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Google PageSpeed Insights è uno dei molti tool che il motore di ricerca mette a disposizione dei web master, ma a cosa serve esattamente? Detto in poche parole, questo strumento consente di monitorare una delle metriche più importanti di un sito: la velocità di caricamento. Se pensi che si tratti di un dettaglio e che il tuo sito possa funzionare anche se è un po’ lento, mi spiace ma devo deluderti. Secondo diverse ricerche, infatti, una pagina rapida è uno degli elementi essenziali per ridurre la bounce rate (il numero di utenti che “rimbalzano” dal tuo sito senza interagirci). Uno studio Google del 2017 afferma che tempi di caricamento molto lunghi (tra i 6 e i 10 secondi) possono aumentare la bounce rate del 123%. Ma niente paura: Google PageSpeed Insights è pronto ad aiutarti. Lo strumento ti può infatti segnalare cosa rallenta la tua pagina, e come risolvere il problema.

 

Cos’è Google PageSpeed Insights?

Per usare un po’ di linguaggio tecnico, Google PageSpeed Insights è un’API, acronimo di application programing interface. In sostanza, si tratta di una serie di istruzioni e comandi dati al computer in linguaggio di programmazione e accessibili in remoto. Nel mondo dell’informatica, le API servono essenzialmente a evitare ripetizioni inutili e a far usare il codice a chiunque. Una volta che ho accesso a una determinata API, infatti, posso “richiamarla” e le istruzioni vengono eseguite, senza dover riscrivere tutto il testo. Cosa vuol dire tutto questo per il tuo sito? Semplicemente, che puoi limitarti a utilizzare il programma creato da Google, senza doverti preoccupare di ottenerne uno fatto su misura. E puoi farlo in maniera molto semplice: basta recarsi sul sito ufficiale di Google PageSpeed Insights, inserire l’URL del tuo sito e lasciare che il test di velocità termini. 

 

 

 

Come funziona Google PageSpeed Insights?

Una volta inserita l’URL della pagina che vuoi analizzare, dovrai attendere alcuni secondi mentre Google PageSpeed analizza il codice. Appena avrà finito, ti troverai davanti un rapporto che parte con un numero. Si tratta di un valore generico in centesimi che indica la velocità della pagina: qualunque valore sotto il 50 è considerato lento, mentre fino a 90 il sito è nella media. È però fondamentale capire il motivo di questo giudizio: per farlo, bisogna guardare il resto delle informazioni. Il rapporto è diviso in tre sezioni. Le prime due sono i dati ottenuti tramite un test “di laboratorio” e di quelli provenienti dal mondo reale. Sulla base di queste informazioni, Google PageSpeed Insights elaborerà una valutazione del tuo sito e suggerirà come migliorarlo nella terza e ultima sezione.

 

I dati realiGoogle PageSpeed - strada

La prima parte del rapporto fornito da Google PageSpeed Insights si basa su uno strumento chiamato Chrome User Experience Report (abbreviato in CrUX). Questo strumento misura la performance del tuo sito negli ultimi trenta giorni, e la paragona alla media delle pagine analizzate da Google. Per far capire a colpo d’occhio la situazione della pagina, i diversi valori sono evidenziati con un colore e un simbolo. Rosso con un triangolo indica un parametro lento, arancione con un cerchio uno nella media e verde con un check mark uno veloce. Ma di quali parametri parliamo, esattamente? In questa parte del rapporto, Google PageSpeed Insights esamina l’FCP (First Contentful Paint) e l’FID (First Input Delay). Se entrambi sono veloci lo è anche la pagina. Se invece almeno uno dei due è lento trascina con tutto il giudizio. In tutti gli altri casi, il sito è “nella media”.

 

Google Page Insights: FCP

L’FCP misura il tempo tra l’apertura della pagina da parte dell’utente e la comparsa del primo contenuto sullo schermo del visitatore. Si tratta di un parametro estremamente importante: grazie all’apparire di un testo, un’immagine o anche solo uno sfondo, infatti, l’utente ha la conferma che la pagina si stia effettivamente caricando. Questo tende ovviamente a limitare la bounce rate rispetto a un sito che mostra per diversi secondi uno schermo bianco. Secondo Google PageSpeed Insights, un sito veloce ha un FCP inferiore ai 1.000 millisecondi (ossia un secondo). Una performance che arrivi fino ai 2.500 ms è considerata nella media, mentre sopra una simile cifra il sito è classificato come lento.

I dati dell’FCP

Il tool ti fornirà due dati: in primo luogo, una barra che mostra a colpo d’occhio quanti utenti hanno avuto una performance veloce, nella media o lenta, codificata con i colori di cui abbiamo parlato. Inoltre, il rapporto conterrà il dato preciso della novantesima posizione in percentuale discendente. Quindi, la media di quegli utenti che si classificano come il novantesimo su cento per velocità. Questo per aiutarti a individuare le esperienze più frustranti sul tuo sito: se il dato dice “veloce” hai fatto un ottimo lavoro!

 

Google Page Insights: FIDGoogle PageSpeed - velocità

Se l’FCP misura il tempo di caricamento della pagina, l’FID si occupa di quando l’utente ha già visualizzato in contenuto del sito. Questo parametro, infatti, misura il tempo tra un input del visitatore e la risposta del browser. Ad esempio, potrebbe monitorare il tempo tra il click su un link e l’attivazione del link stesso da parte del sito. In sostanza, Google PageSpeed Insights sta misurando quanto la tua pagina sia “reattiva”, e in questo caso i tempi devono essere estremamente rapidi. Un voto di “veloce”, infatti, richiede un FID inferiore ai 50 ms: una volta che l’utente clicca da qualche parte sulla tua pagina, il sito dev’essere rapido a rispondere! Per rimanere nella media il FID deve restare sotto i 250 ms, mentre qualunque valore superiore è classificato come lento.

I risultati del FID

Come per l’FCP, nel rapporto vedrai una barra colorata con le percentuali di utenti veloci, nella media e lenti, e il dato preciso di un certo gruppo. In questo caso, però, si parla della novantacinquesima posizione: l’FID è talmente importante che il parametro utilizzato dev’essere più severo.

 

Una nota finale

Per poterti dare le informazioni sull’FCP e l’FID, Google PageSpeed Insights ha bisogno di una certa mole di dati. Se il tuo sito ha un volume di traffico molto basso, potresti visualizzare un messaggio di errore. Questo significa semplicemente che non ci sono abbastanza visitatori per ottenere dati statisticamente significativi. Se succede una cosa del genere, niente paura: ti puoi sempre basare sui dati di laboratorio, di cui parleremo tra pochissimo. E stai pur certo che con un sito veloce e contenuti di qualità avrai presto un numero di utenti abbastanza elevato per le esigenze di Google PageSpeed Insights!

 

 

 

Dati di laboratorio

Dopo aver esaminato il traffico del tuo sito, Google PageSpeed utilizza un altro potente tool, chiamato Lighthouse, per verificarne la velocità. In questa sezione troverai una serie di dati basati su una simulazione di caricamento della tua pagina.Per la precisione, verranno misurati e mostrati i seguenti parametri:

Google PageSpeed - discrepanze

  • L’FCP 
  • L’FMP (First Meaningful Paint), ossia il momento in cui la pagina carica e visualizza il contenuto principale. Per esempio, il testo di un articolo per un blog
  • Lo Speed Index, una metrica che rappresenta la velocità di caricamento dei diversi contenuti
  • Il TIT, vale a dire Time to Interactive. Si tratta del tempo che la pagina impiega per poter rispondere a un input dell’utente, pur senza essere totalmente caricata.
  • La First CPU Interactive, ossia il momento in cui la pagina ha finito il caricamento ed è attiva al minimo. Si tratta di una metrica importante, perché mostra in quanto tempo la pagina è pronta a eseguire istantaneamente gli input del visitatore
  • L’Estimated Input Latency, un parametro fondamentale che misura il tempo tra l’input dell’utente e l’esecuzione del comando da parte della pagina. Se il parametro va sopra i 100 ms, il visitatore percepirà la pausa e avrà l’impressione di un sito lento

Come per i dati reali, anche in questo caso Google PageSpeed Insight usa i colori rosso, arancione e verde per indicare a colpo d’occhio la velocità della pagina.

Google PageSpeed Insights e le discrepanze

Tieni presente che, a causa delle variabili del mondo reale (connessioni più o meno veloci, macchine meno performanti eccetera), i dati reali potrebbero mostrare un risultato diverso da quelli di laboratorio. Se il tuo pubblico medio si connette da computer piuttosto vecchi, ad esempio, i dati reali saranno peggiori di quelli simulati dall’API Google.

 

Le verifiche di Google PageSpeed Insights

L’ultima parte del rapporto è costituita dalle verifiche. Google PageSpeed esegue un’altra divisione, e parla di Opportunità, Diagnostiche e Verifiche Passate. La prima sezione indica i consigli per migliorare la velocità del sito. Potresti dover ridurre le dimensioni delle immagini, o intervenire sul codice della pagina. Consiglio comunque di visualizzare questa parte del rapporto insieme a un programmatore, visto che i suggerimenti possono essere piuttosto tecnici. Le diagnostiche forniscono informazioni ulteriori che paragonano la pagina a una serie di best practices per programmatori. Infine, le verifiche passate ti informano di quali test la pagina abbia superato. Insomma, dopo averti detto ciò che non va bene nel tuo sito, Google PageSpeed è abbastanza gentile da farti i complimenti per le parti fatte bene!

 

 

Conclusione

La velocità di una pagina o di un sito, come abbiamo detto, è un parametro indispensabile per essere apprezzati dagli utenti. E visitatori felici vuol dire più traffico, più lead e più fatturato! Google PageSpeed Insights può aiutarti a capire dove il tuo sito va migliorato, e come assicurare ai tuoi utenti la migliore esperienza possibile. Vorresti saperne di più su come creare il sito perfetto? Digital Coach offre un corso per imparare a utilizzare al meglio WordPress, lo strumento più popolare per costruire un sito. E se vuoi anche monitorare tutti i dati delle tue pagine web, abbiamo ben due corsi dedicati all’Analytics, uno base e uno per chi conosce già l’argomento.

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Stefano Chiappano
Storico di formazione, sono approdato al Digital Marketing nel 2017 e mi sono innamorato di questo campo. Ogni giorno applico i miei studi umanistici alla creazione di grandi contenuti per Internet.