontare di se stessa. 

italian stories

A nome mio e di Digital Coach ti ringrazio per la disponibilità e ti auguro in bocca al lupo per questo bellissimo progetto che è Italian Stories!

 

 

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Angela Salvaterra
Laureata in traduzione e interpretariato, amante della natura e dei viaggi zaino in spalla. Da sempre incuriosita dalla comunicazione e attenta alla sostenibilità. Studio digital marketing per applicarlo alle mie due passioni: la green economy e il turismo