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Avviare un e-commerce

Oggi per intraprendere un’attività commerciale, qualunque sia il settore merceologico di riferimento, bisogna riflettere attentamente sulla possibilità di avviare un e-commerce e verificarne le opportunità di crescita.

Quando si parla di e-commerce ci si riferisce a tutte quelle attività commerciali e transazioni effettuate per via elettronica: dalla commercializzazione di beni e servizi, alla distribuzione online di contenuti digitali e qualsiasi altra operazione che abbia ad oggetto la transazione di un bene materiale o immateriale.

 

Negli ultimi anni gli acquisti e-commerce hanno avuto un trend in costante aumento ed è un fenomeno irreversibile, dato che l’online retailing permette al consumatore di semplificare il suo processo di acquisto. È sufficiente avere con sé un device, smartphone o computer, per procedere alla transazione del prodotto/servizio desiderato e pagare tramite bonifico o contrassegno.

Gli e-commerce presentano delle caratteristiche specifiche:

  • Intermediazione: vi è un intermediario fra due soggetti per finalizzare un’azione;
  • Disintermediazione: assenza di un intermediario;
  • Dematerializzazione: assenza di un negozio fisico;

E-bay, ad esempio, consente l’intermediazione dell’attività di compravendita di oggetti: c’è chi offre un prodotto e chi lo acquista.
Twitter permette, invece, la disintermediazione dell’informazione: per apprendere qualsiasi notizia è sufficiente una ricerca per hashtag.

La dematerializzazione, invece, è un tratto comune a tutti gli online retailing e consente di intraprendere un’attività commerciale, che non necessita di una sede fisica o un magazzino.

 

E-commerce: i primi passi da compiere

Da questa premessa, avviare un e-commerce potrebbe apparire come qualcosa di semplice. In realtà non è così: l’apertura di un’attività online comporta gli stessi impegni di un negozio fisico.
Innanzi tutto l’avvio di un negozio digitale non coincide con una startup e, per questo motivo, non beneficia dei diritti di fiscalità agevolata e semplificazioni burocratiche.

Gli adempimenti burocratici ci sono e dipendono dalla tipologia di società che si accinge ad avviare un e-commerce:

  • Società da costituire ex novo;
  • Impresa già esistente, che decide di aprire un ramo aziendale nell’e-commerce;

Nel primo caso, le procedure fiscali ed amministrative da attuare sono diverse: dall’apertura della partita IVA alla Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), con indicazione del settore merceologico di riferimento e l’attestazione di possesso dei requisiti morali e professionali, da depositare presso lo Sportello unico per le attività produttive (Suap) del Comune fiscale di appartenenza; dall’iscrizione nel Registro delle imprese all’iscrizione all’Albo delle imprese Artigiane; dagli adempimenti di natura previdenziale (Inps) agli adempimenti di natura assicurativa (Inail).

Nel secondo caso, invece, è sufficiente comunicare alla Camera di commercio l’apertura del nuovo ramo aziendale di e-commerce e presentare la Scia.

Un obbligo comune ad entrambe le tipologie d’impresa è la richiesta all’Agenzia delle entrate dell’attribuzione del codice Atecofin 47.91.10, che identifica il “Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotti effettuato via internet” . Va, inoltre, specificato nella stessa modulistica l’Internet service provider (Isp) di riferimento, un indirizzo di posta elettronica, i recapiti telefonici e l’URL del sito web dedicato alla vendita online. Lo si può classificare come proprio (spazio web di proprietà) oppure ospitante (la vendita avviene su marketplace come Amazon)

Infine, per gli e-commerce la cui vendita è rivolta ad altri Paesi dell’Unione europea, scatta l’obbligo di iscrizione alla Vat information exchange system (Vies). Tale richiesta di iscrizione può avvenire contestualmente alla domanda di attribuzione della partita IVA, indicando un ammontare ipotetico del volume d’affari nel mercato intracomunitario.

 

I costi di un negozio online

Avviare un e-commerce richiede delle conoscenze basilari di digital marketing, competenze web e una preparazione generale sulla fiscalità italiana. Tutto questo, però, non è sufficiente perché le due risorse più importanti sono tempo e denaro.

L’apertura di un negozio online prevede diverse tipologie di costi:

 

  • Realizzazione sito e dominio: per aprire un e-commerce è necessario creare uno spazio web in cui vendere i prodotti. Si tratta di un’attività commissionabile ad un’agenzia web o che è possibile gestire da soli, se si è esperti programmatori. In alternativa, ci si può affidare a degli appositi software che in pochi e semplici passi realizzano portali per gli online retailing. Questa operazione di costruzione del negozio online può avere un costo che oscilla da pochi euro a 600-700 euro. Realizzato il sito, bisogna acquistare il dominio e lo spazio hosting, i cui costi annuali variano da 30 a 70 euro;

 

 

 

  • Costi iniziali per aprire un negozio online: oltre alle spese strettamente connesse con la realizzazione del negozio digitale, bisogna tenere in considerazione il pagamento del diritto camerale annuale e le spese per l’apertura della Partita Iva. Quest’ultimo costo, tuttavia, può ridursi a zero, avviando la procedura telematica messa a disposizione dall’istituto della Comunicazione Unica del Registro delle Imprese, che provvederà a suddividere la comunicazione tra i vari enti coinvolti;

 

  • Costi fissi di un negozio online: tra i vari pagamenti vi rientrano anche le tasse e la dichiarazione dei redditi, nonché il versamento dei contributi previdenziali INPS, che si distinguono in base all’aliquota della gestione separata per i professionisti. Sono da considerare anche i costi fissi per il commercialista, il rinnovo dominio e hosting, per un totale di circa 5.000 euro annui su un reddito che si aggira intorno ai 10.000 euro. Bisogna, però, rientrare nella categoria del regime forfetario;

 

  • Costi per la promozione del negozio online: avviare un e-commerce non è sufficiente per far funzionare un’attività. È indispensabile darle visibilità e prevedere i costi legati alla promozione. Basti pensare alle campagne pubblicitarie realizzate su Google Adwords, Facebook Adv o, ancora, ai comparatori di prezzi, ai marketplace come eBay e Amazon ecc. Ovviamente, si tratta di spese non obbligatorie per aprire un negozio online, ma che sono necessarie per dare una spinta al proprio e-commerce.

 

E-commerce e normative di riferimento

L’attività di commercio elettronico, basandosi su transazioni commerciali virtuali che richiedono il rilascio di dati personali, è soggetta sia a normative relative ai consumi e all’acquisto di beni, sia a normative inerenti al trattamento dei dati trasmessi sul web.

Tale regolamentazione cambia in funzione del destinatario della vendita: se il rapporto tra venditore e acquirente dovesse riferirsi al mercato B2B, sarà regolato dalle norme del Codice civile; se, invece, dovesse rientrare nella categoria del mercato B2C, quindi la classica relazione tra il venditore e il consumatore finale, vigerà la disciplina del Codice del consumo.

Innanzi tutto la normativa (decreto legislativo n.70 del 9 aprile 2003), recependo la direttiva europea 2000/31/CE, ha stabilito che è possibile avviare un e-commerce senza autorizzazioni preventive. Bisogna, però, tenere in considerazione i requisiti professionali necessari per lo svolgimento di attività specifiche, come nel Trading Online e nel settore bancario.

La vendita online, infatti, può essere sia di tipo professionale sia di tipo occasionale. Questo secondo caso, coincide con un’attività commerciale non effettuata con regolarità ma occasionalmente, che non necessita della realizzazione di un sito e-commerce dedicato e della pubblicazione di un catalogo.

 

E-commerce e aggiornamenti del Codice del Consumo

La normativa, tramite il decreto legislativo n.21 del 21 febbraio 2014 e accogliendo la direttiva europea 2011/83/UE, ha apportato delle modifiche rilevanti al Codice del consumo (Decreto legislativo n.206 del 6 settembre 2005).

Si tratta di un testo molto complesso per il settore e-commerce, anche per le costanti modifiche ed integrazioni apportate al suo interno negli ultimi anni. L’aggiornamento delle regole è stato eseguito con l’obiettivo di offrire maggiori tutele al consumatore finale. Pertanto, per avviare un e-commerce è necessario attenzionare anche tali rettifiche:

Diritto di recesso e diritto di ripensamento: il primo modificato da 10 a 14 giorni dalla ricezione della merce; il secondo, invece, offre al consumatore la possibilità di restituire il bene acquistato anche se in parte deteriorato;

Diritti del consumatore
: per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna della merce ne sarà responsabile il venditore, che dovrà riportare il prodotto al suo stato iniziale attraverso la riparazione o la sostituzione; dovrà rispondere della riduzione adeguata del prezzo; della risoluzione contrattuale se la riparazione, la sostituzione o la scontistica non fossero possibili;

  • La vendita telefonica: le vendite incassate telefonicamente devono trovare una conferma in forma cartacea o via e-mail da parte del consumatore finale. Non è sufficiente il consenso telefonico;
  • La trasparenza delle spese: il venditore ha degli obblighi informativi tassativi nei confronti del consumatore, anche sulla consegna dei beni, sulle spese di spedizione e sugli eventuali costi di restituzione. Inoltre, il venditore non potrà imporre al suo acquirente costi superiori per le transazioni avvenute con carta di credito o bancomat;

 

 

E-commerce, GDPR e risoluzione online delle controversie

Dal 25 maggio 2018 ogni impresa digitale che decide (o ha già deciso) di avviare un e-commerce, o più in generale un’attività online, è soggetta all’applicazione del General data protection regulation (Gdpr), ossia la normativa che disciplina la legislazione europea in materia di privacy e protezione dei dati personali. È un regolamento che, già in questi mesi, ha impattato su tutte le tipologie di aziende e non soltanto gli e-commerce. La normativa impone l’obbligo per l’azienda di proteggere i dati personali e di garantire ai clienti l’esercizio dei propri diritti di tutela.

 

 

 

Il Regolamento europeo n.524 del 2013 ha introdotto un sistema di risoluzione online delle controversie, nazionali e internazionali, che riguardano tutti i contratti di vendita stipulati tra venditori professionisti e consumatori. L’e-commerce ha l’obbligo di darne massima visibilità, citando il regolamento all’interno delle condizioni di vendita.

Infine, grazie all’approvazione di un regolamento europeo terminerà il geoblocking nell’Unione europea. Da dicembre 2018, infatti, sarà possibile acquistare online presso siti stranieri usufruendo delle stesse tutele, condizioni e garanzie del proprio Paese.

 

E-commerce e le possibili prospettive

Innanzi tutto, la difficoltà principale nell’avviare un e-commerce sta nel selezionare una proposta di business capace di soddisfare una fetta di mercato. Ciò significa sapersi proporre all’interno di una “nicchia” che non sia ancora presidiata da altri competitor.

In questo modo, sarà più semplice far conoscere il proprio negozio on-line ai potenziali clienti e farlo crescere. Gli online retailing, infatti, aumentano ad un ritmo sostenuto. Per qualsiasi settore merceologico è possibile trovare numerosi e-commerce e quindi un’elevata concorrenza. Tuttavia, all’interno di ogni settore esistono ancora delle “oasi incontaminate” o poco popolate.

Una volta identificata l’idea vincente, sarà possibile affrontare altre valutazioni utili per avviare un e-commerce:

  • Aprire un sito e-commerce economico
  • Avviare un negozio online senza Partita Iva
  • Lanciare un e-commerce senza magazzino
  • Aprire un negozio online franchising

 

Aprire un sito e-commerce economico

Chi intende avviare un e-commerce senza dover spendere un budget elevato per la sua realizzazione, può affidarsi a dei CMS open source.

Prestashop, ad esempio, è un noto content management system per la creazione di e-commerce ed, essendo un progetto open source, è scaricabile e installabile gratuitamente.

Ciò, però, non vuol dire che costruire un e-commerce con PrestaShop sia gratis. Essendo un CMS hosted, è necessario acquistare un dominio e un piano di hosting. Inoltre, risulta difficile stabilire il budget ideale per qualsiasi e-commerce, perché per ogni soluzione corrisponde un certo ammontare di spesa. Principalmente, chi vuole avviare un e-commerce con Prestashop ha due alternative:

  • Sostenere i costi per realizzare un e-commerce fai da te: in questo caso, l’unico costo da affrontare sarà l’acquisto di un piano presso un servizio di hosting. I relativi prezzi mensili possono variare dai 3-4 euro ad oltre 20 euro; la spesa cambia, inoltre, in funzione delle risorse hardware offerte dal server (spazio dedicato, banda garantita e così via);

 

  • Investire per la realizzazione di un e-commerce professionale: per un e-commerce professionale gestito da esperti, bisogna rivolgersi ad una Web Agency. La spesa può oscillare dai 5.000 euro ai 10.000 euro, a seconda dei servizi richiesti. L’installazione e la configurazione del CMS – da sole – hanno un costo di circa 2.000 euro. Per l’installazione di software ed estensioni extra sono necessari altri 1.000 euro; dai 2.000 euro in sù per la realizzazione di template grafici professionali;
     

 

Avviare un negozio online senza Partita Iva

Avviare un e-commerce senza disporre di una partita IVA, purtroppo, non è possibile.

La gestione di un negozio online renderebbe l’attività fissa e non più occasionale; inoltre, la legge italiana sul tema del commercio elettronico vieta la vendita su un sito che non indica le note legali. Allora ci si potrebbe domandare: è ammissibile la vendita da una pagina Facebook? La risposta, anche in questo caso, è negativa poiché non è concessa la compravendita diretta. E’ possibile, però, sfruttare “il social blu” per far conoscere al pubblico le proprie opere di artigianato, purché non vengano esposti i prezzi.

Dunque, per vendere oggetti senza partita IVA, sia che si tratti di uno spazio virtuale o di un luogo fisico, è necessario che l’attività sia occasionale.

La vendita occasionale è quell’attività in cui il reddito netto non supera i 5.000 euro annui e i 30 giorni lavorativi. E’ evidente, tuttavia, che per il fisco capire quanti giorni lavorativi vengano impiegati per la propria attività è quasi impossibile. Ci sono, infatti delle sentenze in cui la cassazione ha espresso un giudizio molto chiaro: per poter vendere senza partita IVA fa fede il volume d’affari e non la quantità di tempo investita per il proprio esercizio.

A tal fine, bisognerà dimostrare di:

  • Avere una dimensione d’affari inferiore ai 5.000 euro netti annui;
  • Il lavoro non deve prevedere attrezzature che lascino ipotizzare una produzione regolare;
  • Non si possono avere collaboratori o lavoratori subordinati;

Con la vendita di oggetti online, inoltre, si è tenuti a rilasciare una ricevuta all’acquirente, indicando il prezzo dell’oggetto e la data di vendita. Per chi intende aprire un’attività di vendita occasionale in internet senza partita IVA, queste ricevute serviranno al momento della dichiarazione dei redditi.

Un’ultima alternativa è la vendita attraverso i cosiddetti marketplace. Anche le piattaforme social come Facebook ne possiedono uno.
In questo modo, è possibile sfruttare un servizio di terze parti per aprire un negozio online senza Partita Iva e da privato.
Ciò che è importante è rispettare il requisito della vendita occasionale sul web e le altre due condizioni. L’unica spesa da considerare sarà la commissione per ogni transazione eseguita, che generalmente si aggira intorno al 3,5% dell’importo dell’oggetto venduto.

 

Lanciare un e-commerce senza magazzino

Chi vuole avviare un e-commerce senza magazzino, intende evitare la gestione della parte logistica connessa all’attività di compravendita. Si tratta di un business in dropshipping, ovvero una forma di commercio elettronico in cui un venditore sfrutta il proprio negozio online per offrire i prodotti di aziende terze.

 

I vantaggi connessi a questa tipologia di e-commerce sono:

  • Nessun magazzino: il fornitore gestisce la parte logistica;
  • Nessuna spedizione: imballaggio e spedizioni sono organizzati dal fornitore;
  • Bassi costi di startup: i costi iniziali da considerare sono esclusivamente connessi all’apertura di un e-commerce, non dovendo acquistare i prodotti;

Nonostante possa apparire semplice, aprire un negozio online senza magazzino può presentare alcune difficoltà:

  • Scegliere la piattaforma: trovare la giusta piattaforma per avviare un e-commerce, quella che sia più facile da usare e che non richieda competenze informatiche, è un’attività time consuming;

 

  • Trovare fornitori: chi, ad esempio, sceglie di vendere i prodotti di Aliexpress dovrà contattare i diversi commercianti presenti sulla piattaforma e proporgli un business in dropshipping. Inoltre, è essenziale che il fornitore sia affidabile, dato che l’attività di customer care spetta al venditore. Per qualsiasi problema del cliente, infatti, sarà lui a doverne rispondere;

 

  • Gestire le attività quotidiane: si tratta di dover organizzare e mantenere il sito, quindi, caricare i prodotti, realizzare i contenuti descrittivi, caricare immagini e prezzi per preparare le schede prodotto. Infine, bisognerà scaricare il file degli ordini con i relativi dati dei clienti ed inviarlo al fornitore;

 

  • Pubblicizzare il tuo store: identificare la giusta strategia di marketing per dare visibilità al proprio store;

 

Aprire un negozio online franchising

Nel 2017, la diffusione degli acquisti online nel nostro Paese ha raggiunto quasi il 90 per cento e tre aziende su quattro possono vendere i loro prodotti attraverso gli store digitali. Sono numeri che dimostrano come avviare un e-commerce in franchising possa costituire un’ottima opportunità.
Per aprire un negozio online franchising è necessario seguire un iter diverso rispetto a quello che si intraprende per un tradizionale store fisico di franchising. Entrambi gli ambiti necessitano di un’idea, presumibilmente di successo, sugli ambiti e sulla categoria merceologica da commercializzare.

Restano sempre valide le regole per la stesura del contratto di settore, così come i principi sul rapporto tra i ruoli: affiliante (azienda o produttore di beni e servizi) e affiliato (ditta individuale o gruppo di imprenditori).

Anche per ciò che concerne i vincoli, restano immutate le voci sui costi a carico dell’affiliato, sulle royalty che quest’ultimo dovrà corrispondere all’affiliate, sui prezzi dei prodotti stabiliti dai listini dei beni e dei servizi; così come rimangono invariate le voci sulle spese di gestione e di registrazione del contratto, sulla regolamentazione delle visite e dei controlli periodici effettuati dall’affiliante presso il punto vendita. Rimangono inalterati anche gli aspetti riguardanti la durata della concessione e la definizione delle regole su eventuali variazioni contrattuali.

Chi decide di aprire un negozio online franchising deve, inoltre, considerare le due tipologie alternative di franchising: franchising di distribuzione, in cui l’azienda che concede il diritto di commercializzazione ha anche la funzione di centrale per l’acquisto di beni e prodotti; franchising di produzione, dove l’azienda produttrice ha anche la funzione di distribuzione, sfruttando la rete di affiliati.

 

Realizzare un e-commerce di successo

Avviare e commerce di successo, oltre ai diversi adempimenti burocratici necessari per qualsiasi attività online, comporta una grande fatica per realizzare una buona strategia. Per riuscire a competere con i migliori siti e-commerce di successo, non è sufficiente avere una proposta innovativa e vincente.

Bisogna necessariamente affiancargli delle ottime strategie di digital marketing:

  • Aumentare il traffico dell’e-commerce per incrementare le vendite;
  • Migliorare il Customer Journey;
  • Creare un engagement dell’e-commerce;
  • Fidelizzare il consumatore;

 

Aumentare il traffico dell’e-commerce per incrementare le vendite

Per definire un e commerce ottimale da un punto di vista delle prestazioni, è necessario che sia in grado di raggiungere il maggior numero possibile di persone: più alto sarà il traffico, maggiori saranno le probabilità di aumentare le vendite e quindi il fatturato.

È utile focalizzare l’attenzione su alcuni elementi che potrebbero incrementare la visibilità di un negozio online:

  • Testi originali ed ottimizzati per la SEO dei prodotti: è importante fornire una descrizione che sia coerente con il Search Intent dell’utente e che, al tempo stesso, sia in grado di fornire gli elementi per essere indicizzata al meglio dai motori di ricerca;

 

  • Un e-commerce mobile friendly: l’utilizzo dei dispositivi mobile aumenta sempre più rispetto all’uso dei PC. In più, smartphone e tablet consentono una fruibilità della rete in molti contesti e situazioni. Quindi, è fondamentale per un’ottima user experience realizzare un e-commerce che sia prima di tutto ottimizzato per mobile;

 

  • Ottimizzazione degli investimenti in pubblicità: è utile estendere gli A/B test per migliorare le proprie inserzioni: oltre ad AdWords bisogna sperimentare l’advertising sulle piattaforme social. Facebook Ads, ad esempio, consente delle opzioni di targeting e retargeting molto dettagliate ed permette di pubblicizzare l’e-commerce anche su Instagram.

 

 

Migliorare il Customer Journey

Per avviare un e-commerce di successo è essenziale curare la qualità del Customer Journey, ovvero il viaggio che l’utente compie durante l’intero processo di acquisto: oltre alla fase finale della transazione, bisogna tener conto dell’esperienza e dei relativi touchpoint che hanno portato alla vendita.

Sono diversi i fattori che possono influire sulla customer experience, sulla soddisfazione della clientela e sull’aumento delle conversioni:

  • Velocità dell’e-commerce: è necessario controllare le performance del proprio sito: se troppo lento, l’utente potrebbe abbandonarlo prima di arrivare al carrello. Inoltre, eliminare i passaggi superflui può migliorare il processo di vendita;

 

  • User experience: definire un percorso chiaro, con tasti grandi e ben in evidenza, e delle call to action “parlanti”, consente di ottimizzare l’usabilità della piattaforma. Risulta essenziale effettuare degli A/b test, per trovare le soluzioni più adatte e le Heat Map, per capire dove gli utenti focalizzano la loro attenzione;

 

  • Comprensione del target: le ricerche di mercato e l’analisi dei dati dell’e-commerce forniscono informazioni utili sulle caratteristiche e abitudini delle persone interessate. È utile distinguere i diversi target attraverso dei Customer Journey differenti e, di conseguenza, realizzare delle landing page ad hoc per ciascuno;

 

  • Migliorare la qualità delle vendite: per realizzare un e-commerce di successo, non è sufficiente aumentare la quantità di prodotti venduti. Bisogna far aumentare la spesa media per utente: proporre un upsell, una versione del prodotto più costosa, ma allo stesso tempo più completa; oppure suggerire un cross-selling, cioè l’acquisto di prodotti analoghi.

 

Creare un engagement dell’e-commerce 

L’utente che fa shopping online non è molto diverso dal consumatore tradizionale: entrambi ricercano un’esperienza d’acquisto coinvolgente e, soprattutto, un acquisto sicuro.

Costruire la propria reputazione è un passo determinante per avviare e commerce di successo. Pertanto, bisogna conquistare la fiducia dei propri clienti attraverso: la pubblicizzazione delle garanzie dei prodotti e delle schede tecniche; l’utilizzo di metodi di pagamento certificati; l’interazione con gli utenti.

Quest’ultimo punto, in particolare, impone un certo “modus operandi”:

  • Far parlare della propria attività: incoraggiare gli utenti a lasciare un feedback sul processo d’acquisto e a recensire i prodotti, mettendo in risalto quello che gli acquirenti dicono;

 

  • Presenza sui social: un aspetto fondamentale per ottenere fiducia e creare un rapporto più umano con le buyer persona. I social media, infatti, oltre ad essere un efficace strumento di promozione, consentono di creare un dialogo tra l’utente e il venditore;

 

  • Coinvolgere il proprio pubblico: creare dei contest con piccoli premi e offrire dei tutorial ingaggianti sull’utilizzo dei propri prodotti;
     

Fidelizzare il consumatore

Conquistare la fiducia di un nuovo cliente, superando le barriere all’acquisto, risulta essere molto più arduo che convincere un acquirente a rivisitare il proprio e-commerce.
Riuscire a fidelizzare la clientela, puntando a vendere anche a chi visita lo store in un secondo momento, è una strategia ottimale per realizzare un sito e-commerce di successo.

Pertanto, è fondamentale eseguire alcune azioni:

  • Aggiungere una Exit Lightbox al proprio e-commerce: una finestra che appare all’utente quando sta per chiudere il sito, per chiedere di registrarsi alla mailing list e ricevere informazioni e promozioni;

 

  • Migliorare il retargeting: grazie ai cookies che “ricordano”  le azioni online dei propri acquirenti, è possibile applicare un retargeting degli annunci alle persone che hanno mostrato degli interessi per quella categoria di prodotti e che, quindi, risultano più adatti per una conversione;

 

  • Personalizzare la mailing list: organizzare la comunicazione via email in base alle abitudini d’acquisto dei consumatori. Si possono inoltrare delle mail che propongono dei prodotti simili a quelli inseriti nelle wishlist; oppure che ricordino ai clienti di aver abbandonato il carrello, offrendogli una promozione che li spinga a completare l’acquisto;

 

  • Assistenza post vendita: un tassello importante per fidelizzare il cliente che, grazie al supporto post vendita per la risoluzione di eventuali problemi, ricorderà quell’esperienza d’acquisto in maniera positiva;

 

Conclusioni 

Dunque, avviare un e-commerce non è di certo qualcosa di semplice, perché bisogna focalizzare l’attenzione su diversi aspetti: burocratici, amministrativi e strategici.
Qualora desiderassi approfondire le tematiche che ruotano attorno all’e-commerce, potresti seguire i corsi tenuti in Digital Coach, in modo da avere un quadro ancora più completo del mondo e-commerce.

Qui di seguito, puoi accedere alle relative pagine:
Corso E-commerce Strategies
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