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Voi amanti del caffè, voi che “ogni scusa è buona per una pausa caffè!”, mai sentito parlare di caffè specialty?
Sapevate che il caffè è tra le bevande più amate dagli italiani non solo al bar…ma anche sui social network? A confermarlo sono i dati riportati dall’Osservatorio del Caffè di Nomisma, secondo i quali negli ultimi 3 mesi sono stati condivisi più di 30.000 post dedicati al caffè su Facebook, Instagram e Twitter. 
In questo contesto nasce Faro – Caffè Specialty, la prima caffetteria specialty, a Roma. Si chiamano Specialty Coffee e sono i nuovi bar che servono caffè selezionati. Ma per avere maggiori delucidazioni sul Caffè Specialty abbiamo intervistato direttamente i founders di Faro, Dario Fociani e Dafne Natale Spadavecchia.

 

Marta Paris
Da dove nasce l’idea di “Faro” e perché questo nome?

Dario FocianiFaro nasce come conseguenza di un sviluppo lavorativo mio, di Arturo Felicetta e di Dafne, tre ragazzi che avevano preso strade diverse, ma tutte incentrate sul mondo della ristorazione e della sostenibilità. Io lavoravo nel caffè già da qualche anno, sono stato a Londra, in Australia e a Berlino in torrefazioni Specialty. Per cui per conseguenza naturale, quando ho sentito l’esigenza di tornare a casa e capendo anche che il mercato, in Italia, non era così saturo, ho pensato di continuare a fare quello che già facevo e provare a portare un concetto di caffetteria un pò più dettagliata, rispetto alla caffetteria italiana in generale.

Il nome Faro sta ad indicare il voler fare chiarezza sul mondo del caffè, considerando anche che gli italiani sono considerati un pò i detentori di questo mondo. Per di più, Faro è una parola corta, facile da ricordare, che ci da modo di fare storytelling con molte metafore, ma Faro è anche inteso come “porto”, un porto sicuro in cui fermarsi e scoprire il mondo del caffè. E poi è una parola che riescono a dire tutti…anche i giapponesi pronunciano meglio la parola faro anziché cappuccino!

 


Nel mondo del caffè, cosa significa Specialty?

 

Dario FocianiLa Specialty è una certificazione che viene data già in fattoria a dei prodotti agricoli di un certo livello. Per capirci meglio, in Italia, si usano delle certificazioni diverse, ma con criteri simili, per definire i vini. Sono delle certificazioni che attestano che l’agricoltore sta lavorando in un certo modo e segue un’etica e filosofia in tutti i passaggi della produzione.

caffè specialtyUna certificazione può essere paragonata ad una piccola blockchain, che permette di controllare che tutti abbiano lo stesso spirito nel lavoro permettendo sì un rialzo dei prezzi sul mercato, ma soprattutto il mantenimento dell’alta qualità del prodotto finale.
Qualità e controllo sono fondamentali dato che, secondo una recente stima della Fairtrade Foundation, l’80% della produzione globale di caffè dipende da piccoli e medi produttori, che spesso non riescono a ottenere prezzi onesti per il loro raccolto e a sopravvivere sul mercato.
La blockchain subentra proprio per risolvere questo problema stabilendo il prezzo del caffè, garantendo ai contadini una tariffa giusta e un pagamento istantaneo per il loro raccolto.

Dafne Natale SpadavecchiaOggi, con la tecnologia blockchain, è possibile registrare in modo indelebile, sequenziale e condivisibile ogni passaggio della filiera del prodotto. Ciò porta con sé delle conseguenze molto importanti: la lotta contro lo sfruttamento del lavoro, una politica condivisa ed equa di “pricing”, l’intera storia della filiera del prodotto caffè, il miglior posizionamento sui mercati.
La Blockchain registra le transazioni grazie a un database accessibile a chiunque: in questo modo sicurezza e trasparenza sono garantite e il consumatore può tenere traccia del prodotto e acquistare direttamente dal produttore.
Qui entra in gioco la sostenibiità sia etica ma soprattutto della filiera, perché poi lo specialty come si concretizza nei singoli paesi di provenienza? In associazioni o enti che supportano il lavoro degli agricoltori, provenienti da Etiopia, Ruanda, Colombia, e fanno in modo che loro stessi possano avere i proventi dei loro guadagni.

 


Qual è la vision di Faro?

 

Dario FocianiFare nel nostro piccolo, nella nostra filiera lavorativa, qualcosa di più etico, rispetto a quello che si vede tutti i giorni, comunque portando un business, considerando anche lo sviluppo dell’enogastronomia e l’attenzione che i consumatori rivolgono ai prodotti che mangiano e bevono. La tecnologia e più nello specifico la blockchain permettono proprio di attuare la tracciabilità dell’intera filiera legata ad un prodotto.

 


Nella vostra strategia di comunicazione che ruolo hanno i social network?

 

Dafne Natale SpadavecchiaPremettendo che il saper raccontare un prodotto, specialmente nel caso del caffè specialty, è fondamentale, sulla base della nostra esperienza, si è deciso di creare uno storytelling fatto di storie e fotografie dei diversi paesi e dei singoli produttori, che permettano all’utente e al consumatore di entrare nel nostro mondo a 360°. La nostra è una comunicazione integrata tra online e offline. 
Io mi occupo di tutto ciò che è la comunicazione BTL e con questo intendo: partecipazione a fiere ed eventi che si sposano con la filosofia di Faro (non solo food ma artigianalità della produzione in generale), con il concept e stesura dei contenuti dei materiali di comunicazione (flyer, carta dei caffè, etc) che sono la conditio sine qua non del nostro storytelling.
La comunicazione visiva permette di essere altamente emozionali, favorisce un maggiore engagement con il pubblico. Inoltre, grazie alla gestione in-house, la comunicazione può essere fatta in tempo reale, ed è fondamentale che abbia un’impronta educativa, formativa e ludica allo stesso tempo.
Passando sull’attività online, il social network che utilizziamo di più per coinvolgere il maggior numero di utenti è sicuramente Instagram.

 

 

Dario FocianiAll’inizio del nostro percorso, per i primi due mesi, ci siamo affidati ad una Web Agency, poi ci siamo subito resi conto che qualcosa di così genuino e sconosciuto dalla maggior parte, perdeva di naturalezza se fatto raccontare da altri. Per questo abbiamo ritenuto opportuno occuparci noi, “intenditori” di caffè, della gestione del profilo instagram di Faro, così da poter raccontare e trasmettere, tramite post e stories, le origini e l’intera storia della materia in questione. I contenuti condivisi sul profilo seguono un calendario editoriale giornaliero e i post sono per lo più di tipo informativo, con l’obiettivo di raccontare un mondo che è ancora tutto da scoprire. Grazie al digitale e soprattutto ai social network, possiamo ogni giorno raggiungere migliaia di utenti e avvicinarli sempre più le origini e la storia del caffè.

 


Quali sono i vostri obiettivi futuri a breve e a lungo termine?

 

Dafne Natale SpadavecchiaCome prima cosa abbiamo in progetto, a brevissimo tempo, di cominciare a produrre noi e quindi diventare una torrefazione: questo ci permetterà di attivare la blockchain nella produzione di caffè a marchio Faro.
Ogni nostro caffè avrà una vera e propria “carta d’identità” contenente tutte le informazioni riguardanti la zona geografica di origine, il nome del produttore, la documentazione sulle norme igieniche relative alla lavorazione pre- immissione sul mercato etc. Inoltre, ogni confezione di caffè sarà dotata di un QR code grazie al quale il consumatore finale potrà venire a conoscenza di tutte le informazioni certificate.
In una visione più a lungo termine, invece, di obiettivi ce ne sono molti, ma il principale si basa sull’idea di voler ampliare la società e diventare un’azienda che tratta caffè, considerando il bar l’ultimo, ma non il meno importante, anello della filiera, quindi occuparci del caffè a 360°, dalla produzione fino ad arrivare al consumatore finale.

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Marta Paris
Laureata in Marketing e appassionata di Social Media. E' un mondo dinamico e in continuo cambiamento che rispecchia a pieno la mia personalità!
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