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IBS.it è diventato maggiorenne. Ha compiuto da poco 18 anni la libreria online più famosa di Italia, anche lei nativa digitale come molti dei suoi coetanei.

IBS.it nasce il 3 giugno 1998, un’epoca in cui i Social Media dovevano essere ancora inventati. Da punto di riferimento per l’E-commerce in Italia, IBS.it rivendica oggi il suo ruolo di leader nel Social Media Marketing,  attraverso scelte intelligenti di Social Engagement e tecniche (per dirla con parole loro) di “potatura e fertilizzazione” della community.

In un contesto in continua trasformazione, a rimanere fermo rimane soprattutto un punto: parlare di libri è più Social dei Social!

Quello che è successo in questi anni, cosa sta accadendo ora e una previsione di come sarà il futuro ce lo racconta Matteo Baldi, Social Media Manager di IBS.it

ibs.itQuali sono i fattori chiave del Social Media Marketing per IBS.it?

Penso siano tanti e declinati negli specifici delle attività di riferimento. Nel caso di una libreria online come IBS.it , la funzione chiave che il Social Media Marketing mette sul piatto dei librai digitali, è quella di poter intrattenere un dialogo contestuale con il cliente.  Ci dà quindi la possibilità di diffondere la conoscenza del nostro brand molto legato al libro. 

I Social Media come Facebook o Twitter, e tutti quelli che si sono aggiunti via via nel corso di questi ultimi anni, sono una finestra sul mondo   che trovo interessante. Sono un sismografo, un termometro efficientissimo per percepire in tempo reale quel che si muove nel proprio ambito operativo e nel mondo in generale. È importante, quindi, conoscerlo, perché i libri sono un prodotto che parlano del mondo in cui si inseriscono e circolano.

 

Su quali canali Social siete presenti?

Siamo presenti su Facebook con una pagina viva e frizzante, che ha varcato da poco il Rubicone dei 300.000 like, anche se sappiamo che questo è solo uno dei parametri, non necessariamente il più importante. Siamo anche su Twitter attraverso il quale cerchiamo un dialogo con un diverso tipo di interlocutore, altrettanto importante per noi, e cioè gli editori. Da poco abbiamo anche inaugurato un canale YouTube che stiamo popolando con le interviste che realizziamo con gli autori. E poi, naturalmente, Instagram, alla cui linea editoriale stiamo lavorando proprio adesso.

 


 

Come ha vissuto IBS.it la grande accelerazione e l’evoluzione della comunicazione tramite i canali Social?

I librai hanno una nomea che forse non meritano del tutto, che è quella di essere dei topolini (non da biblioteca ma da libreria!), abituati a muoversi tra le mensole ma un po’ spaventati dal contatto con il mondo esterno.

Questa visione romantica sarebbe da attualizzare (in particolare per gli aspetti positivi) ma forse non è quella che inquadra meglio i librai digitali. IBS.it ha compiuto diciott’anni da poco e diciott’anni su Internet, oggi, sono un bel pezzo di strada. Noi, in particolare, abbiamo interpretato quello che è successo sulla rete, per chi legge i libri, in questi ultimi anni, con la nuova versione del sito.

I Social Media sono una cosa fantastica, ci permettono veramente di dare corpo e voce quotidiana al nostro dialogo con i lettori, con i clienti attraverso la pagina Facebook o con un Tweet, o guardando della foto su Instagram. Diciamo che è proprio un lavoro quotidiano quello che facciamo sui Social, rispetto al quale io vedo solo cose buone. È qualcosa che si affianca all’attività commerciale, della libreria vera e propria, dando la possibilità di entrare nel merito del nostro prodotto.

La community che fa capo alla pagina di IBS.it è una community che ha voglia di essere “ingaggiata”, per usare un termine caro ai marketer. Cerchiamo di interpretare il mezzo come un’opportunità per tastare il polso ai nostri utenti e sapere quel che gli piace leggere, cosa gli piace condividere. La lettura è un atto che richiede solitudine, ma parlare della lettura è decisamente Social.

 

Quali sono le strategie di IBS.it e quali gli strumenti per poter profilare i vostri clienti ?

 Se il numero dei like non tasta il polso o non corrisponde a una community effettivamente interessata a quello che poi si trova sulla pagina, analizzare solo quel dato lascia un po’ il tempo che trova. Abbiamo cercato di costruire e di profilare una community attraverso una serie di like campaign che facessero leva su qualcosa di prettamente letterario.

La maggior parte dei like li abbiamo ottenuti quindi, con le citazioni di scrittori. Citazioni variamente declinate, spesso in modo piuttosto ironico. Abbiamo fatto questo cercando di portare a compimento un esercizio complicato ma necessario: quello di non salire in cattedra, di non pretendere di dare lezioni a nessuno ma cercando semplicemente di instaurare un dialogo sulla base di una passione condivisa che noi sentiamo fortemente.

Facebook è oggi la piattaforma sulla quale si può intrattenere il dialogo più articolato rispetto, per esempio, a Twitter, che comunque offre opportunità interessanti. Facebook prevede oggi un cruscotto con degli strumenti estremamente sofisticati, tramite algoritmi che vanno affinandosi di giorno in giorno e che permettono di individuare delle platee, dei target molto ben profilati.

Se voglio impostare una campagna sui thriller e i gialli, posso andare a scegliere con estrema precisione le persone alle quali poi declinerò tutto il tema, in forme diverse. Da un lato mostrerò la proposta commerciale associata a quella promozione e dall’altro cercherò di creare dei contenuti che siano interessanti e che possano generare voglia di interazione negli utenti: per esempio, una citazione tratta da classici del genere, la recensione, il redazionale oppure anche il rilancio di recensioni fatte dagli utenti, l’intervista all’autore, attraverso un palinsesto che è via via sempre più in crescita e da scoprire.

 

 

Come si è comportato IBS.it in occasione del lancio del nuovo sito, sul tema del Social Customer Care?

Siamo stati obbligati a tenerne conto. Dal momento in cui un marchio, una libreria come IBS.it, mette piede nel mare magnum dei Social Network ne deve accettare anche la caratteristica più evidente che è la reciprocità del mezzo. Quando abbiamo tolto al sito quel vestito che portavamo addosso da diciott’anni, i Social ci hanno dato un riscontro immediato.

Noi, invece che arroccarci rispetto, alle critiche che ci venivano mosse, abbiamo cercato di trasformare la nostra pagina Facebook in una sorta di forum, accogliendo le proposte, le obiezioni, le critiche e rassicurando i nostri utenti che tutto quello che dicevano per noi era prezioso. 

“Diteci tutto quello che non vi convince e tutto quello che vi piace, perché il sito è un work in progress, che vorremmo cercare di rendere il più possibile simile al negozio, alla libreria dei vostri sogni. Un posto dove vi piaccia stare, passare del tempo, comprare dei libri, comprare dei prodotti di intrattenimento culturale”.

È stato un grosso lavoro in sinergia con il Customer Care che è uno dei nostri fiori all’occhiello, ne andiamo orgogliosi. È un lavoro difficile da fare in trincea e fondamentale per ogni attività di E-commerce che si rispetti. Naturalmente il lavoro continua: il sito lo abbiamo lanciato a novembre 2016 e ancora cerchiamo di fare tesoro delle osservazioni, dei consigli, dei suggerimenti e delle proposte di migliorie, che ci vengono dalla nostra community.

 

Fra due anni, in che modo pensi cambieranno i fattori chiave del Social Media Marketing per IBS.it?

Mi piacerebbe poter rispondere con cognizione di causa. Se avessi un’idea di cosa sarà da qui a due anni potrei muovermi molto bene!  Mi immagino una comunicazione sempre più simultanea e improntata alla multimedialità.

Da un lato vedo una frammentazione, un calderone di “proposte”, di novità alcune delle quali noi siamo pronti a recepire, altre no. Alcune attecchiscono e riescono a dare buoni frutti, altre rimangono solo dei suggerimenti, delle indicazioni per quello che potrebbe venire.

Bisognerà inoltre misurarsi con quelli che non sono attualmente considerati dei Social Network a tutti gli effetti ma che, nella pratica, lo sono come Telegram o WhatsApp. Questa è una frontiera interessante, ed è stimolante cercare di immaginare quali risposte di marketing si potrebbero dare in quegli spazi, sia per ragioni tecniche ma, soprattutto, concettuali e ideologiche, perché la maggior parte della gente considera quegli spazi degli spazi privati.

E poi ci sono i giovanissimi. Soltanto loro potranno fornire una risposta a questa domanda. Io ho provato a studiare Snapchat, ma forse sono fuori tempo massimo! C’è una questione di ricambio generazionale. Un fattore pedagogico.
Immagino che i contenuti continueranno a dettare la linea, e spero che i Social Media troveranno un proprio equilibrio tra l’essere uno spazio dove la gente possa continuare a confrontarsi e relazionarsi, e un territorio di conquista dove tutti noi brand vogliamo mettere la nostra bandierina.
Quello che auspico è che si riesca a trovare un equilibrio virtuoso.

 

 

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Paolo Brizzi
Anni di esperienza in un'importante realtà di commercio al dettaglio, mi hanno fatto scoprire il Digital e l'E-Commerce.
Da allora il (mio) mondo, non è stato più lo stesso!
Oggi mi occupo di Content Marketing e SEO Copywriting, scrivo sul Blog di Digital Coach e seguo i miei sogni digitali.
Appassionato di vela e navigazione, sono skipper e istruttore di altura.
Amo la musica. Suono in una rock’n’roll band.
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