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In questo articolo, parleremo di tutti gli aggiornamenti Google della storia fino ad oggi. Più precisamente parleremo di quei aggiornamenti che Google ha deciso di battezzare con un nome specifico, in quanto fin dalla sua nascita, il più famoso e usato motore di ricerca al mondo ha prodotto update quasi ogni giorno e sarebbe praticamente impossibile elencarli davvero tutti.

Aggiornamenti Google: storia

Primo-logo-googleSon passati ormai più di 20 anni da quel 15 settembre 1997, data in cui l’ormai celeberrimo motore di ricerca registrò il proprio marchio e divenne operativo a tutti gli effetti. 
Malgrado le caratteristiche difficoltà legate al fare business su confini estremamente ampi, Google ha saputo resistere alle pressioni derivanti dalla concorrenza e dalla necessità di adattarsi continuamente alla domanda del suo bacino di utenti. 

Oggi, oltre ad erogare il servizio di indicizzazione sul proprio motore di ricerca (suo obiettivo principale), tra i suoi servizi principali Google dà la possibilità di sfogliare foto (Google Immagini), consultare mappe (Google Maps), leggere libri (Google Books), inviare e ricevere email (Google Gmail), di acquistare (Google Shopping) e addirittura di connettere elettrodomestici e interagire vocalmente (Google Home).

Ma facciamo un passo indietro.

Come ha fatto Google a raggiungere una quota di mercato del 90%?
Quali sono state le strategie da esso messe in pratica per restare al top così a lungo?

In quest’articolo non solo daremo una risposta a queste domande, ma ci documenteremo più dettagliatamente sull’intera storia degli aggiornamenti Google, dai suoi inizi fino a come lo conosciamo oggi.

 

Com’è nato Google?

Google-quote-di-mercato-motori-di-ricercaGoogle nacque 23 anni fa come oggetto di una ricerca da parte di Larry Page e Sergey Brin, all’epoca studenti presso l’Università di Stanford. 
Entrambi presentarono un progetto di studio relativo alla connessione che il numero e la natura dei backlink potessero avere rispetto al collegamento tra più pagine sul Web.

Tale progetto, presentato nel 1996, prese il nome di “BackRub“, un vero e proprio motore di ricerca che si occupava, per l’appunto, di collegare tra loro le diverse pagine presenti sulla rete. 

Rimaneva un solo ostacolo: fino ad allora, ciò che oggi chiamiamo “ranking” su Google si basava su quanto correttamente la parola digitata nella query appariva su un determinato sito, e non sulla qualità e quantità di contenuti complessiva del sito stesso.
Al fine di convertire in misura di importanza i valori numerici e significativi derivanti dai fattori ricavati, i co-fondatori di Google crearono un algoritmo, denominato Page Rank, che si occupava per l’appunto di classificare i risultati sia in base alla richiesta effettuata nella query che, per l’appunto, in base alla qualità ed affidabilità dei siti web. 

Page Rank rappresentò un ulteriore passo in avanti nella storia di Google, un punto di raccordo soprattutto per coloro che erano scettici riguardo alla ricerca di valide informazioni sul Web. 
Page Rank continua ad operare oggi. Come vedremo successivamente, esso non è l’unico algoritmo usato da Google, ma fu il primo, nonché il più importante, ad essere implementato.

 

 

Qual era inizialmente l’obiettivo di Google?

Google nacque, come già accennato, con l’obiettivo di indicizzare le varie pagine web, organizzando e rendendo accessibile a livello mondiale l’informazione. 
Il colosso di Mountain View fa dei suoi clienti (e della loro soddisfazione) la colonna portante del suo modello di business: la sua stessa nascita, infatti, è dovuta proprio alle difficoltà che incontravano quotidianamente tutti coloro che non sapevano come usare correttamente il neo-inventato World Wide Web, e si è proposto sin da subito come qualcosa che potesse facilitare la navigazione all’interno di un ecosistema sconosciuto e apparentemente complesso come veniva considerato Internet all’epoca. 

Quali sono stati gli aggiornamenti più importanti di Google negli ultimi anni?

Per affrontare il continuo cambiamento tecnologico degli ultimi 20 anni, Google ha saputo completamente reinventarsi attraverso continui aggiornamenti, senza, tuttavia, perdere di vista la sua identità. 
Nello specifico, gli aggiornamenti che più di tutti hanno attirato l’attenzione mondiale negli ultimi 15 anni sono stati i seguenti:

Google crea Gmail 

Nell’ormai lontano 2004, una delle invenzioni più famose ed effettive ancora oggi riguarda Gmail, uno dei servizi di posta elettronica più famosi ed usati al mondo. 
Inizialmente molto semplice e “rozzo” come tool, nel corso degli anni Google Gmail ha saputo aggiungere piccole migliorie che hanno reso sempre più facile la scrittura e l’invio di email. Tra le due più recenti, spiccano lo Smart Compose (che aiuta a scrivere più velocemente attraverso suggerimenti scritti) e la possibilità di programmare l’invio delle email stesse.

Google introduce la ricerca personalizzata

Il 2005 è l’anno in cui Google compie un ulteriore passo in avanti, questa volta prettamente in termini di ricerca. 
Lancia, infatti, la versione beta della ricerca personalizzata, trasformandosi in un motore di ricerca più user-friendly che impara dalla storia dell’utente che digita, offrendo, di conseguenza, risposte non solo idonee alla query effettuata, ma anche alle sue personali inclinazioni di ricerca.
Google decide, da questo punto in poi, di apprendere le preferenze dei propri utenti e, attraverso risposte più in linea con i loro gusti e bisogni, di migliorarne l’intera user experience

Nasce Google Maps

L’anno successivo, ovvero il 2006, rappresenta l’avvento di Google Maps, servizio che si occupa della ricerca e visualizzazione di buona parte della Terra attraverso carte geografiche digitali. 
Grazie a Google Maps è possibile ricercare luoghi non conosciuti ed orientarsi meglio al loro interno, ma non solo: è anche possibile, infatti, tracciare dei percorsi tra due punti, visualizzando i dettagli delle zone (come case, giardini, e strade).

Più recentemente, Google Maps ha assunto sempre più maggior importanza per l’aiuto che offre nella ricerca di attività commerciali locali.  

Viene introdotto “Google suggest” per il suggerimento di parole chiave

Siamo nel 2007, e Google aggiunge un altro pezzo al suo puzzle con l’opzione “suggest”, che aiuta l’utente nella ricerca di possibili parole chiave in fase di digitazione della query.
Google Suggest suggerisce le parole che, più di tutte, potrebbero fare al caso dell’utente che cerca. Per fare ciò, esso si basa su diversi fattori. Tra i principali, vi sono:

  • Le ricerche precedentemente effettuate dall’utente stesso;
  • La frequenza di ricerca di una determinata query

Google Suggest risulta un ottimo strumento non solo per semplificare la ricerca all’utente, ma anche e soprattutto per dare ai marketer un’idea generale riguardo alle preferenze, scelte e desideri dello stesso. 

Google dà vita ai social signal

É il 2010. I social hanno ormai preso una buona fetta di mercato, e stanno influenzando la vita e le abitudini quotidiane dei consumatori. 
Google prende nota di tutto questo, e decide di inserire i cosiddetti social signal: elementi che indicano quante volte il tuo sito (o un determinato articolo al suo interno) viene menzionato sui social network. 
Tra i principali social signal di Google troviamo i “Mi piace” di Facebook, i pin di Pinterest, o i retweet di Twitter, tutti comunemente considerati come condivisioni (o shares). 
Un sito con una buona presenza e un alto numero di condivisioni sui social viene premiato dall’algoritmo di Google, spesso fino al punto di superare, per ordine d’importanza ed efficacia, il link building.  

Attraverso Panda, Google si occupa di migliorare i risultati di ricerca

Google Panda è un algoritmo introdotto nel 2011, indirizzato ad un ulteriore miglioramento del customer journey attraverso l’esclusione dai risultati di ricerca di contenuti (o interi siti web) di scarsa qualità e non ottimizzati o facilmente fruibili.
Oggetto della “sanzione” sono stati anche tutti quei siti che hanno, fino a quel punto, abusato in modo massiccio di pratiche di link building e/o contenuti ingannevoli (clickbait). 

Panda ha rappresentato una sorta di ricompensa per tutti quei siti che hanno pazientemente dedicato del tempo alla creazione di contenuti di qualità e utili (il cosiddetto “white-hat SEO”), nonché al pieno e sano coinvolgimento della loro community.  

Google Freshness 

Il Google Freshness update, adottato nel Novembre del 2011, è un aggiornamento che restituisce alla query effettuata dall’user risultati attuali ed aggiornati
Google comprende la necessità e l’urgenza che caratterizzano la stragrande maggioranza delle ricerche su di esso effettuate e, con tale aggiornamento, palesa la sua intenzione di anticipare (per quanto possibile) le richieste del suo bacino di utenti.

Google+ 

Creata anch’essa nel 2011, ma come un vero e proprio social network gratuito che permetteva di introdurre contenuti multimediali di ogni tipo (dalle sessioni auto e video ai videoritrovi), Google+ ha rappresentato un’alternativa proprio ai principali player a livello social. Il suo successo ha sorpreso tutti, superando i 10 milioni di utenti nello stesso anno della sua creazione e arrivando ai 3 miliardi complessivi nel 2016. Tuttavia, a causa di un brusco calo nell’utilizzo, unito a problemi di sicurezza, Google+ si è ritrovato costretto a chiudere ufficialmente i battenti il 2 Aprile del 2019, restando ancora disponibile solo per gli utenti di GSuite. 

Google Top Heavy

Google Top Heavy fu lanciato nel gennaio 2012 al fine di prevenire e contrastare tutti quei siti che abusavano degli spazi pubblicitari al loro interno al punto di sacrificare contenuti e navigabilità. Google decise di attuare delle penalizzazioni al ranking, permettendo uno “sconto di pena” solo nel caso di rinuncia, almeno parziale, all’eccessivo traffico pubblicitario. 

Google Venice

L’update Google Venice non è nient’altro che l’ennesima dimostrazione di quanto Google ci tenga a soddisfare nel miglior modo possibile la domanda del suo pubblico. 
Con Venice (2012), gli utenti possono ricevere i risultati non solo più idonei in base alla ricerca, ma anche geograficamente più vicini. Google permette questo attraverso un meccanismo di ricerca più “ibrido”, ovvero frutto di più fattori: uno di essi è, per l’appunto, il contesto in cui la query viene digitata.

Google Penguin penalizza i link non contestuali

Google Penguin (anch’esso nato nel 2012) è uno degli aggiornamenti di algoritmo ad oggi più famosi. Con Penguin, Google dice addio, una volta per tutte, alle tecniche di black-hat SEO, al keyword stuffing (ovvero la ripetizione anomala di keyword nelle pagine di un sito) e, più in generale, a tutti coloro che inseriscono link esterni non contestuali rispetto all’argomento trattato nei contenuti veri e propri. Il tutto, ovviamente, va a favore della SEO pulita, onesta, e volta all’informazione del lettore.

Google EMD 

Avendo colto la maggiore difficoltà a posizionarsi sulle prime pagine di Google, in molti hanno fatto ricorso a metodi alternativi per raggiungere un elevato posizionamento. Uno di questi riguarda l’inserimento, all’interno del dominio di un sito, di quella che potrebbe essere la keyword più ricercata all’interno di una determinata nicchia.
Questo comportamento, riconosciuto come “domain match”, è diventato oggetto di penalizzazione da parte di Google, che attraverso Google EMD (o Exact Match Domain) si pone proprio il compito di far scendere il ranking di siti che, seppur contengano una keyword di valore nel loro dominio, possiedono contenuti di scarsa qualità. 
L’aggiornamento è stato introdotto nel Settembre del 2012 ed è attivo tutt’oggi.

Nasce Hummingbird

Definito come uno dei più inaspettati e dirompenti cambiamento di algoritmo mai avvenuta, Hummingbird (o “colibrì”), inaugurato nel 2013, è in grado di analizzare semanticamente un testo, evitando fraintendimenti e rispondendo, di conseguenza, in maniera più efficace. 

In poche parole, Google non si basa solo e soltanto su ciò che digitiamo nella query di ricerca, ma anche su ciò di cui siamo effettivamente alla ricerca. 
Grazie a questo algoritmo, Google incorpora la keyword principale (inserita da noi) aggiungendoci, inoltre, importanti keyword correlate, le quali semplificano notevolmente il raggiungimento dell’obiettivo derivante dalla nostra ricerca e l’intero processo di navigazione. 

Google Pirate

Quasi contemporaneamente all’aggiornamento Hummingbird, fu introdotto Google Pirate, nato da una costante battaglia di Google per salvaguardare sia il suo ecosistema che la sicurezza dei suoi utenti all’interno del motore di ricerca. 
La pirateria è sempre stata un pericolo, soprattutto per l’industria cinematografica e musicale, e Google, attraverso questo update, ha intenzione di favorire il download e la visione di contenuti solo da fonti legittime come Amazon, Google Play e Netflix, per citarne alcune, sfavorendo coloro che non rispettano il Digital Millennium Copyright Act (DMCA)

Google Pidgeon rafforza l’importanza dei business locali

Google Pigeon è una novità introdotta da Google nel 2014 volta esclusivamente a migliorare l’user experience a livello locale. 
Questa innovazione permette, infatti, di ricercare automaticamente le località più vicine al punto in cui ci troviamo, evitando quindi di doverla specificare ogni volta manualmente. 
Per di più, una volta restituiti i risultati più vicini, Google Pigeon integra le informazioni riguardanti la distanza e il tragitto da percorrere operando in parallelo con Google Maps. 

Google Pigeon ha rappresentato un brusco risveglio per molti piccoli e medi imprenditori che, pur avendo fatto del passaparola a livello locale una colonna portante della loro strategia, hanno pagato la mancata ottimizzazione su Google a caro prezzo, trovandosi pesantemente retrocessi nei risultati SERP

Google Mobile update

L’update per i dispositivi mobili di Google, noto anche come “Mobilegeddon“, è un cambio di algoritmo che, a partire dal 21 aprile 2015, ha dato un boost significativo a tutti i siti mobile-friendly in termini di SERP.
Questo radicale cambiamento di paradigma ha dato luogo non solo a siti internet che si sono semplicemente adattati a mobile-friendly pur mantenendo la componente desktop, ma anche a siti che, consci della grandissima mole di traffico generata esclusivamente dai dispositivi mobile, si sono completamente reinventati, diventando unicamente fruibili da essi. 

Google Hawk

I cambi sperimentati da molti SEO Specialist a partire dal 22 Agosto 2017 sono stati significativi. In alcuni casi, molti contenuti che sembravano scomparsi dalle SERP di Google sono improvvisamente stati reindicizzati. 
Come mai?
La risposta si può rintracciare nell’algoritmo Google Hawk

Prima di Hawk, molti business venivano esclusi dalle SERP semplicemente perché, data la vicinanza geografica con altre aziende, venivano considerati come duplicati dallo stesso Google. Di conseguenza, l’esclusione avveniva principalmente perché Google temeva che si potesse creare un monopolio a favore di una sola attività.
L’algoritmo Hawk filtra i risultati organici locali, permettendo a business che si trovano in prossimità tra loro di essere differenziati e reputati come entità differenti.  

Google premia la velocità con il Mobile Speed Update

Nel 2017, i dispositivi mobile hanno ormai preso il sopravvento. Tuttavia, la User Experience non risulta essere, in molti casi, delle migliori. Perché? I motivi sono due:

  • La maggior parte dei siti non è ancora interamente responsive da mobile;
  • I siti fruibili da mobile peccano in velocità.

Riguardo alla prima componente, parte della ragione per questa mancanza deriva dal fatto che molti siti sono ancora in fase di adattamento o hanno semplicemente preferito l’opzione desktop, il ché è comprensibile, data la novità degli aggiornamenti.
Riguardo, invece, alla seconda ragione, Google decide di agire in prima persona, e lo fa attraverso il cosiddetto “Mobile Speed Update” introdotto nel 2018, aggiornamento con cui il gigante californiano decide di penalizzare i siti mobile-friendly più lenti che, di conseguenza, intaccano la fluenza interattiva dei consumatori. 
Con ciò, Google trasmette un messaggio già tramandato e rinforzato più volte nel corso della sua storia, ovvero: user experience above everything (l’user experience prima di tutto). 

Google BERT 

Google BERT (l’ultimo aggiornamento in ordine temporale, datato 2019) è un algoritmo che aiuta il motore di ricerca ad interpretare il linguaggio naturale dell’utente, comprendendo il contesto generale della richiesta e servendosi dell’aiuto di Transformer, ovvero un modello informatico che imita il funzionamento del cervello umano.  
L’algoritmo BERT permette allo stesso Google di semplificare notevolmente la comunicazione tra utente e sito, il quale recepirà in modo più chiaro le richieste ricevute e saprà di conseguenza formulare una risposta più idonea.

D’ora in poi, grazie a BERT sarà possibile (anzi, necessario) scrivere agli utenti e per gli utenti, abbandonando quel linguaggio macchinoso e tiepido tipico degli anni passati e facendo ricorso ad un modello di interazione più conversazionale anche nei contenuti scritti.
Google BERT si propone, difatti, come un vero e proprio intermediario tra scrittore e lettore, permettendo una comunicazione più fluente e incentrata su un tono più umano. 

Come funziona Google oggi?

Oggi, Google domina la nicchia dei motori di ricerca. 
Su Google è possibile effettuare ogni tipo di ricerca, da semplici immagini e articoli a video, o addirittura articoli da acquistare. 
Per di più, data la sua continua evoluzione, che deriva dalla voglia e intenzione di soddisfare appieno chi effettua ricerche al suo interno, Google risulta essere uno dei più affidabili motori di ricerca: proprio per questo, farlo scendere dal gradino più alto del podio negli anni a venire sarà un compito davvero difficile per chiunque gareggi nella sua stessa nicchia.

 

 

Conclusione sugli aggiornamenti di Google

I cambi di algoritmo succedutisi negli anni hanno portato Google ad essere la forza dominante che è oggi. 

Google, attraverso i mille aggiornamenti e cambi di rotta che hanno caratterizzato la sua storia all’interno del World Wide Web, ci insegna una lezione molto importante ed applicabile in ogni ambito: non importa la fetta di mercato che si occupa, non importa il background, e non importano nemmeno nicchia, talento o abilità: per far crescere qualsiasi azienda, le uniche due costanti devono essere un sincero approccio incentrato sul cliente finale ed una predisposizione alla flessibilità anche nei momenti meno opportuni.
Google si è trovato in una posizione di mercato predominante per gran parte della sua esistenza, eppure ciò non ha mai fermato l’azienda e il suo CEO Larry Page dal trovare nuovi modi per continuare a crescere e migliorare, in parte perché l’ambizione è un tratto tipico della sua cultura interna, in parte perché la domanda dei consumatori non intravede mai una vera e propria fase di stallo e perciò richiede continue rifiniture di algoritmo. 

Test SEO Specialist

 

Antonio Martina on Linkedin
Antonio Martina
Content Marketing Practitioner @ Digital Coach