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Cos’è l’artigianato 4.0 e come cambia il futuro del Made in Italy?
Ultimamente si è cominciato a parlare di digital maker, di rinascimento manifatturiero e di artigianato 4.0.

Nascono nuovi luoghi come il Fablab, la bottega digitale e la smart fabric.
Il metodo produttivo è in evoluzione e le molteplici realtà artigianali del nostro paese ne possono trarre beneficio.
Ma cosa significa tutto ciò?

Che cos’è l’artigianato 4.0

Con il termine artigianato 4.0 ci si riferisce a tutte quelle attività artigianali che coniugano tecniche tradizionali e manuali a tecniche digitali sia per quel che riguarda i processi produttivi che per quel che riguarda i processi di marketing e lo fanno in un mercato globale connesso.
La varietà di progetto e di prodotto scaturita da questo nuovo fenomeno dell’artigianato digitale è davvero immensa.
Dalla figura artigiana più tradizionale che sfrutta il digital marketing per raccontare la sua storia e i suoi modi di fare originali, ai più innovativi che rinnovano i processi sfruttando le nuove tecnologie anche in campo produttivo.


Ci sono aziende che sviluppano applicazioni mobile di realtà aumentata e servizi di realtà virtuale per comunicare con il cliente durante le fasi produttive, per esempio nel settore immobiliare nascono i cataloghi aumentati, i simulatori d’arredo e i virtual showroom. 
Oppure ci sono imprese che hanno deciso di mescolare le tecniche tradizionali e digitali anche in fase produttiva: la stampa 3D accelera la prototipazione e viene già utilizzata in diversi ambiti come l’orologeria, l’occhialeria, l’oggettistica.
Body scanner, foot scanner e gli specchi virtuali sono molto utili per la creazione di abiti e calzature su misura commissionati a distanza.

che cos'è l'artigianato 4.0Positivo è anche l’impulso alla collaborazione interculturale: è il caso per esempio di Hands on Design, azienda nata dalla collaborazione tra artigiani e designer giapponesi e italiani. Oppure di Moulaye Niang, veneziano di origine senegalese, che reinterpreta la lavorazione del vetro dei maestri di Murano creando qualcosa di nuovo.
Un clima di cambiamento, di ricerca di nuovi prodotti, di nuovi materiali e di nuove modalità di produzione che stimola un settore dato quasi per scomparso e lo reinventa trasformandolo in artigianato 4.0.

Negli ultimi dieci anni in Italia oltre 16.000 imprese artigiane hanno cessato la loro attività.
Molti sono i fattori che hanno messo in crisi il settore nell’ultimo secolo: la crescente industrializzazione del mondo, la nascita del mercato globale, la produzione di massa.
La tecnologia è stata fino ad adesso concepita come in stretta connessione con le grandi produzioni e diametralmente opposta al mondo del manodopera.
Ma questa antitesi tra globalizzazione tecnologica e mondo artigianale pare ormai essere una semplificazione anacronistica della complessa rete economico-commerciale che è il mercato di oggi.
L’artigianato non sta scomparendo, anzi, si evolve, si riscopre digitale e plasma il futuro del Made in Italy.

Perché l’artigianato diventa 4.0?

L’artigianato 4.0 si riferisce alla quarta rivoluzione industriale che stiamo tuttora vivendo: la digital revolution dell’era dell’informazione.
La quarta rivoluzione scaturisce dalla fusione tra mondo fisico e mondo digitale a cui è giunto il progresso scientifico-tecnologico.

La quarta rivoluzione industriale

La rivoluzione digitale si sta ormai consolidando e modella tutte le sfere della nostra vita. Il tema è molto ampio: sviluppi della scienza, ricerca di un’economia sostenibile, industrializzazione 4.0. 
Nasce la casa intelligente dove gli oggetti eseguono task e si espandono i fablab dove con il PC e le macchine a controllo numerico si creano oggetti.
Queste sono solo alcune delle novità portate dalla rivoluzione digitale.

Gli elementi principali caratterizzanti il fenomeno sono automazione del lavoro e interconnessione tra i diversi sistemi produttivi.
I computer non ci servono più a controllare gli strumenti, essi stessi diventano strumenti e sono più autonomi.  
Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) hanno rotto i limiti tra mondo reale e mondo virtuale.

Internet of Things

Dalla convergenza tra Information e Operational Technologies nasce Internet of Things, (IoT) internet esce dal PC per entrare nelle cose, gli oggetti diventano intelligenti, i cosiddetti smart product, comunicano dati utili su se stessi e svolgono determinati task autonomamente.
Gli oggetti connessi sono variegati, Google Home e Amazon Echo probabilmente tra i più conosciuti, ma anche tavoli interattivi muniti di chip che possono fornire ricette culinarie, vasi smart capaci di irrigare le piante quando ne hanno bisogno, frigoriferi che fanno la lista della spesa e molto altro.

Industrializzazione e artigianato 4.0 cosa cambia?

L’industrializzazione 4.0 si diffonde nel mondo dando vita a smart factory e al digital business.
Il paradigma del metodo produttivo sta mutando, vediamo quali sono i principali presupposti: 

  • La razionalizzazione a monte delle attività produttive e logistiche – attenta pianificazione e organizzazione dell’operatività
  • la completa automazione dei processi e l’interconnessione dei dispositivi in uso e delle diverse fasi di produzione.
  • proattività e flessibilità, dunque la capacità di prevedere e ridurre la possibilità di errore nel processo produttivo.

Vediamo quali sono alcuni degli strumenti disponibili per una digital transformation aziendale:

  • sistemi gestionali, ERP (enterprise resource planning) CRM (customer relationship management) 
  • piattaforme online e mobile app per interagire col cliente e offrire servizi
  • data science e analytics: la possibilità di sfruttare i dati (ESSENZIALI) per aumentare l’efficienza del funzionamento di un determinato processo
  • cloud computing: la capacità di raccolta e archiviazione di un’enorme quantità di datiintroduzione dei robot nell'industrializzazione 4.0
  • realtà aumentata, realtà virtuale e simulazione
  • manifattura additiva (stampa 3D)
  • system integration o integrazione verticale/orizzontale: tutti gli step (le fasi produttive) comunicano e sono connesse tra di loro
  • cyber-security
  • robotica, CPPS (cyber physical production system)


Le macchine sono ora in grado di raccogliere dati e utilizzarli, apprendono (AI) e eseguono semplici task autonomamente.

Nascono per esempio i cobot, (robot collaborativi) che sfruttano i dati e gli algoritmi di machine learning per eseguire azioni di storage system  optimization.
Gli Automated Guided Vehicle, veicoli che “si guidano da soli” per lo spostamento e il trasporto prodotti.
I droni per eseguire operazioni di inventario a magazzino o per la stessa delivery (caso Amazon).

La bottega digitale e il futuro del Made in Italy

Nonostante il calo perpetuo, l’artigianato, assieme alle PMI, resta il settore portante dell’economia italiana.  
Le piccole e medie imprese e gli artigiani sono il tessuto produttivo (il 90% circa) che ha tenuto in piedi il paese in momenti critici: la chiusura e l’emigrazione all’estero di grosse aziende ha causato un’alta disoccupazione assorbita in parte proprio da questa rete di piccole realtà commerciali.

Inoltre in risposta alla recente crisi economica e occupazionale si è andata a creare una rete di lavoratori online, freelance che tramite le nuove tecnologie sono stati in grado di crearsi un loro business.
Basti pensare ai, sempre più numerosi, professionisti del digital marketing.
Il fenomeno della Gig economy, questa nuova forma di micro-economia partita dagli USA, ci dimostra quanto possa essere positiva per i piccoli business, talvolta individuali, la digitalizzazione.

Questa sembra essere la prima rivoluzione a incentivare le realtà artigiane alla produzione e all’espansione nel mercato globale.
Non a caso si è parlato di manufacturing renaissance e la consapevolezza riguardo le possibilità dell’artigianato 4.0 si sta diffondendo.
Costi contenuti e nuove tecnologie consentono a una professione in via d’estinzione di rinascere e reinventarsi.

Il futuro del Made in Italy è digitale?

Rinascimento digitale e Gig economy sono aspetti allettanti per un paese col nostro tessuto produttivo.
Il prodotto artigianale è senza dubbio protagonista nel nostro sistema socio-economico.
L’artigianato italiano e le botteghe hanno fatto la storia culturale e produttiva del paese. il futuro del made in italy è un artigianato 4.0La versatilità del prodotto italiano è racchiusa in un brand già affermato e famoso nel mondo: il Made in Italy.

La produzione italiana è pignola, attenta al dettaglio, innovativa. I prodotti italiani sono spesso a tiratura limitata, talvolta unici, inimitabili, fatti a mano e su misura grazie a conoscenze vecchie e uniche al mondo.
Siamo il paese europeo che conta più prodotti di marchio di qualità registrata.
Le attività artigiane nostrane possono offrirsi a un mercato esponenzialmente più grande se si digitalizzano.
Spostarsi sul web, sui social e diventare artigiano 4.0 significa far conoscere ad un mercato immenso i prodotti italiani e le loro storie.  
Sapere come si fa e come si faceva, quali utensili si utilizzavano e com’è cambiata l’impresa familiare potrebbero essere buoni spunti per cominciare a fare brand awareness e comunicare online.

Le persone amano le storie e ne vengono attratte, non per niente lo storytelling nel marketing ha molta efficacia.


Il marketing digitale, le nuove tecnologie sono aspetti da valutare e analizzare al fine di comprendere se e come queste novità possano apportare vantaggi economici, crescita e-o  cambiamenti al proprio business.
Il futuro del Made in Italy è inevitabilmente digitale.
Gli artigiani 4.0 stanno già cambiando l’economia del paese, lentamente e “dal basso”, dimostrando ancora una volta la loro forza nonostante anni e anni di crisi.

Digital marketing e digital production nell’artigianato 4.0

In Italia i processi di digital marketing sono stati maggiormente compresi  confronto ai nuovi processi produttivi.
In effetti il digital marketing è ormai una componente necessaria nell’era dell’informazione.

Nel 2017, per esempio, il primo investimento del settore abbigliamento-scarpe ha riguardato l’e-commerce.
Nell’ultimo triennio le PMI online hanno aumentato i ricavi dell’1-2% mentre per le aziende che non sono ancora passate in rete è stato registrato un calo del 4-5% .

Per quel che riguarda invece l’uso di nuove tecnologie in campo produttivo vi è a volte la paura di contaminare i processi tradizionali e di creare qualcosa di asettico spersonalizzando il risultato.
In molti casi le competenze artigianali non sono replicabili dalle macchine. Molto spesso i procedimenti restano fedeli alle usanze.
Ma di nuovo, tutto ciò può essere usato a proprio vantaggio: l’handmade è sempre più raro e ciò può apportare un valore aggiuntivo al business.
Diventare un artigiano 4.0 significa far crescere il proprio pubblico in maniera esponenziale.

Insomma il prodotto in serie e il prodotto a tiratura limitata possono coesistere nel mercato di oggi anzi, l’uno non prevede per forza la morte dell’altro.
Spesso posizionati nelle menti in modo differente, non entrano nemmeno in competizione.

 

Cos’è un fablab e chi è il digital maker?

Vi è inoltre un altro aspetto stimolante del rinascimento digitale di cui vorrei parlarvi:  il Fablab, ossia “fabrication laboratory”, il nuovo spazio da cui opera l’artigiano 4.0, o digital maker

Il concetto di fablab nasce nel 2001 nel MIT di Boston grazie alla collaborazione di ricercatori e inventori a cui quel confine posto tra scienza fisica e informatica non era mai stato ben chiaro.manifattura additiva stampa 3D digital makers Così racconta uno dei fondatori del primo Fablab, il professore Neil Gershenfeld.
L’idea che il metodo informatico sia un processo contrapposto al mondo del fare (dell’arte, della personalizzazione) è un’idea riduttiva, i canoni della computer science hanno irrigidito prematuramente il modello computazionale basandosi sulle tecnologie al loro stadio iniziale.
Tecnologie che hanno ben poco a che vedere con i dispositivi che usiamo noi adesso.
Oggi il metodo informatico richiede un’elevata personalizzazione, offre possibilità di realizzazione estremamente diversificate una dall’altra e non si limita più a darci informazioni sul mondo, ma lo modella e può diventare quindi uno strumento artigianale del terzo millennio.
Fino a prima i bit restavano bit.
Ora i bit possono essere tradotti in atomi (grazie alla stampa 3D) e il computer viene concepito come un cantiere.  

La domanda centrale è “how can I compute to fabricate?”

L’obiettivo del Fablab non è solo creare nuovi prodotti con nuove tecnologie ma anche insegnare a creare, condividere e fabbricare da sè.
Un altro degli aspetti caratteristici  è l’open source e il “fai-da-te” diventa “facciamo-insieme”: i laboratori di fabbricazione del terzo millennio hanno come punto fondamentale della loro esistenza la condivisione e la creazione di una comunità digitale di persone dal diverso background formativo che condividono in rete il proprio lavoro con lo scopo di ottimizzarlo.
Un nuovo modo di inventare, in netta contrapposizione agli obblighi di segretezza industriale che hanno caratterizzato le invenzioni degli ultimi tempi.
Una nuova mentalità che guarda anche a temi delicati del nostro periodo come l’ecosostenibilità e lo smaltimento dei rifiuti.

Si riconfermano dunque i vecchi concetti rinascimentali di artigiano come inventore e di bottega come “officina di idee e d’innovazione”.

Tecnofobia perché abbiamo paura del digitale?

Le aziende italiane sono in ritardo nell’aggiornare i modelli di produzione.
Un’indagine risalente a luglio 2019 “EY Digital Manufacturing Maturity Index 2019” dimostra che solo il 14% delle aziende ha raggiunto livelli di digitalizzazione più avanzati.
artigianato digitale l'oggetto vecchio e lo smart productVi è una certa diffidenza, l’86% delle imprese conosce la questione ma la metà la ritiene ancora una moda del momento.
Un gran peccato: l’artigianato 4.0 racchiude un potenziale non indifferente per lo sviluppo futuro del Made in Italy.

C’è un eccesso di tecnofobia e di disinteresse, il paese è timoroso e restio nell’affrontare il cambiamento.
Non è la prima volta, la paura verso la tecnologia e soprattutto la paura che la tecnologia ci porterà via il lavoro esiste da quando esiste il concetto di lavoro. 
Da sempre l’uomo si è evoluto manipolando l’ambiente a lui circostante, da sempre ha cambiato modi di fare e da sempre ha avuto paura di questi cambiamenti.
Quali conseguenze avrà la digitalizzazione sul mondo del lavoro? 
In che ambiti e come i robot sostituiranno le persone?
Come cambierà il futuro del Made in Italy?

 

Vecchie e nuove professioni: cosa cambia nel mondo del lavoro?

L‘introduzione dei robot, l’automazione dei processi porteranno alla scomparsa di alcune mansioni, com’è vero che se ne andranno a formare e se ne stanno già formando altre.  La parola chiave è formazione.
rinascimento digitale i robotVi è la necessità di riorganizzare il mondo industriale e artigianale non solo introducendo macchinari ma soprattutto dando alle persone la possibilità di ri-formarsi.
Appunto perché la questione è complessa e il potenziale enorme che è necessario avere una chiara visione d’insieme e analizzare attentamente lo status quo.
I lavori che andranno a scomparire saranno quelli più “meccanici”, ripetitivi e “semplici”.
L’uomo dovrà dunque rieducarsi, aggiornarsi perché i ruoli riservati a lui saranno quelli più sofisticati.

Un buon esempio è l’azienda Arper, produttrice di sedie e divani, che già da tempo ha introdotto i robot in stretta collaborazione con i suoi artigiani, rendendo questi ultimi più liberi di occuparsi delle attività di customizzazione del prodotto e della cura del dettaglio.  

Per fare un altro esempio l’idraulico diventa cyber-idraulico, oltre alle sue conoscenze tradizionali dovrà aggiornarsi in materia ICT e IT dato che i termostati saranno smart.

Infine, le professioni emergenti toccano gli ambiti più svariati: animatore digitale che costruisce musei virtuali, chief internet of things officer, esperti di cybersicurezza, digital entrepreneur, digital maker, data scientist, consulenti e manager di digital transformation e molti altri.

 

test professioni digitali

 

Perché è importante la digital transformation?

La questione è di certo complicata: riuscire a fare una stima di che lavori verranno sostituiti e quali stanno affiorando, organizzare corsi di formazione e aggiornamento per il proprio personale, farsi affiancare da professionisti e digital coach per attuare al meglio una trasformazione digitale della propria azienda quando necessario.

Lo “Studio Fattore Internet” commissionato da Google al Boston Consulting Group dimostra che le PMI attive in rete fatturano, assumono ed esportano di più.
A ignorare il fenomeno rischiamo di rendere il problema più grave.
Quello che manca all’imprenditore, all’artigiano italiano non sono le idee ma un indirizzamento, vi è mancanza di consapevolezza, non si sa bene quali siano le potenzialità delle digital technologies e c’è tanta confusione su come si dovrebbe agire.

Fortunatamente sono stati avviati dei progetti governativi e privati per far fronte al problema con l’intento di divulgare materiale informativo e “know-how”, dimostrare l’efficacia del digitale e agevolare le aziende italiane nei processi di digital transformation (piano industria 4.0,  botteghe digitali, eccomi – l’artigiano di quartiere, progetto resto al sud e molti altri).
Riformarsi (re-skilling): è la mission fondamentale adesso. 

Digital coach offre questa possibilità di evolvere i propri skill: il master in Digital Business Strategy focalizza sulla formazione di professionisti mettendo a loro disposizione sia le conoscenze di business strategico che di tecnologia.
Ma c’è anche la possibilità di ottenere una certificazione di Digital Coaching e diventare uno di quei professionisti che aiutano le imprese a digitalizzarsi e crescere in un mercato globale.
La complessità della situazione viene controbilanciata dalla positività di questi nuovi stimoli.

 

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Veruscka Barcatta
Appassionata di filosofia, linguistica e fantascienza da sempre, prediligo la comunicazione scritta e illustrata.